Scuole aperte in estate?

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [5ZFHSGAZ] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [PB5EKL9F] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [ZMLMZE5N] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Tre mesi di vacanza sono troppi, dice il Ministro del Lavoro Poletti. La rete si ribella. Ma se si trattasse di distribuire con più criterio le pause, le attività, e, infine, di pagare meglio gli insegnanti? Di Cristina Lerede.

Secchiello

Hanno suscitato molto scalpore le dichiarazioni del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sulle vacanze troppo lunghe degli alunni italiani. Il Ministro si riferiva in particolare al periodo troppo lungo di inattività degli studenti delle scuole secondarie superiori; soprattutto attraverso la rete web molti insegnanti hanno espresso la loro rabbia verso una presa di posizione che non tiene conto dell'impegno complessivo dei docenti.

La questione merita di essere affrontata con una certa distanza e "laicità". Sulla carta i docenti italiani sembrerebbero godere di una serie di "privilegi" preclusi ad altre categorie di lavoratori pubblici (orario di servizio ridotto, lunghe vacanze estive ecc.). In realtà se si analizza con obiettività come si articola il lavoro quotidiano del docente si scopre che l'impegno richiesto è molto più ampio di quello che l'opinione pubblica immagina. Infatti un insegnante "normale", tra riunioni collegiali, rapporti con le famiglie, preparazione delle lezioni, correzioni dei compiti, attività di progettazione e valutazione ecc., è impegnato per oltre 30 ore settimanali (e il dato è del tutto approssimato per difetto), ossia un impegno non lontano da quello dei docenti del resto d'Europa.

In Italia però la retribuzione degli insegnanti è mediamente inferiore del 25-30% rispetto ai colleghi degli altri Paesi europei più avanzati. Quando si grida ai privilegi dei docenti italiani occorre considerare questi aspetti e ricordarsi che se si vuole chiedere di più al corpo docente forse bisogna cominciare a dare di più e in modo significativo.

Solo se si soddisfa questa esigenza si può considerare con attenzione la proposta del Ministro Poletti che non appare poi così campata in aria e potrebbe anzi costituire una buona occasione per sviluppare determinate competenze in forma diversa rispetto all'istruzione scolastica formalizzata. Il ministro stesso ha indicato nelle attività di alternanza scuola-lavoro un ambito intorno al quale potrebbero essere impegnati i ragazzi delle scuole superiori. E per quanto riguarda la scuola primaria? Molteplici attività potrebbero essere condotte con bambini di questo grado scolastico e con una impronta fortemente sociale, solidaristica e ambientalistica.

Pensiamo in particolare a tutte quelle attività che mirano a preservare e prendersi cura dell'ambiente circostante (pulire sentieri di campagna, tenere in ordine i parchi, le spiagge, le rive dei fiumi e dei ruscelli e altre attività di questo tipo); ma anche dedicarsi alla realizzazione di progetti a forte impatto sociale (curare i rapporti con gli anziani del quartiere, allestire spettacoli per i degenti in ospedale e altre proposte legate alle singole realtà territoriali).

È ovvio che ciò presuppone che vengano chiarite le competenze dei vari soggetti istituzionali; tutto sommato chiedere ad ogni insegnante di dedicare due settimane dell'estate per attività di questo tipo non è la fine del mondo, però le scuole devono essere aperte ed agibili, e dunque deve esservi una forte sinergia con le Amministrazioni comunali. Sappiamo che la proposta farà storcere il naso a molti docenti che solleveranno una serie di obiezioni di carattere organizzativo e gestionale (obiezioni probabilmente motivate); ma le difficoltà dovrebbero costituire uno stimolo a trovare soluzioni adeguate, non a rifiutare aprioristicamente la proposta. A scanso di equivoci ripetiamo che però deve essere prima valorizzato adeguatamente il profilo professionale dei docenti, anche sul piano retributivo.

Cristina Lerede

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola