La scuola nel programma del nuovo Governo

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 Nel “Contratto per il Governo del Cambiamento” indicazioni su formazione, chiamata diretta, e revisioni della Buona Scuola. Ma per adesso sono dichiarazioni di intenti. 

Mario Maviglia

bussetti fedeli

Il  passaggio di consegne fra la Ministra uscente Valeria Fedeli e il neo Ministro Marco Bussetti (foto Miur Social).

Cosa prevede il Programma del nuovo Governo sulla scuola?
Nel “Contratto per il Governo del Cambiamento” viene dedicato uno spazio specifico alla scuola, anche se all’interno del documento vi sono altri riferimenti riguardanti i servizi per l’infanzia. Ad esempio si parla di introdurre agevolazioni alle famiglie per “rimborsi per asili nido e baby sitter”. Sempre in tema di asili nido si afferma la necessità di rinforzare il welfare familiare sostenendo i “servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane”. Questa limitazione alle famiglie italiane – se applicata in questi termini – potrebbe andare incontro a un giudizio di incostituzionalità come è già successo per una legge della Regione Veneto in materia.

Per quanto riguarda invece la scuola, il “Contratto” afferma che la scuola “deve tornare al centro del nostro sistema Paese” e che “la buona qualità dell’insegnamento, fin dai primi anni, rappresenta una condizione indispensabile per la corretta formazione dei nostri ragazzi”. Ecco perché si intende investire sugli insegnanti, anche rivedendo quelle riforme (come la “Buona Scuola”) che si sono mostrate “insufficienti e spesso inadeguate”. Il “Contratto” prevede a tal proposito un cambio di rotta intervenendo in particolare sulle “classi pollaio”, l’edilizia scolastica, le graduatorie e i titoli per l’insegnamento. Il documento sembra inoltre voler superare l’annosa questione dei diplomati magistrali (con tutto il carico di contenzioso accumulato in questi anni) e, in generale, il problema del precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria.
A questo proposito è prevista una revisione del sistema di reclutamento dei docenti “per garantire da un lato il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto ad un cronico precariato e dall’altro un efficace sistema di formazione”, anche se non vengono specificate le caratteristiche di questo nuovo sistema. Si accenna però ad un “legame dei docenti con il loro territorio” per affrontare all’origine il problema dei trasferimenti che non consentono un’adeguata continuità didattica. La formulazione di questa proposta appare ancora generica per cogliere appieno la sua portata e si tratterà di vedere come verrà declinata nelle specifiche proposte di legge. Già da adesso è comunque prevista una permanenza triennale sulla sede di servizio, a meno che non si voglia introdurre il criterio della regionalizzazione dei ruoli con impossibilità di mobilità da una regione all’altra. Staremo a vedere.

Chiamata diretta e sostegno 

Appare invece esplicita la volontà di superare la cosiddetta “chiamata diretta” dei docenti da parte del dirigente scolastico, considerata uno strumento “tanto inutile quanto dannoso”.
Un’altra novità riguarda la garanzia della continuità dello stesso insegnante per l’intero ciclo per assicurare l’inclusione degli alunni che presentano disabilità più o meno gravi. Se ci si riferisce agli insegnanti di sostegno, questa innovazione dovrà però fare i conti con il fatto che in alcune province il 40% circa dei posti di sostegno è coperto da docenti non di ruolo e senza titolo di specializzazione e dunque con un livello di precarizzazione molto alto.

Formazione continua

Viene richiamata la necessità di garantire ai docenti una formazione continua in modo che presentino adeguate competenze nella gestione dei processi educativi e formativi specifici e nella gestione degli alunni con disabilità e difficoltà di apprendimento.
Un altro aspetto della Buona Scuola che si vuole rivedere riguarda le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro negli istituti superiori in quanto “quello che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento”.

Rilevanza alla motoria 

Infine viene data una certa rilevanza alla pratica motoria, fin dalla scuola primaria, “assicurando la presenza di insegnanti specializzati nella pratica sportiva ed aumentando, contestualmente, il monte ore da dedicare a questa disciplina”. Addirittura viene previsto l’inserimento del laureato in scienze motorie nell’organico di ruolo della scuola primaria. Forse questo può spiegare, almeno in parte, la scelta un Ministro dell’Istruzione con una laurea in scienze motorie.
Correlativamente si intende investire in prevenzione sanitaria attraverso il sostegno all’attività sportiva e progettualità territoriali, anche con visite mediche sportive gratuite nella scuola primaria.

Progetti o dichiarazioni di intenti? 

Come si è visto, molte delle proposte contenute nel “Contratto” si caratterizzano come delle dichiarazioni di intenti più che dei progetti operativi. Per poter condurre un’analisi più approfondita e, soprattutto, per comprendere appieno l’impatto che queste dichiarazioni avranno sul sistema scolastico nel suo complesso occorrerà attendere la loro traduzione normativa. A quel punto si potrà meglio valutare, ad esempio, la distanza che il nuovo esecutivo intende porre rispetto alle riforme finora avviate e in modo particolare rispetto alla Buona Scuola.

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