Educazione al patrimonio: tanti siti storici e poche visite

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Educazione al patrimonio: tanti siti storici e poche visite

Secondo l'Istat in Italia si trova il 75% circa dei beni artistici esistenti al mondo ma li visitiamo poco. Che cosa può fare la scuola? Di Mario Maviglia

istat rapporto conoscenza 2018

È noto che la disponibilità e accessibilità del patrimonio culturale rappresenta un importante fattore per l’arricchimento della personalità e l’incremento delle conoscenze. Sfogliando il Rapporto sulla Conoscenza 2018 dell’ISTAT si scoprono notizie interessanti. Ad esempio si viene a conoscenza che nei Paesi scandinavi oltre l’80% degli adulti si è recato almeno una volta nel corso dell’anno a visitare un sito di interesse storico e culturale, mentre in Italia vi si è recata una quota inferiore al 30%. Questo dato è oltremodo interessante in quanto in Italia si trova il 75% circa dei beni artistici esistenti al mondo; in particolare nel nostro Paese sono aperti quasi 5.000 tra musei, monumenti e siti archeologici. Non manca quindi la “materia prima” da visitare e conoscere, eppure gli italiani hanno ancora poca consuetudine a frequentare questi luoghi rispetto ad altri Paesi meno ricchi per quanto concerne il patrimonio artistico e culturale.

Il ruolo della scuola e le colpe della burocrazia

C’è da chiedersi se una qualche responsabilità non sia da addebitare anche alla scuola rispetto a questo disamore degli italiani verso i beni culturali. In effetti l’esperienza scolastica può essere l’occasione per tanti bambini, ragazzi e giovani di avvicinarsi al patrimonio artistico e culturale e di conoscerlo e apprezzarlo, oltre che di considerarlo come un mondo da frequentare lungo tutto il corso della vita. Molti ragazzi probabilmente in famiglia non hanno l’opportunità di accostarsi a questo mondo, per tanti e svariati motivi; la scuola potrebbe sotto questo profilo funzionare da stimolo e incentivo, attraverso adeguati percorsi di conoscenza e di coinvolgimento degli alunni.
A parziale discolpa della scuola, va detto che oggi organizzare una visita d’istruzione richiede una procedura autorizzativa e burocratica talmente bizantina da scoraggiare anche i docenti più motivati, per non parlare delle connesse responsabilità relative alla vigilanza. Certo, si può obiettare che la conoscenza del patrimonio artistico prescinde da una visita diretta ai siti storici e culturali in quanto il tutto può essere realizzato in classe con gli ordinari strumenti di mediazione didattica in dotazione alle scuole (libri, albi illustrati, video, rete web ecc.), ma è sempre incombente il rischio di “scolasticizzare” oltremodo questi momenti rendendoli poco attrattivi agli occhi degli alunni. La visita d’istruzione è un modo diverso di fare scuola, e se adeguatamente preparata può offrire molti stimoli per rendere più consapevoli gli allievi di ciò che li circonda.

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