Chiamata diretta, per competenze, per esclusione…

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Stop all'applicazione della cosiddetta chiamata diretta: accordo tra Miur e sindacati. Di Mario Maviglia

we want you chiamata

Nei giorni scorsi il MIUR e le organizzazioni sldacali hanno sottoscritto un accordo che di fatto disapplica la cosiddetta “chiamata diretta” dei docenti da parte del dirigente scolastico (DS), introdotta dalla L. 107/2015. La norma (art. 1, comma 79) prevedeva che fosse il DS a proporre “gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all'ambito territoriale di riferimento … anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti medesimi”.

Il DS poteva effettuare le proprie scelte avendo cura di considerare il “curriculum, le esperienze e le competenze professionali” dei docenti che si candidavano a far parte dell’organico di quella determinata istituzione scolastica. Il dirigente inoltre poteva effettuare colloqui con gli interessati per acquisire maggiori elementi di conoscenza. La L. 107 in sostanza attribuiva al DS la responsabilità di scegliere i docenti che riteneva più adatti a realizzare al meglio quanto previsto dal PTOF della scuola, vincolando la proposta di incarico “in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa”. Un ulteriore vincolo era determinato dalla dichiarazione di assenza, da parte del docente interessato, “di cause di incompatibilità derivanti da rapporti di coniugio, parentela o affinità, entro il secondo grado, con i docenti stessi”.
Tutto ciò, ovviamente, quanto prevedeva la legge.

Potere "attenuato"

Ma già lo scorso anno, nell’ambito del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo riguardante il passaggio dall’ambito territoriale alla scuola per i docenti interessati alla mobilità per l’a.s. 2017-2018, il MIUR e le OO.SS. avevano attenuato il “potere” del DS in questa materia, attraverso un coinvolgimento attivo del collegio dei docenti, chiamato a deliberare sulla proposta del DS. In particolare al DS toccava individuare i requisiti da considerare ai fini dell’esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale (non più di 6 requisiti su un elenco di 18 elencati dal CCNI ed afferenti ai titoli posseduti e alle esperienze professionali svolte). Il collegio dei docenti doveva deliberare la proposta del DS secondo una tempistica definita a livello nazionale. I 18 requisiti (8 riguardanti i titoli, 10 riguardanti le esperienze professionali) erano ovviamente fissati a livello nazionale.

Procedura semplificata 

Nell’accordo fissato il 26 giugno scorso tra MIUR e sindacati. (FLC-CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA, GILDA-UNAMS) viene definita una procedura semplificata di passaggio dall’ambito territoriale alla scuola per il prossimo a.s. 2018-2019 in quanto “l’avvenuta pubblicazione degli esiti della mobilità del personale della scuola…, nonché la conclusione dei lavori dei Collegi dei docenti non consentono l’attivazione di quelle procedure di compartecipazione ed imparzialità nell’individuare requisiti professionali sulla base dei quali i Dirigenti scolastici possano procedere garantendo la pubblicazione di eventuali criteri oggettivi prima della mobilità a.s 2018-2019”.

Volontà politica

Le motivazioni contenute nell’accordo sembrano meramente di carattere organizzativo e temporali, ma non ci si lasci ingannare dal testo. In realtà, come afferma lo stesso Ministro al Sole24Ore in un’intervista del 25 giugno:

“l’eliminazione della chiamata diretta dei docenti era un preciso impegno di governo… E’ nostra intenzione superarla. Ce ne stiamo occupando concretamente”.

Dunque, l’intenzione di superare la chiamata diretta è una precisa volontà politica, anche se nell’accordo con le OO.SS. le motivazioni appaiono di tipo essenzialmente operativo.

Perplessità sull'accordo

Da un punto di vista giuridico vi sono non poche perplessità sulla bontà di un accordo tra le parti che va a modificare una legge dello Stato. A rigor di logica, per cambiare la chiamata diretta occorrerebbe adottare una norma di pari rango della L. 107. È pur vero che l’accordo sindacale è transitorio e valido per il solo a.s 2018-2019. Ma da un punto di visto giuridico le perplessità permangono.
Come noto, la chiamata diretta era una delle novità più ambiziose della L. 107 in quanto cercava di scardinare il vecchio sistema di nomina dei docenti sulle scuole basato su graduatorie, punteggi, distanze ecc. La chiamata diretta tentava di stabilire un rapporto più virtuoso e sostanziale tra le necessità delle singole istituzioni scolastiche (così come definite nel PTOF di ogni scuola) e le competenze dei docenti da collocare sulle scuole. In sostanza era un meccanismo per collegare virtuosamente la dinamica domanda-offerta responsabilizzando in modo più diretto la figura del DS.

Problemi nell'applicazione della norma

In realtà da subito sono emersi numerosi problemi nell’applicazione della norma, riassumibili nei seguenti punti:

  • I docenti che dall’ambito dovevano essere nominati sulle classi erano comunque docenti di ruolo e dunque una qualche sede doveva essere loro assegnata. Questo ha creato spesso un fenomeno abbastanza delicato per cui un docente “non scelto” da una scuola (per la non collimazione del suo curriculum con il PTOF della scuola) poteva comunque essere assegnato d’ufficio a quella scuola se non veniva scelto da alcuna altra scuola, con le inevitabili ripercussioni che questo poteva comportare sul piano relazionale e della percezione professionale dei diretti interessati.
  • I DS non sempre hanno utilizzato lo strumento della chiamata diretta in modo funzionale e saggio, confondendolo talvolta come uno strumento di esercizio di mero “potere” e di discrezionalità. Ciò anche in relazione al fatto che su questo specifico istituto (come pure su tutti gli altri previsti dalla Buona Scuola) non è stata condotta alcuna azione formativa nei confronti dei DS per approfondire la tematica in questione e per dare strumenti operativi e professionali adeguati a gestire la novità.
  • I tempi troppo ristretti per gestire l’intera operazione hanno di fatto vanificato gli aspetti positivi dell’innovazione trasformando l’istituto in questione in un ulteriore adempimento burocratico per i DS, costretti peraltro a chiudere le operazioni in situazioni temporali stressogene.

Applicazione difficile

Queste criticità hanno avuto un impatto negativo nell’applicazione concreta di questo aspetto della L. 107. Va anche sottolineato che, anche in una situazione ideale di applicazione della norma, l’espressione “chiamata diretta” (o per competenze) appariva comunque fuorviante in quanto – come detto sopra – si tratta di docenti comunque di ruolo (avendo superato una procedura concorsuale) e che quindi devono essere assegnati ad una scuola. In altri sistemi scolastici la “chiamata” è veramente diretta in quanto è il consiglio di amministrazione della scuola (o il Board territoriale) che provvede a reclutare e nominare i docenti e dunque può svolgere un’azione di selezione strettamente collegata alle esigenze della scuola e del territorio.  

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