Autonomia scolastica: 20 anni e dimostrarli tutti

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Dal 1999 a oggi la riforma non ha avuto la sua concretizzazione nel suo insieme. Nel frattempo lo stesso Ministero ha scaricato sulle scuole sempre più adempimenti. Di Mario Maviglia

corridoio scuola

Proprio in questi giorni l’autonomia scolastica compie 20 anni: il DPR 275 che regolamenta la materia porta infatti la data dell’8 marzo 1999

È un anniversario a dir poco imbarazzante: gran parte di quanto previsto dal testo normativo è un insieme di mere affermazioni di principio che non si sono inverate nella pratica scolastica. Ne citiamo alcune: l'articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina e attività; oppure l'articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso; oppure la programmazione di percorsi formativi che coinvolgono più discipline e attività, anche sulla base degli interessi manifestati dagli alunni; o ancora l’articolazione flessibile dell'orario del curricolo e quello destinato alle discipline, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale; o ancora modalità diversificate di impiego dei docenti nelle varie classi e sezioni in funzione delle eventuali differenziazioni nelle scelte metodologiche ed organizzative adottate nel POF. Queste opportunità sono state pochissimo utilizzate nel lavoro quotidiano delle scuole, forse perché non vi è una chiara consapevolezza delle potenzialità dell’autonomia scolastica, o forse perché l’esercizio dell’autonomia richiede maggiore assunzione di responsabilità riguardo le scelte da fare, oltre che una visione più innovativa della scuola e della didattica.

Le responsabilità del Ministero

Va però detto che la stessa struttura ministeriale ha contribuito non poco a non far decollare l’autonomia, tanto che oggi assistiamo al paradosso di un ministero ancor più asfissiante rispetto a 20 anni fa. Il dicastero, di fatto, scarica continuamente sulle scuole tutto ciò che può essere scaricato in senso burocratico e di incombenze varie che asfissiano letteralmente la vita delle istituzioni scolastiche.

Alle timidezze delle scuole nell’utilizzare tutti gli spazi previsti dall’autonomia si sono quindi sommati i comportamenti di un apparato burocratico che probabilmente non ha mai creduto veramente nell’autonomia (se non in chiave meramente strumentale), o non possedeva le chiavi interpretative adeguate per sostenerla.

Emblematico è sotto questo profilo l’istituzione delle reti di ambito previste dalla Legge 107 che sembrano rispondere più ad esigenze organizzative del Ministero (distribuzione di fondi o nomine dei docenti) che ad autentiche necessità delle scuole. Insomma, è un insolito anniversario questo: si festeggia una creatura già vecchia ma che non è mai diventata adulta.

  

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