I ministeri diventano due: cosa cambia per la scuola?

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [WMCIUMRW] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [7PTFY12R] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [3BETNFDK] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

I ministeri diventano due: cosa cambia per la scuola?

il Premier Conte ha suddiviso il MIUR in due Ministeri: quello dell’Istruzione e quello dell’Università e Ricerca. Purtroppo sulla scuola non si vedono grandi idee all’orizzonte... Di Mario Maviglia

Bambini gruppo

Con le dimissioni del ministro Lorenzo Fioramonti, il Premier Conte ha suddiviso il MIUR in due Ministeri: quello dell’Istruzione e quello dell’Università e Ricerca, dopo oltre dieci anni di riunificazione operata dall’allora Governo Berlusconi. Le motivazioni ufficiali di questo ritorno al passato le ha espresse lo stesso Conte sottolineando la necessità di rilanciare il comparto dell’Università e di incrementare i fondi per il diritto allo studio.

Detto fatto? I tempi della modifica

Queste motivazioni appaiono ragionevoli se si considera che in UE l’Italia è il fanalino di coda per quanto concerne la percentuale di laureati tra i giovani di 30-34 anni (27,8% contro il 40,7% della media UE, dati Eurostat 2018). Peggio di noi fa solo la Romania con il 24,6% dei laureati. Probabilmente un dicastero dedicato appositamente all’Università e alla Ricerca può contribuire a colmare questo gap. Va però tenuto presente che i tempi di effettiva realizzazione di tale progetto non appaiono immediati, in quanto tra riorganizzazione dei due Ministeri, individuazione degli uffici di rango generale e non generale, avvio delle procedure per la nomina dei relativi dirigenti ecc. ci vorranno parecchi mesi perché si vedano gli effetti della decisione (dando per scontato che la maggioranza parlamentare tenga…). Insomma, si tratta di una modifica ordinamentale che avrebbe avuto più senso in una prospettiva di durata quinquennale della legislatura. Va in ogni caso osservato che anche sotto l’egida unificata del MIUR i settori dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non hanno mai mostrato una grande propensione alle sinergie e alla continuità. Addirittura lo stesso personale amministrativo con la medesima qualifica funzionale gode di trattamento economico accessorio diverso. Non è un caso che questi settori volta per volta siano stati unificati o scorporati, a seconda delle visioni politiche del momento, ma sostanzialmente rimanendo sempre separati in casa.

 

In teoria maggiore attenzione alla scuola, in pratica...

E per la scuola cosa cambierà? In teoria lo scorporo potrebbe comportare anche per questo settore una maggiore attenzione ai tanti problemi che sono sul tappeto, ma questo dipenderà non solo dalle risorse che verranno assegnate (il motivo delle dimissioni di Fioramonti), ma anche dal progetto politico che si intende realizzare. Purtroppo sulla scuola non si vedono grandi idee all’orizzonte ed anche gli interventi che pure sarebbero necessari e alcuni a costo zero (avvio regolare dell’anno scolastico, deburocratizzazione della didattica, centralità degli apprendimenti, valorizzazione effettiva e concreta del corpo docente), non sembrano costituire motivo di attenzione. D’altro canto ormai da qualche anno la scuola non compare tra le priorità di alcuna forza politica del nostro Paese. Temiamo che non basti lo scorporo dall’Università e Ricerca per ridare slancio a questo settore.

 

  

Conosci le riviste Giunti Scuola? Apri questo collegamento e scopri le offerte dedicate a La Vita Scolastica, Scuola dell'Infanzia, Nidi d'Infanzia e Psicologia e Scuola, oltre alla nostra Webtv!

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola

  • avatar

    ffinnes

    8:21, 10 Febbraio 2020
    Insomma, si tratta di una modifica ordinamentale che avrebbe avuto più senso in una prospettiva di durata quinquennale della legislatura. Racing game moto x3m!