“Miti scolastici”, quinta parte: la continuità

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Condividere un percorso educativo-didattico dai 3 ai 14 anni: tante parole, ma la realtà è ben diversa. Di Mario Maviglia

antonella santi in biblioteca scuola infanzia letture bambini gruppo

Se si dovesse fare l’analisi della frequenza del termine continuità nella letteratura ministeriale e in quella educativa degli ultimi dieci anni probabilmente risulterebbe una delle parole più gettonate del lessico scolastico. Per la verità questo termine non è andato mai fuori moda (ricordiamo il DM 16/11/1992 e la bella CM 339/1992). Ma come spesso succede nel nostro sistema scolastico non sempre alla statuizione normativa segue una puntuale attuazione della stessa, anzi oggi si avverte ancor di più, rispetto al passato, un deficit di continuità agita.

 

La condivisione dei principi di fondo 

Ci si accontenta di predicarla o di inserirla all’interno del PTOF. Il fatto è che perseguire una prospettiva di effettiva continuità non è un’operazione semplice in quanto – al di là di specifici progetti operativi  richiede una condivisione di alcuni principi di fondo senza i quali la continuità è mera esercitazione formale. Ad esempio, è difficile che vi sia continuità se non vi è una qualche forma di intesa su cosa si intende per apprendimento e quale ruolo giocano allievo e docente all’interno di questo processo. O ancora, appare aleatorio stabilire un rapporto di continuità se non ci si confronta sul significato di contesto di apprendimento e quali ne sono le caratterizzazioni. Quest’operazione di decodifica del linguaggio educativo viene sovente vista come affatto teorica e poco pregnante sul piano progettuale e operativo, ma in realtà influenza profondamente il modo di fare scuola e di gestire la didattica e i rapporti educativi nei diversi livelli scolastici.

I problemi di gestione del personale

Non giovano a questo proposito le rigidità che ancora caratterizzano la gestione del personale all’interno degli istituti scolastici e il vissuto degli operatori all’interno della medesima organizzazione. Negli istituti comprensivi, ad esempio, è pressoché normale che i docenti si percepiscano identitariamente come parte di un singolo settore (scuola dell’infanzia, primaria o secondaria di primo grado) piuttosto che come articolazione funzionale dell’IC visto nel suo complesso. Eppure uno degli elementi caratterizzanti l’IC doveva essere proprio la possibilità di condividere un percorso educativo-didattico dai 3 ai 14 anni basato su aspetti qualificanti e trasversali ai tre settori scolastici. Sotto questo profilo, non siamo all’anno zero, ma la strada da fare è ancora molto lunga prima di pervenire a mete significative.

Leggi tutti i "Miti scolastici"

 

 

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