Invalsi: comunichiamo meglio!

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Come ogni anno, le prove Invalsi generano polemiche. Tanti i detrattori. Ancora più grande la disinformazione su questo strumento. Sarebbero necessarie una migliore formazione e comunicazione: per i genitori, gli insegnanti, i dirigenti.

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“Sono contrario all’Invalsi. Il giorno delle prove mio figlio non viene a scuola!” (il papà di Marco alla maestra Daniela).

“Si tratta di prove di velocità, non di sapere. Io sciopero, non mi presto al gioco dello Stato” (Luca, insegnante “ribelle”).

“Tutti i risultati delle prove Invalsi verranno messi sul sito dell’istituto. Così i genitori si renderanno conto della vostra preparazione!” (una dirigente al Collegio docenti).

Potrei continuare... La nostra rivista, specie sulla sua pagina Facebook, non ha mai visto tanti accessi (ed eccessi) come in questo mese. Dovrei essere contenta; e invece ho l’amaro in bocca.

Che a nessuno (adulto o bambino) piacciano gli esami – da quelli del sangue a quelli scolatici – mi sembra umano. Però colpisce la profonda disinformazione che emerge dalle tre citazioni, pescate tra le migliaia nel web: un mare di pregiudizi e di sfondoni.

Chissà se il papà di Marco sa davvero cos’è l’Invalsi… e mi pare che pochino ne sappiano anche il maestro Luca e la preside minacciosa. Sarebbe ora che si facesse una buona formazione: per genitori, per insegnanti, per dirigenti.

Nella “buona” formazione ci sta anche la “buona comunicazione”. Va detto che il nostro Ministero non ha mai brillato quanto ad efficacia e seduzione comunicativa. Ma sono convinta che i detrattori in buona fede (degli altri non m’importa nulla) prenderebbero granchi meno giganteschi se fossero meglio informati.

Certo: qualcuno resterà scontento lo stesso, anche dopo aver capito tutto a puntino. Qualcuno non si convincerà. Forse persino qualcuno diventerà ancora più critico e oppositore…

Meglio così. È la democrazia, bellezza!

Per saperne di più

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