La valutazione autentica e le "rubric"

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Un modello di didattica per problemi e progetti. Di Enzo Zecchi, Lara Cipelletti 

valutazione illustrazione

La valutazione autentica permette di valutare gli alunni mentre affrontano compiti reali, complessi, che forse si troveranno a svolgere anche nel loro futuro.
Se è vera l’affermazione di Jonassen che “per valutare un apprendimento autentico dobbiamo usare metodi di valutazione autentici” (Jonassen, D.H. e altri, 2003, Learning to solve problems with technology. New Jersey, Pearson Education), ritengo altrettanto vero che una valutazione autentica abbia senso soprattutto in un ambiente di apprendimento autentico.

Ma come sviluppare concretamente questo tipo di apprendimento in classe? Molte sono le strategie possibili presenti in letteratura: apprendimento per scoperta, apprendere facendo, apprendimento per pari, apprendimento cooperativo, flipped classroom… La scelta che abbiamo fatto a Lepida Scuola, e che comunque non esclude le altre, è stata quella del PBL (Problem/Project Based Learning), e cioè un modello di didattica per problemi e progetti. Gli alunni apprendono mentre sviluppano Progetti e/o risolvono Problemi. Ed è qui che gli strumenti della valutazione autentica si dimostrano vincenti.
Ma facciamo bene attenzione: questo non risolve il problema della valutazione. Insomma non basta aver messo in piedi uno strumento di valutazione autentica per arrivare ad una valutazione coerente. Il primo passo è capire cosa esattamente andiamo a valutare. E nello svolgimento di un progetto molte sono le evidenze misurabili con gli strumenti della valutazione autentica: i prodotti sviluppati, l’osservazione degli studenti mentre lavorano, gli artefatti cognitivi che chiediamo come documentazione del processo/progetto. Generalmente molti compiti di realtà si chiudono semplicemente con la valutazione del prodotto tramite una rubrica, ma questo non è ovviamente sufficiente, non è coerente con gli obiettivi del compito di realtà di sviluppare/valutare gli apprendimenti degli alunni in termini di conoscenze e soprattutto di competenze. Il passaggio è delicato e fondamentale.

Per un’ecologia dell’uso delle rubric

Gli strumenti della valutazione autentica vanno applicati con la dovuta misura. Molti insegnanti, e bravi insegnanti, sono reticenti e intimoriti dall’utilizzo di rubric, o griglie etc. Lo valutano un compito oneroso, una sorta di burocratizzazione imposta: soprattutto quei docenti che hanno poche ore settimanali per classe, e molte classi. E questo capita quando questi strumenti sono utilizzati in modo rigido. Le rubric sono strumenti flessibili e personalizzabili: ogni docente può e deve adattarle alla propria realtà. Se esistono situazioni in cui l’utilizzo di rubric è superfluo e spesso dannoso, esistono altresì situazioni dove queste sono insostituibili. Quando la valutazione di competenze complesse, come ad esempio “spirito d’iniziativa” o “Imparare ad imparare”, viene fatta sulla base di impressioni e punti di vista personali, questa risulta incerta e totalmente soggettiva. L’utilizzo di una rubric, ben progettata e condivisa, diventa fondamentale per interpretare correttamente le situazioni e le evidenze necessarie alla valutazione. Possiamo spingerci oltre e affermare che l’utilizzo consapevole di una rubric, o la sua costruzione, diventa fondamentale, anche per chi valuta, a comprendere meglio l’oggetto della valutazione.

Leggi anche l'articolo su La Vita Scolastica 5 2018

 

Enzo Zecchi sarà a NOW! La scuola che innova (22-23 marzo 2019)

 

 

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