Le parole per cominciare bene l'anno scolastico

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La preoccupazione di rispettare scadenze, di compilare carte rischia di farci perdere la barra direzionale del nostro ancor bellissimo lavoro: la relazione con gli alunni nella dimensione della loro crescita formativa. Di Concetta Messina 

concetta messina insegnante bambini gruppo classe

Mi sono imbattuta qualche giorno fa  in una leggera conversazione sui social tra colleghi. Ci si chiedeva di condividere le letture estive, e uno dei nostri ha spezzato il chilometrico elenco dei titoli in bella mostra con un singolare post: La felicità è un RAV, Va' dove ti porta il PDM e Scusa se non ti chiamo più POF.

Dopo il sorriso iniziale, mi è rimasto  in bocca il retrogusto amarognolo della percezione che la  realtà della scuola, oggi, non si allontani troppo dalla sagace battuta del collega.

In questi giorni saremo immersi nel caleidoscopico vortice degli impegni di inizio d’anno e nei collegi dei docenti si comincerà a sciorinare una serie di acrostici accompagnati da scadenze: si parlerà di Ptof, appunto, di Pdm, di Rav elaborato dal Niv, cui si aggiungerà a breve la probabile nuova Rs (rendicontazione sociale) prodotta dal Snv. Si passerà quindi, subito dopo le assegnazioni dei docenti alle classi che sembrano passare in secondo piano (sig!), ai Pdp e ai Pei; per poi concludere con la previsione del nuovo Pai passando attraverso le passeggiate di salute costituite dai PON.

Se un marziano piombasse nel bel mezzo di un collegio, forse non capirebbe di che cosa ci occupiamo, cosa stia al centro delle nostre istituzioni.

Cosa c’entrano i bambini? 

Mia mamma è stata una maestra, come me. E per qualche anno siamo state colleghe nella stessa scuola. Una volta, al termine dell’anno, un collega aveva enumerato (si trattava di una “Funzione obiettivo”, antenata delle attuali funzioni strumentali) tutta una serie di dati inerenti una certosina attività di documentazione, svolta fuori dall’aula. Mia mamma, senza alcuna polemica, con semplicità chiese: - Vorrei  capire, quale ricaduta questo lavoro avrà sui bambini? -
Non ricordo la risposta del collega, ma quella piccata dell’allora preside: Cosa c’entrano i bambini?

Questa frase da quel momento è divenuta emblematica tra me e mia madre, e salta ancora fuori nel nostro lessico famigliare, ogni qualvolta parliamo di come la scuola spesso rischia di allontanarsi dai bambini.

Cosa c’entrano i bambini?

Scadenze e altro

Spesso la preoccupazione di rispettare scadenze, di compilare carte, di avere protocolli e dossier impeccabili, rischia di farci perdere la barra direzionale del nostro ancor bellissimo lavoro: la relazione con gli alunni nella dimensione della loro crescita formativa.

E allora, prima di ogni sigla, molto prima, cerchiamo di mettere sempre avanti a tutto  i nostri alunni, curandone il rapporto e facendo incetta di grandi dosi di pazienza e dedizione. Dei loro cinque anni della scuola primaria, forse scorderanno come abbiamo insegnato le divisioni, ma ricorderanno senz’altro se ci siamo presi cura di loro con partecipazione, se abbiamo raccontato loro delle storie, se con loro abbiamo costruito le conoscenze,  se siamo stati una guida affidabile e un esempio da imitare.

 

Parola dell’anno

Durante il primo collegio di settembre, da quando ho iniziato sei anni fa il mio nuovo mestiere da nocchiera, ho sempre dato una parola come viatico per il nuovo anno scolastico: stavolta sarà l’obsoleta “RELAZIONE”, in barba a tutti i più moderni ed asettici acrostici.

Con l’augurio che la prossima estate, sotto l’ombrellone, i nuovi titoli  possano essere questi: La felicità è una storia di incontri, Va’ dove ti porta un alunno  e Scusa se non ti chiamo BES .

 

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