Star bene insieme: il cooperative learning

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Star bene insieme: il cooperative learning

Un'esperienza di apprendimento cooperativo strettamente intrecciata all'educazione affettiva: “Scuola Città Pestalozzi". Di Chiara Tacconi

cooperative learning

Che legame c’è fra star bene a scuola e saper lavorare insieme? Lo abbiamo chiesto a Matteo Bianchini, insegnante di “Scuola Città Pestalozzi”: (Firenze): qui il lavoro di gruppo è un fiore all’occhiello, a cominciare dal cooperative learning, ed esiste da tempo  un curricolo di educazione affettiva, come è stato raccontato anche nel film omonimo, Educazione affettiva, che vede come protagonisti lo stesso Bianchini, il collega Paolo Scopetani e i bambini della loro quinta primaria.

“Lavorare in gruppo per noi è la conditio sine qua non per lavorare sull’educazione affettiva e socio-relazionale: se si riesce a stare bene insieme, a collaborare, allora possiamo anche adottare tutta una serie di metodologie (il Circle Time e altri strumenti) in maniera tale che i bambini sentano fiducia, si affidino al gruppo e possano parlare anche di cose personali. Se invece gli alunni sono suddivisi in tanti piccoli gruppi è molto più difficile; lavorare insieme per noi è il presupposto per stare bene a scuola ed è anche la cartina tornasole del clima di classe”. 

Che cos’è il cooperative learnig e come fare per non confonderlo con altre attività di lavoro di gruppo?

“Intanto distinguerei tra tre modalità che normalmente vengono messe in atto: il cooperative Learning o apprendimento cooperativo, la collaborazione tra pari o peer collaboration e il tutoring tra pari o peer tutoring.

Spesso si parla di peer collaboration: la collaborazione tra pari è uno strumento, una modalità di lavorare per cui i ragazzi sono divisi a gruppi e lavorano tutti attorno ad un compito unico per risolvere un problema. Sostanzialmente, però, non hanno dei ruoli predefiniti e spesso si lavora molto sul brainstorming. Invece il peer tutoring e il cooperative learning richiedono un ruolo dell'adulto e anche un ruolo dei ragazzi molto più dettagliato”.

 

In che contesto utilizzate il peer tutoring?

Il peer tutoring serve soprattutto per ripassare un argomento di studio: l'insegnante individua i ragazzi che hanno capito meglio l'argomento e dà loro il compito di seguire (fare da tutor) appunto gli altri ragazzi della classe in maniera tale che questi possano comprendere meglio quanto hanno studiato o è stato spiegato dall'insegnante. In generale cerchiamo di far sì che tutti i ragazzi possano essere, alternativamente, tutor e tutorati. L’insegnante organizza il materiale e soprattutto fa una piccola formazione ai tutor”. 

E nel cooperative learning quali sono i compiti di bambini e insegnanti?

“Nel cooperative learning l'insegnante stabilisce che per fare un lavoro ci vogliono ad esempio 4, 5 o 6 ruoli diversi e quindi attribuisce al gruppo di lavoro questi ruoli. Fare un disegno, oppure fare qualcosa relativo all'arte per cui è importante avere gli strumenti (forbici per tagliare, colla per incollare, matita per disegnare ecc.). Ognuno ha un compito, e se ad un ragazzo che sta disegnando serve che qualcuno incolli qualcosa, deve chiedere all’"incollatore": non può prendere la colla e agire autonomamente. La stessa cosa per il ragazzo che taglia e così via. I ragazzi piano piano imparano l'importanza del lavoro d'équipe. Alla fine del lavoro c'è un ragazzo o una ragazza che riporta in plenaria tutto il percorso e spesso sono i bambini un po' più ‘deboli’, diciamo, a farlo. Così l'insegnante si accorge se il processo è stato metabolizzato oppure no. L'idea è che tutti lavorino e tutti abbiano un proprio ruolo ben definito e questo ruolo deve essere rispettato da tutti. Qui a Scuola Città Pestalozzi iniziamo già dalla prima classe primaria: la costruzione del gruppo passa attraverso l'idea che si debba saper collaborare rispettando i compiti degli altri. Per noi è fondamentale lavorare in modo cooperativo. Però, ripeto, c'è da fare la distinzione tra i diversi tipi e modi di collaborazione”.

 

Per saperne di più

Dalla “Scuola Città Pestalozzi” (Firenze): come creare un buon clima di classe

A scuola sto bene perché... Matteo Bianchini e Cristina Lorimer, La Vita Scolastica n. 10, giugno 2016

 

Immagine dal video "La piazza" di Scuola Città Pestalozzi.

Chiara Tacconi: 1 Marzo 2019 Articoli

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