Spunti operativi verso una valutazione evolutiva

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Spunti operativi verso una valutazione evolutiva

Un'insegnante vuole sospendere la valutazione per materie sulla scheda del primo quadrimestre: mi pare un’ottima idea. Ma come spiegare ai genitori dei suoi alunni la legittimità pedagogica di questa scelta? Di Daniele Novara. 

Valutazione_Definizioni

Appena prima di Natale, una maestra titolare del primo anno della Primaria mi lancia un SOS. Vorrebbe con le sue colleghe sospendere la valutazione per materie sulla scheda del primo quadrimestre.
Le dico che mi pare un’ottima idea. In realtà teme che i genitori non capiscano questa decisione, abituati a modalità più tradizionali. Mi chiede di scrivere qualche motivazione che permetta di segnalare ai genitori dei suoi alunni la legittimità pedagogica di questa scelta. Lo faccio volentieri. Ecco le poche righe che le ho inviato.

Il primo anno della Scuola Primaria rappresenta per i bambini e le bambine un momento di inizio di un lungo percorso scolastico che dovrà aiutarli a tirare fuori tutte le loro risorse per un apprendimento efficace.
Come ogni inizio l’errore e l’imperfezione sono momenti cruciali, utili e indispensabili per imparare con la necessaria gradualità.
Forzare questo processo di sintonizzazione personale, con forme di valutazione precoce, appare non solo sbagliato ma dannoso in quanto blocca il necessario meccanismo di “tentativo ed errore” che produce nel tempo la padronanza degli apprendimenti.
Peraltro i bambini giungono alla Prima con età molto diverse. Ben venga quindi la decisione di sospendere i voti per singole materie sulla scheda di valutazione, privilegiando una restituzione più complessiva. Una scelta coraggiosa ma ben ponderata, basata su indiscutibili basilari pedagogici.

Riporto questo episodio come esempio concreto di valutazione evolutiva. Prendersi il tempo per conoscere gli alunni, le loro capacità iniziali, le loro difficoltà e le loro risorse costruisce un nuovo patto con le famiglie e i genitori basato sulla fiducia nei bambini, sull’unicità del loro percorso scolastico.
Il primo anno è fondante una valutazione diversa da quella puramente comparativa e assoluta basata su una falsa equivalenza, falsa perché – come direbbe don Lorenzo Milani – non ha senso fare “parti uguali fra diseguali”.
In Prima si possono capire i loro punti di partenza e su quelli costruire una restituzione di successo.
Basti pensare che arriveranno in Prima bambini di 5 anni e altri di quasi 7. Bambini che sanno già leggere e scrivere e altri che sanno contare solo fino a 10 e scrivere soltanto il loro nome. Ma ci sono anche quelli che arriveranno “nudi e crudi”.
Una valutazione che non tenga conto dei reali punti di partenza diventa preclusiva invece che inclusiva.
La valutazione evolutiva risolve questo equivoco creando le condizioni perché vengano valutati i progressi piuttosto che il raggiungimento di obiettivi comuni uguali per tutti.

Il mito della risposta esatta

L’apprendimento non coincide con quella che nell’ambito della scuola tradizionale si definisce come “risposta esatta”.
Giustamente Howard Gardner definiva la risposta esatta una convenzione che prescindeva dalle reali capacità.
Insegnanti e studenti non sono disposti ad assumersi i rischi del comprendere e si accontentano dei più sicuri “compromessi delle risposte corrette”. In virtù di tali compromessi, insegnanti e studenti considerano che l’educazione abbia avuto successo quando gli studenti sono in grado di fornire le risposte accettate come corrette. Naturalmente, alla lunga, non si tratta di una transizione felice: finché si accettano prestazioni rituali, meccaniche o convenzionali, non si promuove la comprensione autentica (Gardner H. (1992). Educare al comprendere. Stereotipi infantili e apprendimento scolastico. Milano: Feltrinelli).

Il concetto di esatto e di sbagliato va ridefinito alla luce delle nuove conoscenze che insistono sulla natura operativa più che mnemonica dell’apprendimento.
Una vera valutazione più che su test o su prove analoghe va costruita su situazioni complesse che definisco come prova d’opera ossia compiti problematici che necessitano di una dimensione di utilizzo plurale delle intelligenze ma anche di collaborazione e cooperazione tra gli alunni.
Si tratta di predisporre quelle occasioni di lavoro e di ricerca che consentono agli alunni di mettersi alla prova senza lo stress del giudizio e della competizione con gli altri. Prove su esperienze che calano gli alunni nella loro vita reale. Si strutturano diversamente a seconda dell’età dei bambini.
Faccio due esempi.

Costruire la margherita dell’identità

Classe prima Scuola Primaria: all’inizio delle attività costruire la propria margherita dell’identità. Si dà ai bambini un foglio A3 con disegnata una grande margherita con 6 petali e 2 foglie sul gambo. Anche l’insegnante alla lavagna disegna una grande margherita e mostra ai bambini come deve essere completata. Nel centro ogni bambino scrive il proprio nome (chi sa scriverlo anche il cognome) e quanti anni ha (in numero). In ogni petalo disegna (chi lo sa scrivere oltre a disegnarlo lo scrive) una sua caratteristica: gioco preferito, amico/a del cuore, sport preferito, cibo che gli piace di più, animale che ha o vorrebbe avere o che preferisce, cartone animato preferito. Nelle foglie l’alunno disegna (e scrive): cosa vorrebbe fare da grande e un sogno che vorrebbe si realizzasse.
Alla fine ognuno presenta il suo fiore in coppie, piccoli gruppi o grande gruppo. Poi i vari fiori dell’identità vengono appesi alla parete o ad un filo così ogni bimbo può vederli.
È praticamente un gioco di conoscenza che permette all’insegnante di iniziare a capire i punti di partenza di ogni alunno.

L'albero genealogico

Un altro esempio di prova d’opera d’inizio, adatto questo alla 4° elementare, è la realizzazione dell’ “Albero genealogico della tua famiglia” almeno fino ai bisnonni.
Si attiva un’esperienza che necessita di:
• visualizzazione grafica personalizzata di ogni componente della famiglia
• ordine cronologico
• individuazione caratteristiche degli antenati in ordine al loro lavoro ma anche a caratteristiche fisiche (colore occhi, calvizie, altezza, ecc…)
• evidenziare gli spostamenti geografici
• le ricorrenze dei nomi anagrafici

Verificare i percorsi di miglioramento

Sono tutte attività che possono essere realizzate anche in inglese, che favoriscono esercitazioni matematiche attive, che implicano ricerche di immagini e colloqui registrati con vari componenti della propria famiglia. Si può inoltre prevedere un’inversione di ruolo per cui un compagno presenti l’albero genealogico di un altro compagno. Le varianti sono infinite.
Ne nasce una prova d’inizio aperta e problematizzante dove con facilità vengono individuati dall’insegnante i punti di partenza del singolo alunno.
A questo punto ciò che conta non è più, come nella versione più tipica della Scuola Primaria, l’adattare l’alunno “debole” all’obiettivo da raggiungere, quanto verificare i percorsi di miglioramento dell’alunno rispetto ai suoi punti di partenza pur avendo presenti gli obiettivi istituzionali.
Prioritario diventa il miglioramento dell’alunno (e la sua verifica graduale) piuttosto che l’obiettivo da raggiungere.
Valutare i miglioramenti in progresso piuttosto che l’adeguatezza degli obiettivi, rivolta la visione tradizionale della valutazione scolastica liberando la scuola dall’incombenza del controllo esterno sistematico e offrendo agli alunni e alle loro famiglie un modello pedagogico che punta con decisione allo sviluppo delle loro risorse.

L’esperienza di un’insegnante di Scuola Primaria

Ecco l'esperienza di Alessandra Bonini, insegnante di Scuola primaria: "Da un anno e mezzo pratico quotidianamente la pedagogia maieutica e la valutazione evolutiva nella mia classe Quarta D, nella scuola Primaria “V. Palmieri” di Magreta di Formigine, in provincia di Modena, da quando frequento la Scuola Triennale per Counseling Maieutico, presso il CPP di Piacenza ed ho partecipato ai corsi sulla pedagogia Maieutica e sulla Valutazione Evolutiva. I due corsi hanno fornito dispositivi maieutici concreti per lavorare a scuola con i bambini e maggior consapevolezza verso il metodo che si rivela completo, innovativo ed efficace.
Ad inizio anno scolastico ho condiviso insieme ai genitori dei miei alunni la metodologia maieutica e la valutazione evolutiva, per informarli chiaramente sui principi pedagogico didattici che avrei adottato .
Ho spiegato che sarei partita dalle risorse dei bambini per sostenere i loro successi, che è il potere del gruppo classe a sviluppare il potenziale di apprendimento di ciascun bambino. Ho esposto che sarei partita quotidianamente dai problemi e dalle domande dei bambini, piuttosto che dalle risposte esatte, per sostenere la curiosità e la sorpresa, che la lezione frontale è superata e va usata solo come informazione durante il lavoro di scoperta e che l’insegnante diventa regista dei processi di apprendimento e non il trasmettitore di conoscenze (anche De Mauro che non era proprio un giovane docente lo dichiarava continuamente).
Ho sostenuto che l’errore è necessario per conoscere se stessi e raggiungere le proprie capacità, che avremo imparato facendo esperienza concreta per acquisire competenze operative. Come diceva la Montessori “se faccio imparo”.
Ho continuato per molti mesi a convocare assemblee e ad invitare i genitori per compiere insieme a loro un cammino, una sorta di educazione ai genitori alla pedagogia maieutica e valutazione evolutiva e a registrare i loro progressi e i loro sviluppi. Durante gli incontri ho spiegato che la Valutazione non deve mai essere assoluta, ma deve far riferimento a punti personali di partenza. Ho ricordato che in continuità con le scelte pedagogiche adottate gli anni precedenti, avrei continuato a non scrivere i voti, ma a porre singolarmente domande scritte ai bambini sul lavoro affrontato, in modo tale da continuare il processo di autoregolazione e di autovalutazione e avviarli verso l’autonomia di giudizio .
Ho mostrato ai genitori una scheda di rilevazione delle competenze d’ingresso che avrei adottato come strumento di lavoro personale per registrare l’andamento, gli sviluppi, l’evoluzione degli apprendimenti dei bambini rispetto alla situazione personale di partenza di ciascun alunno.
I genitori hanno manifestato soddisfazione verso la metodologia esposta, hanno posto domande e preoccupazioni in merito al fatto che i bambini quando andranno alla scuola secondaria di primo grado saranno valutati quotidianamente e non saranno abituati. Ho risposto loro che i principi della pedagogia maieutica e valutazione evolutiva garantiscono un ambiente di apprendimento rispettoso delle condizioni di crescita dei bambini, liberi dall’ansia di aspettative e di prestazioni esatte e indifferente ai premi o ricompense materiali. Questo aspetto è stato riconosciuto fondamentale dai genitori, che sono disposti ad affrontare con meno ansia e maggior sicurezza la situazione scolastica che verrà
Il dialogo con i genitori sul tema della pedagogia maieutica e valutazione evolutiva è vivo e ancora in corso, mi auguro continui a suscitare interesse, domande ed interrogativi.
Il lavoro con i bambini è stato liberato dalla pesantezza del controllo dell’insegnante, del giudizio e del premio, capovolto il loro ruolo in cui si riconoscono finalmente protagonisti del loro lavoro, attivi in relazioni di apprendimento continuamente da ricercare e imparare a gestire .
Gli aspetti di maggior criticità e sofferenza sono tutti a carico della figura docente, che deve assumersi la fatica del cambiamento di rotta, verso un ruolo sconosciuto e tutto da scoprire". 

Daniele Novara: 3 Febbraio 2017 Articoli

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Commenti

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  • avatar

    eboschetti2

    8:23, 12 Febbraio 2019
    Buongiorno. Mi occupo di valutazione nel mio istituto scolastico da circa 5 anni. Ogni anno , nel periodo di compilazione deli documenti di valutazione, ci interroghiamo sulla possibilità di sostituire i voti in decimi con giudizi globali, specie nelle classi prime della scuola primaria. Il nostro Dirigente, però, afferma che non è legalmente possibile. Cosa bisognerebbe fare per modificare la modalità di compilazione dei documenti ? Ho pensato che forse bisognerebbe modificare gli indicatori di riferimento, ma non è semplice...
    Ho terminato ieri sera la lettura del libro  "Cambiare la scuola si fa" e sono sempre più convinta che la valutazione richiede molti cambiamenti per migliorare l'esperienza scolastica, sia degli alunni, sia dei docenti.
    Cordiali saluti
    Eleonora Boschetti
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    eboschetti2

    8:23, 12 Febbraio 2019
    Buongiorno. Mi occupo di valutazione nel mio istituto scolastico da circa 5 anni. Ogni anno , nel periodo di compilazione deli documenti di valutazione, ci interroghiamo sulla possibilità di sostituire i voti in decimi con giudizi globali, specie nelle classi prime della scuola primaria. Il nostro Dirigente, però, afferma che non è legalmente possibile. Cosa bisognerebbe fare per modificare la modalità di compilazione dei documenti ? Ho pensato che forse bisognerebbe modificare gli indicatori di riferimento, ma non è semplice...
    Ho terminato ieri sera la lettura del libro  "Cambiare la scuola si fa" e sono sempre più convinta che la valutazione richiede molti cambiamenti per migliorare l'esperienza scolastica, sia degli alunni, sia dei docenti.
    Cordiali saluti
    Eleonora Boschetti