Sabrina Giarratana: "Leggere ad alta voce, un gesto d'amore per i libri da condividere"

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Sabrina Giarratana: "Leggere ad alta voce, un gesto d'amore per i libri da condividere"

La scrittrice si racconta a La Vita Scolastica in occasione di due importante giornate mondiali in programma ad aprile: quella dedicata alla Terra e l'altra legata al Libro

Sabrina Giarratana intervista aprile 2019

A cavallo del periodo pasquale si tengono due importanti giornate mondiali: quella dedicata alla Terra, di lunedì 22 aprile, e quella dedicata al Libro, il giorno successivo. A tal proposito, La Vita Scolastica ha chiesto alcune riflessioni alla scrittrice Sabrina Giarratana, autrice di numerose pubblicazioni dedicate all’infanzia. 

Martedì 23 aprile ricorre la Giornata Mondiale del Libro. Quanto è importante secondo Lei la lettura ad alta voce?

Un libro sogna”, diceva Ennio Flaiano. “Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”. Leggere ad alta voce per me è come sognare ad alta voce, essere tutti i bambini, le donne, gli uomini, le creature possibili, le voci, le storie, sentire il battito del cuore del mondo. È un gesto d’amore per le parole e per i libri condiviso con chi ascolta.

Credo sia molto importante leggere ad alta voce, perché la voce è uno strumento musicale capace di creare legami affettivi molto forti e può restare impressa nella memoria per tutta la vita. Io per esempio ho ancora un ricordo molto vivo della prima volta che ascoltai Giuseppe Ungaretti mentre leggeva alla televisione i versi dell’Odissea di Omero. Avevo solo tre anni, era il 1968, eppure l’intensità del suo sguardo e la gravità della sua voce, mescolati alla musica di quelle parole, mi lasciarono dentro un incantamento profondo. E ho un ricordo molto vivo anche di quando mia madre ci leggeva con grande emozione dei versi in inglese dal libro “A child’s garden of verses” di Stevenson, che avevamo a casa in edizione americana.

Ma a parte queste esperienze, nessuno mi leggeva libri ad alta voce. Ero però circondata da persone - mia nonna, i miei genitori, i miei zii - che mi raccontavano bellissime storie vere, oppure mi cantavano canzoni in diverse lingue e diversi dialetti, e io mi perdevo nei suoni, nei ritmi, spesso senza nemmeno capire il senso. L’amore per le parole è nato da lì, i libri sono andata a cercarli dopo perché volevo altre storie. Questo per dire che l’amore per le parole o nasce dai libri, o prima o poi porta sempre ai libri.

Credo che i libri belli, nelle parole e nelle immagini, resisteranno sempre, anche se spesso sono quelli che fanno più fatica a nascere. Penso per esempio, tra gli albi illustrati, a “Nel paese dei mostri selvaggi” di Sendak, pubblicato con una certa diffidenza per la prima volta nel 1963 a New York, poi diventato un successo e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1969, e ripubblicato nel 2018. Un libro che ha ispirato videogiochi e adattamenti teatrali e che continua a sorprendere bambini di ogni età, un libro per tutti, che non ci si stanca mai di rileggere ad alta voce.

Come il libro può resistere ed evolversi in un’epoca di costante digitalizzazione?

Al di là delle forme in cui un libro si può presentare ai lettori, al di là della costante digitalizzazione, resiste sempre chi ha qualcosa da dire e lo sa dire in modo bello e diverso dagli altri. Credo che i libri di carta avranno ancora lunga vita, soprattutto tra i bambini. Nonostante l’uso dei tablet e degli e-book sia sempre più diffuso anche tra loro, studi recenti dimostrano che i bambini, messi di fronte a un tablet o a un libro stampato, continuano a mostrare maggiore curiosità per il libro stampato, che continua a essere la scelta preferibile per imparare a leggere e a relazionarsi prima con i genitori, e poi con gli altri.

In "Amica Terra", considerato a livello internazionale uno dei migliori libri per ragazzi, lei ha cantato le meraviglie di un mondo che ci è stato dato in custodia. Quanto è importante servirsi della poesia per far arrivare un messaggio così importante agli adulti di domani?

La poesia è la più ecologica delle lingue, una lingua senza sprechi di parole, una lingua che respira più delle altre. Una lingua di vuoti a rendere, in cui il vuoto, il silenzio, è importante come il pieno, la parola. Una lingua in cui diamo voce solo alla parte più originaria e pura di noi stessi. Una lingua che per brevità e ritmo e musicalità si presta a essere facilmente memorizzata e a passare di bocca in bocca. Per questo mi sembra la più adatta a trasmettere un messaggio così importante ai bambini. I bambini, oltre a essere naturalmente attratti dal linguaggio poetico, hanno una maggiore sensibilità degli adulti rispetto a tutto ciò che riguarda il rispetto dell’ambiente. Non sentono la distanza che sentono gli adulti dalle nuvole, dagli alberi, dal mare e dai sassi.

I bambini non fanno fatica a sentirsi parte di un mondo che va salvaguardato. E grazie a Greta Thunberg e al suo sciopero per il clima, partito come sua scelta personale e diventato fenomeno mondiale, ora anche i ragazzi sentono di più questo tema e speriamo che la loro voce arrivi sempre più forte e determinata alle orecchie degli adulti e dei governanti di tutto il mondo, e che si dia inizio a una vera rivoluzione ecologica, perché non abbiamo più tempo da perdere.

 

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11 Aprile 2019 Articoli

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