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La pagella è un punto di arrivo ma anche un punto di partenza, soprattutto per coloro che hanno ricevuto le valutazioni meno adeguate. Che cosa può fare il docente? Di Franco Nanni

valutaresenzastress

Un grossista che commercia mele si limita ad andare al mercato e selezionare i prodotti che intende immettere nella sua catena di vendita. Egli seleziona prodotti già finiti e non è interessato in alcun modo al destino dei prodotti che lui non acquista. Il contadino opera invece da un punto di vista completamente diverso: il suo scopo è produrre la massima quantità di mele che possano essere piazzate sul mercato interessando una
pluralità di grossisti con esigenze tra loro diverse. Il suo sforzo è mirato non a scartare mele ma a portare a termine la maturazione del maggior numero di frutti possibile.

Il contadino, a differenza del grossista, è fortemente interessato al destino dei frutti che non può commercializzare: anche lui a fine produzione è costretto a scartare una parte di prodotto ma questo gli arreca danno, e forse dolore, perché anche su quei prodotti ha speso lavoro, tempo e risorse. Il grossista scarta con indifferenza, mentre il contadino scarta con rammarico e già pensa a come fare, nella prossima annata, per migliorare la qualità del suo prodotto. Il grossista considera un successo selezionare il meglio e scartare il peggio. Il contadino considera questo medesimo processo un suo fallimento.

Che farà il docente con i bambini dai risultati meno buoni?

Dopo la consegna delle pagelle abbiamo davanti ancora diversi mesi di scuola. Il momento della valutazione periodica è come un Giano bifronte con un volto che guarda al passato e uno al futuro: un punto di arrivo ma anche un punto di partenza, soprattutto per coloro che hanno ricevuto le valutazioni meno adeguate. Come vorrà procedere la docente, come il grossista o come il contadino? Vorrà cioè prendere semplicemente atto che alcuni bambini non hanno acquisito determinate capacità, o si sentirà coinvolta come parte in causa di un loro processo di crescita e di sviluppo cognitivo del quale può ancora determinare la direzione e l’inclinazione? Che farà con i bambini dai risultati meno buoni, compirà azioni dedicate direttamente ad essi o ricorrerà a qualche atto cartaceo, ad esempio un PDP o addirittura la richiesta del sostegno?

Scripta manent? 

A volte nella scuola d’oggi vale la parafrasi di un vecchio adagio: “acta volant, scripta manent”, ovvero: le azioni concrete e partecipate dei docenti sembrano effimere, al confronto della tanta, durevole carta che si produce. Vorrà invece l’insegnante tenere a mente che soltanto i frutti delle sue azioni reali accompagneranno gli alunni nel futuro? Dei verbali e dei profili restano solo ingiallite scartoffie, mentre i bambini crescono e vanno nel mondo. La carta su cui scrivere giudizi e valutazioni è soggetta ad una particolare biodegradabilità: è degradata dalle biografie degli uomini e delle donne che la scuola porta nel mondo.

 

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Franco Nanni: 31 Gennaio 2019 Articoli

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