Istruzione, in Italia livello preoccupante

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Istruzione, in Italia livello preoccupante

Pochi laureati e moltissimi giovani che non studiano e non lavorano: i dati Istat ci fotografano agli ultimi posti in Europa. Di Mario Maviglia

laurea diploma istruzione

Qualche giorno fa l’ISTAT ha presentato il Rapporto Livelli di istruzione e ritorni occupazionali, con i dati relativi al 2017. Emerge un quadro abbastanza sconfortante per quanto riguarda l’Italia. Infatti mentre nel nostro Paese il 60,9% della popolazione di 25-64 anni ha almeno un titolo di studio di scuola secondaria superiore, in Europa tale percentuale è del 77,5%. Ricordiamo che il possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è ritenuto il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese in quanto viene considerato il livello minimo indispensabile per acquisire le competenze di base di cittadinanza e per agire attivamente e consapevolmente nella società attuale.

Ancora più profondo appare il gap relativamente ai laureati: 18,7% in Italia, 31,4% nella media UE. L’Italia detiene inoltre il triste primato di giovani di 15-29 che non studiano e non lavorano, i cosiddetti neet = not (engaged) in education, employment or training: erano 2 milioni e 189 mila nel 2017 (pari al 24,1 della popolazione considerata, contro il 13,4 della media UE). Sono numeri che fanno rabbrividire e che dovrebbero sensibilizzare fortemente i decisori politici a interventi di tipo correttivo, anche se va detto che dal 2008 la quota di popolazione con diploma secondario superiore è in costante crescita; molto più contenuta invece crescita della quota di popolazione con laurea rispetto alla media UE.

Le donne

Analizzando più nel dettaglio i dati pubblicati, emergono alcuni elementi di un certo interesse. Così, ad esempio, si scopre che il livello di istruzione delle donne risulta più elevato di quello degli uomini: a fronte del 63% di donne che ha un diploma di scuola superiore, vi è un 58,8% di maschi; e ancor più marcata è la differenza tra i laureati (21,5% donne, 15,8% uomini). Non solo: i livelli di istruzione delle donne aumentano in modo più veloce di quelli maschili.

I laureati

Se si analizza il dato dei laureati in riferimento alla popolazione di 30-34 anni si rileva che in Italia i laureati costituiscono il 26,9% di questa fascia di età a fronte del 39,9% della media UE. Ma le differenze territoriali in Italia sono molto marcate: i laureati al Nord sono il 30%, al Centro il 29,9% e nel Mezzogiorno il 21,6%. Il divario di genere è però a favore delle giovani donne: a fronte di una giovane laureata su tre, abbiamo un giovane su cinque.
L’indicatore delle persone laureate appare particolarmente significativo in quanto, come nota l’ISTAT, uno degli obiettivi della strategia Europa 2010 sull’istruzione era quello di portare i laureati di questa fascia di età al 40% e l’Italia appare in forte ritardo rispetto al resto dell’UE, collocandosi al penultimo posto. Il traguardo del 40% è ritenuto fondamentale "sia per stimolare la crescita economica sia per rendere compatibile crescita e inclusione sociale".

Se si declina quest’ultimo dato in senso territoriale, si scopre che la percentuale più bassa viene registrata nel Mezzogiorno: tra i laureati della fascia 30-34enni laureati, già bassa nel Nord e nel Centro (30,0% e 29,9%), nel Mezzogiorno si riduce al 21,6%, con un divario territoriale in aumento.

Gli stranieri

Per quanto riguarda l’istruzione degli stranieri, a differenza di quanto avvenuto negli altri Paesi europei, in Italia negli ultimi 9 anni si è ridotta la quota di stranieri in possesso di un titolo secondario superiore e nel contempo non è aumentata la quota dei laureati. Se si analizza il dato riguardante la quota dei 30-34enni con un titolo universitario o parauniversitario, i cittadini italiani si attestano sul 30,1%, mentre i cittadini stranieri si fermano all’11,8% (nel resto d’Europa la differenza è mediamente di 5 punti di scarto). E se si analizza la popolazione nel suo complesso, in Italia tra gli stranieri solo il 47,7% possiede almeno un diploma di scuola secondaria superiore (o equivalente) contro il 62,5% degli italiani, mentre il 12,1% ha conseguito un titolo terziario a fronte del 19,5% registrato dagli italiani. Si noti che in Europa la quota di stranieri in possesso di un titolo terziario è intorno al 35,6%, con una differenza media rispetto ai cittadini UE del 5%, come detto sopra. In Francia il divario fra stranieri e cittadini francesi è del 9%, mentre è praticamente assente in Germania e addirittura è a favore degli stranieri nel Regno Unito. Insomma, l’Italia sembra attirare stranieri con un basso livello di istruzione.

L'abbandono scolastico

Altri dati riguardano l’abbandono scolastico. La quota di 18-24enni che ha abbandonato precocemente gli studi si attesta intorno al 14% e per la prima volta in nove anni non viene registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Com’era immaginabile, l’abbandono scolastico precoce è più rilevante tra gli stranieri rispetto agli italiani (33,1% contro il 12,1%), anche se il dato degli stranieri è in costante miglioramento. Altrettanto immaginabile il fatto che vi sono forti differenze territoriali negli abbandoni scolastici: 18,5% nel Mezzogiorno, 10,7% nel Centro e 11,3% nel Nord.

Una situazione preoccupante: ma chi si preoccupa? 

Questi dati restituiscono una realtà molto deficitaria del nostro sistema formativo, anche se non costituiscono una novità. Ciò che preoccupa è che non sembra esservi consapevolezza nell’opinione pubblica nazionale (e ancor meno nella nostra classe politica) dell’incidenza che il livello di istruzione assume nello sviluppo economico e sociale del Paese. E d’altro canto nel corso di questi ultimi anni il sistema scolastico è stato investito di una serie di incombenze (quali sicurezza, vaccinazioni, appalti ecc.) assolutamente marginali rispetto al suo mandato istituzionale. Si trascura che un Paese come l’Italia, che non ha particolari materie prime se non il proprio patrimonio artistico e culturale, può competere sul piano internazionale solo puntando sulla formazione e sul know how, ossia sull’istruzione.

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