Educazione bene prezioso: "Ripartire con la scuola di base"

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Educazione bene prezioso: "Ripartire con la scuola di base"

Tra i tanti documenti di questo periodo ce n’è uno che, finalmente, parla con il linguaggio pedagogico per dare idee e fare proposte sulla riapertura della scuola. Di Mario Maviglia

ripartire cover

Gli ex componenti del Comitato scientifico nazionale sulle Indicazioni Nazionali del primo ciclo hanno elaborato un documento, sotto forma di lettera aperta, in vista della riapertura delle scuole a settembre, con particolare riguardo proprio al settore del primo ciclo.

Ripartire con la scuola di base Di Patrizia Bettini, Giancarlo Cerini, Sergio Cicatelli, Franca Da Re, Italo Fiorin, Gisella Langé, Franco Lorenzoni, Daniela Marrocchi, Elisabetta Nigris, Carlo Petracca, Franca Rossi, Maria Rosa Silvestro, Rosetta Zan

Diciamo subito che l’aspetto saliente del contributo – esplicitato dagli stessi estensori – è quello di aver focalizzato l’attenzione sugli elementi più squisitamente educativi e pedagogici della questione, dopo che per mesi il discorso è stato monopolizzato da altri elementi periferici e collaterali. Ma questi esperti vanno volutamente oltre il dato emergenziale prefigurando una scuola che, pur tenendo conto della particolare esperienza vissuta in questi mesi, vuole affrontare le sfide del prossimo futuro all’interno di un quadro istituzionale e pedagogico caratterizzato dalla centralità dell’educazione.

Un discorso di prospettiva 

Questa sottolineatura appare fondamentale per impostare un serio discorso di prospettiva sulla scuola e sull’istruzione/formazione. Rispetto ad altri Paesi equiparabili al nostro per livello di sviluppo economico, l’Italia presenta infatti un divario preoccupante proprio sul piano degli esiti formativi e scolastici e per l’attenzione che viene riservata ai temi scolastici e dell’istruzione nel dibattito politico (e nei finanziamenti pubblici).

La vicenda dell’epidemia potrebbe costituire l’occasione per invertire questa rotta e per portare i problemi della scuola al centro dell’agenda politica proprio per la consapevolezza che, come viene detto nel documento, “l’educazione dei nostri ragazzi è il bene più prezioso della nazione”.

Si tratta di capire quale forza o coalizione politica oggi in Italia abbia consapevolezza di ciò e possa portare avanti un disegno così ambizioso, avendo il coraggio di guardare oltre i sondaggi elettorali settimanali e oltre le asfittiche aspettative degli elettori della maggioranza di turno.

Le proposte

Il documento avanza molte proposte su:

  • curricolo essenziale
  • valutazione formativa
  • rinnovamento della didattica
  • formazione in servizio
  • organizzazione degli spazi-tempi
  • utilizzo delle tecnologie
  • inclusione
  • interazioni con il territorio ecc.

È importante sottolineare che gran parte di esse sono il frutto delle migliori esperienze ed elaborazioni sviluppate nel corso di questi anni in varie parti del nostro Paese, mentre altre derivano da idee maggiormente sviluppate all’estero e che da noi stentano ancora ad affermarsi: pensiamo alla “necessità di educare precocemente, sin dalla primissima infanzia, i bambini alla responsabilità, all’autocontrollo e all’autoregolazione dei propri comportamenti, alla prefigurazione delle conseguenze dei propri atti. Si punta eccessivamente sul controllo degli adulti, sull’attenzione quasi maniacale ai possibili pericoli nel contesto, piuttosto che sull’educazione all’autonomia e alla responsabilità.”

L’alleanza con il territorio

La sottolineatura della necessità di un’alleanza con il territorio rappresenta un esplicito richiamo all’esigenza di abbandonare velleità autoreferenziali sia sul piano della gestione dei processi di apprendimento (oggi i ragazzi possono fruire di “tante risorse socioeducative, culturali, scientifiche che il territorio mette a disposizione -musei, biblioteche, parchi, aree di patrimonio culturale, centri di aggregazione sociale…”), sia su quello della governance con la correlativa esigenza di pervenire alla sottoscrizione di “appositi protocolli o patti educativi tra la scuola e le diverse rappresentanze del territorio, sia istituzionali che associative, per la comune definizione di interventi e di competenze integrate.” Insomma, i processi formativi e istruzionali sono troppo importanti per essere delegati alla sola scuola e richiedono necessariamente l’apporto concordato e condiviso di vari soggetti istituzionali e non.
Un unico appunto si può fare al documento in questione: quello di non aver stigmatizzato la deleteria tendenza a burocratizzare la scuola oltre ogni lecita ragione; tutte le proposte avanzate dal Comitato possono essere attuate solo se la scuola viene liberata dalle pastoie burocratiche che rischiano di deprimerne la vitalità e le energie.
 

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