Bambini senza voto: ricominciamo dai punti di forza

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Bambini senza voto: ricominciamo dai punti di forza

Il giudizio descrittivo e l'abolizione dei voti: per il rispetto di bambine e bambini nella loro crescita e la prevenzione delle corse degli adulti. Di Guglielmo Rispoli

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È diventato legge il cosiddetto “decreto scuola” di cui si è parlato molto in questi giorni.

Oltre alle misure urgenti per la regolare conclusione dell’anno scolastico, lo svolgimento degli esami di Stato e i concorsi, il testo contiene una importante innovazione per la scuola primaria: l’abolizione dei voti. Si prevede infatti che la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni  venga espressa attraverso “un giudizio descrittivo”. 

Perché questa novità?

La novità è… che questa novità è antica: nasce dal disposto di una Legge (la 517 del 1977) che aveva posto l’Italia al primo posto d’Europa in fatto di valutazione ed inclusione. Era già così oltre 40 anni fa. Poi la ministra Gelmini nel 2008 aveva riaperto la porta alla pagella con i voti numerici.

I genitori più adulti, che accompagnano oggi i figli nella scuola primaria, troveranno nei cassetti dei loro ricordi un documento di valutazione descrittivo che parla proprio di loro. Questi stessi genitori, non tutti, oggi cercano l’ultima novità nelle applicazioni dell’iphone subitaneamente acquistato o la conferma dell’8 in geometria del proprio bambino: “prende solo 7 in italiano ma è un genio in matematica”.

Il rispetto dei bambini

La spinta di una parte residuale del Paese e del Parlamento ha preteso il rispetto dei bambini nella loro crescita e la prevenzione delle corse degli adulti. I promotori sono quelli che hanno studiato di più, conoscono di più, ascoltano, approfondiscono ed argomentano… pensano e non sintetizzano con etichette.

La valutazione formativa

Dal prossimo anno scolastico la valutazione dei bambini si farà come già prescrive perfino la nostra legge italica: «La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento degli alunni, […] ha finalità formativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo di tutti e di ciascuno. Documenta lo sviluppo dell'identità personale e promuove l’autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze» (art. 1 D.L. 62/2017)

È importante che la scuola argomenti e spieghi ai genitori quali sono i punti di forza di ciascun bambino e bambina per orientarli al meglio che possono e potranno fare a scuola e forse anche nella vita. Tutti i bambini hanno punti di forza.

Quale descrizione valutativa? 

La vita non dà voti, presenta prove. L’esistenza da bambini come da ragazzi, giovani ed adulti presenta contesti, occasioni, situazioni facilitanti o difficili. Sarà importante avere conoscenze per capire e ragionare, strategie per attrezzarsi a convivere con le situazioni ed i problemi, sicurezze (consolidate dalle presenze affettive ed emotive) per prendere iniziative, avere un atteggiamento critico e costruttivo.

I ragazzi e i giovani che avranno una buona visione di sé a 16 come a 23 anni sono quelli che non hanno (né hanno avuto) paura di cadere ma la certezza di potersi rialzare continuamente. Ecco perché non servono né i 3 né i 10 e lode: entrambi non facilitano la crescita e la consapevolezza, creano i miti dell’uomo nero e del principe salvatore.

Analizzare i processi di apprendimento, condividere le difficoltà, dialogare sui momenti di crisi e di perditi della propria fiducia ed autostima sono e saranno elementi essenziali del vivere a scuola. Le difficoltà si affrontano e si superano vivendo le sensazioni di freddo e di caldo, di lontananza e di vicinanza ed in cui quell’ «aiutami a fare da solo» e «non annoiarmi con i tuoi insegnamenti» (Maria Montessori) saranno gli assi portanti della professione docente.

Quale docente?

Chi insegna sa di non sapere.

È il dubbio in persona, ama l’orizzonte e non vede gli scogli o le baie. Capisce che ci saranno rotte e soste utili, ma, da buon comandante e saggio timoniere, comprende la difficoltà di viaggiare controvento così come gode per la soddisfazione di avere la luce del sole o quella della stella polare a riscaldare o aiutare l’orientamento.

Chi insegna e sa guidare è il regista dei processi educativi e di apprendimento: non spiega, organizza, stimola e poi lascia imparare provando e sbagliando e riprovando.

L’insegnante insicuro è una contraddizione in termini.

Chi sa stare con i bambini e con i ragazzi vive pezzi memorabili della propria storia di Vita a scuola ma soprattutto di Vita personale su un pianeta che è fatto di Mare, di Sole e di Cieli.

Chi insegna si emoziona per gli errori e per i successi dei piccoli che orienta e guida.

Ama il silenzio, adora ascoltare, osservare. Sistema scrupolosamente, nella memoria della propria storia professionale, l’ansia laboriosa di Gaia, il vorticoso procedere di Emanuele, la gioia soddisfatta del piccolo Andrea, la confusione e voglia di cantare e ballare della piccola Imma, la genialità di quel  bambino con disabilità che è un punto di forza in una classe di "normodotati" anche un po’ monotoni.

Lasciamo ad altri il titolo di prof… (brutta consonante per finire una parola).

Meglio maestri… come Alberto Manzi, Mario Lodi, Gianni Rodari e, volendo potendo, Leonardo da Vinci.

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