La prova di lettura INVALSI: uno strumento anche per i docenti

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Dall’anno scorso la “Prova di lettura” viene proposta solo alle classi campione. Ma può essere un valido strumento per una primissima esplorazione delle difficoltà di lettura. Di Paolo Mazzoli

gruppo classe lettura 2

La Prova di lettura INVALSI, che fino al 2016 si chiamava “Prova preliminare di lettura”, è destinata ai bambini di seconda primaria e, dallo scorso anno scolastico, viene somministrata solo agli alunni delle classi campione. In figura è riprodotta la copertina dell’ultima Prova di lettura rilasciata, cioè resa pubblica e utilizzabile da chiunque, che si è svolta il 9 maggio 2018. La prova del 2019 si è svolta il 6 maggio.

È una prova a tempo. In 2 minuti i bambini devono scegliere la figura che rappresenta una parola. Le parole proposte sono 40 e comprendono sia parole semplici, di uso comune e composte di 2 sillabe, sia parole più complesse, di uso meno frequente e composte di 5 sillabe. Nella figura si vede un estratto della prova con alcune parole quadrisillabiche.

Il risultato di questa prova non ha mai contribuito al punteggio dell’alunno nella prova di Italiano del grado 2, che misura soprattutto la capacità di comprensione della lettura di un testo narrativo. La finalità della prova di lettura, non a caso denominata “prova preliminare”, è infatti un’altra.
La prova fu introdotta nel 2009 con due obiettivi. Rilevare la capacità di lettura strumentale dei bambini al termine della seconda classe primaria e, allo stesso tempo, studiare in che modo eventuali difficoltà dei bambini nell’apprendimento strumentale della lettura potessero spiegare le loro risposte nella prova di Italiano che, come è evidente, presuppone competenze linguistiche già abbastanza sviluppate. In altre parole si volevano separare le difficoltà di decifrazione linguistica, che attengono al processo di acquisizione iniziale della lingua scritta, dalle vere e proprie difficoltà di comprensione di un testo.

Quali risultati sono emersi

Grazie ai dati che sono scaturiti da questa prova, l’INVALSI ha elaborato un primo studio nel 2011 e uno più recente che è stato presentato in un seminario che si è svolto a Roma nel 2016 (entrambi gli studi sono citati e linkati in fondo a questo post). Già dalla prima ricerca emergeva come la quasi totalità dei bambini risponde correttamente a tutti gli item e che arriva a leggere, in media, 33-34 parole su 40. Quindi le parole non decifrate non sono tanto parole lette male quanto parole che il bambino non è arrivato a leggere nei due minuti a disposizione.
Gli studi effettuati hanno inoltre messo in evidenza l’esistenza di una correlazione positiva (ma di moderata entità) tra il numero delle parole correttamente riconosciute nella prova di lettura “decifrativa” e il punteggio nella prova di comprensione.
Se la correlazione fosse stata molto consistente si sarebbe certamente messa in discussione la collocazione della prova di Italiano in seconda primaria. È evidente infatti che se i risultati di una prova di comprensione sono determinati principalmente dalle difficoltà di lettura strumentale, la sua validità, almeno per gli scopi per cui viene proposta, ne risulta compromessa.
L’insieme degli studi e dei risultati ottenuti ha indotto l’Invalsi a considerare non più necessario proporre la prova di lettura all’intera platea dei bambini di seconda primaria e quindi a limitarsi alle sole classi campione. Questo perché nel corso degli anni si è visto che mentre i risultati della prova di Italiano sono utilizzati (sempre di più e sempre più approfonditamente) dalle scuole nell’ambito dell’autovalutazione e per valutare l’efficacia delle diverse strategie didattiche, i risultati della prova preliminare di lettura devono essere integrati con strumenti ben più raffinati che richiedono precise tecniche di somministrazione individuale. Ma nulla esclude che anche le scuole che non hanno classi campione, e gli stessi insegnanti in modo autonomo, possano utilizzare il fascicolo della prova di lettura come strumento di osservazione in classe.

La metodologia delle prove di velocità e correttezza

La metodologia delle prove a tempo per evidenziare criticità specifiche della decifrazione, è molto conosciuta e diffusa, sia in ambito scientifico e clinico che in ambito scolastico. In Italia sono molto noti i lavori e i materiali prodotti dal gruppo di ricerca coordinato da Cesare Cornoldi dell’Università di Padova, il cosiddetto “Gruppo MT” (memoria e training). Già dai primi anni ottanta si diffusero le “prove MT” che nel tempo si sono affermate come strumento diagnostico o osservativo facile da utilizzare e estremamente utile anche in ambito scolastico.
Negli studi del gruppo di Cornoldi si mette in luce come tra i due indici di padronanza della lettura strumentale, la velocità e la correttezza, il primo risulti in genere più preciso e affidabile. Ed è proprio sulla base di questa circostanza che la prova di lettura Invalsi, pur nella sua semplicità, può rivelarsi un valido strumento per una primissima ricognizione delle situazioni da approfondire con maggiore attenzione.

Per saperne di più

Prova di Lettura per la seconda classe della scuola primaria somministrata il 9 maggio 2018. Il fascicolo a questo link.

Campodifiori, Figura, Martini, Papini. “La prova di lettura strumentale di II Primaria e la relazione con la comprensione del testo”. Il working paper n. 15/2011 a questo link.

Desimoni, Mastrogiovanni, Mattei. “Predittori della comprensione del testo nei primi anni di scuola primaria: un'analisi multilivello”. Presentazione illustrata al 1° Seminario nazionale “I dati INVALSI: uno strumento per la ricerca”, svolto a Roma il 26 settembre 2016. La presentazione a questo link

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