I dubbi di una mamma sulle prove INVALSI

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Una riflessione sulle esercitazioni, più o meno ripetitive, che si svolgono in classe in vista delle prove INVALSI. Di Paolo Mazzoli 

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Qualche giorno fa ho ricevuto la seguente mail:

“Buonasera, sono la madre di un bambino che frequenta la scuola primaria. Le scrivo non tanto a proposito delle prove che si svolgeranno a maggio quanto per avere delle delucidazioni in merito alle esercitazioni che vengono fatte svolgere in classe ai bambini per "allenarsi" a superare le prove.
Prima domanda: è corretto fare provare e riprovare fino all'esasperazione questi test ai bambini da qui fino a maggio?
E ancora: i test di preparazione possono essere valutati dalle insegnanti che li somministrano ai propri alunni utilizzando i punteggi ottenuti insieme agli altri voti scolastici per calcolare la media a fine anno?
Le chiedo questo perché nella classe di mio figlio quando frequentava la seconda elementare, la maestra non solo ha fatto esercitare gli allievi praticamente tutti i giorni su questi test ma ha anche utilizzato il punteggio conseguito per determinare i voti nella pagella finale. 
Oggi, frequentando la quinta elementare, siamo di fronte ad una situazione già vissuta che, sinceramente, non credo sia l'ideale né per i bambini né tantomeno per lo scopo per il quale le prove INVALSI sono state create”.

Riporto qui sotto la mia stringata risposta.

“Gentile signora, intanto la ringrazio della sue domande che pongono alcuni problemi interessanti e non banali.
Senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento mi limito a darle brevi risposte.
Le scelte di metodo e di contenuto degli insegnanti appartengono esclusivamente a loro e alla scuola in cui lavorano. Personalmente non credo sia utile far esercitare per molto tempo gli alunni con continue prove e verifiche ma, dalla sua domanda, non ho elementi per dire in che modo gli esercizi proposti dagli insegnanti siano integrati nel lavoro didattico. Sarebbe poi utile sapere se l’insegnante utilizzi prove originali INVALSI (svolte negli anni passati) o prove elaborate da altri, o presenti in appositi libretti da acquistare, sulla cui qualità l’INVALSI non ha alcuna responsabilità. Posso inoltre riportarle quello che dicono le Indicazioni Nazionali sul tema da lei sollevato: "L’Istituto nazionale di valutazione rileva e misura gli apprendimenti con riferimento ai traguardi e agli obiettivi previsti dalle Indicazioni, promuovendo, altresì, una cultura della valutazione che scoraggi qualunque forma di addestramento finalizzata all’esclusivo superamento delle prove" (Indicazioni Nazionali 2012, sezione "Organizzazione del Curricolo").
Nel momento in cui un docente svolge test, o prove, o esercizi, all’interno della sua didattica, i risultati che ne derivano possono certamente contribuire ad esprimere le valutazioni finali. Questo non significa che sia opportuno farlo, così come si potrebbe discutere dell’opportunità di calcolare medie aritmetiche di punteggi per pervenire alla valutazione finale”.

Non è la prima mail che ricevo su questo tema, anche se me ne sarei aspettate molte di più, che testimonia il fatto che, contrariamente a quanto spesso si dice, i genitori sono sempre più interessati alle attività didattiche che i loro figli svolgono in classe.
Vorrei allora cogliere l’occasione per fare una riflessione più generale su questo tema. È certamente vero che in molte classi si fanno svolgere esercizi più o meno simili alla prove INVALSI, spesso di dubbia qualità, sciupando tempo prezioso che potrebbe essere utilizzato per attività più interessanti e sensate. Ma è anche vero che questo avveniva, e avviene ancora, anche indipendentemente dalle prove INVALSI. A questo vorrei anche aggiungere che, sempre più spesso, i docenti più avveduti usano le prove INVALSI in un modo completamente diverso, analizzandole a fondo, insieme alle risposte date dai loro alunni,  e proponendo un ristrettissimo numero di domande, spesso anche solo una o due, per sollecitare i bambini a discutere e a proporre soluzioni alternative.
Sono convinto che questo modo di lavorare sia molto più incisivo e, in ultima analisi, anche più efficace per preparare i ragazzi alle prove INVALSI".

Per saperne di più

Nella pagina web dedicata ai materiali presentati al 3° Seminario Nazionale “I dati INVALSI: uno strumento per la ricerca” (Bari 26-28 ottobre 2018) ci sono molti esempi di lavoro in classe sulle prove INVALSI. Ne segnalo uno tra i tanti illustrato dai docenti del Circolo Didattico di Montecorvino Rovella (SA): “Osservazione, analisi, strategie d'intervento: un percorso comune dalla scuola dell'infanzia alla scuola primaria”, reperibile a questo link

Più in generale, sul senso e l’uso delle prove INVALSI si può fare riferimento al libro di Mario Castoldi “Capire le prove INVALSI” edito da Carocci Faber. 

 

 

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