La discussione sul ddl "La Buona Scuola", parte prima

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [68MSMN97] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [EZ76PVBX] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [ALTIS6JV] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Paolo Bonanno segue per noi il cammino del ddl per la "buona scuola" alla Camera. Ecco la prima puntata. 

L'accesso alle risorse di questa sezione è riservato ai seguenti profili

Entra Non sei ancora registrato? Fallo ora!
Paolo Bernacca per "La Vita Scolastica" e "Scuola dell'infanzia"

Vignetta di Paolo Bernacca.

Il ddl 2994, universalmente noto come “La buona scuola”, del quale ho abbondantemente parlato nei giorni scorsi, commentando il testo presentato dal Governo, ha avviato il suo cammino nell’aula della Camera, dopo una serrata discussione presso la Commissione cultura, accompagnata, sul piano sociale, dalla formulazione da parte di 32 tra associazioni sindacali e associazioni del personale della scuola, dei genitori e degli studenti, di un appello su “La scuola che cambia il Paese”, da uno sciopero generale del personale della scuola (5 maggio) e da una conseguente consultazione, il 12 e 13 maggio, dei sindacati e delle associazioni.

Il testo che è approdato alla discussione dell’Assemblea di Montecitorio, e del quale, dopo la conclusione della discussione generale, è iniziata la votazione dei singoli articoli, è stato in parte modificato dalla Commissione cultura e molti emendamenti sono stati presentati anche all’esame dell’Aula. Con questi ulteriori interventi, che inizio oggi, cercherò di fornire notizie il più possibile aggiornate sulle modifiche apportate alle norme più significative del testo presentato dal Governo, mettendo in rilievo le implicazioni delle stesse rispetto al progetto originario.

L'ARTICOLO 1

L'articolo 1 è stato approvato con modifiche importanti. Infatti da semplice articolo “programmatico”, nel quale si illustravano sommariamente le finalità del provvedimento, il testo ridisegnato prima dalla Commissione Cultura e quindi dall'Assemblea della Camera dei deputati specifica che compito delle istituzioni scolastiche sarà quello di attuare una programmazione triennale dell'offerta formativa per il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l'apertura della comunità scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà locali. Programmazione triennale, dunque – e non un mero “piano triennale” come previsto sbrigativamente nel testo originario – con un richiamo esplicito ai contenuti dell'autonomia delle istituzioni scolastiche definiti dal d.P.R. 275/1999. Mi sembra importante rilevare come da parte della Commissione si sia tentato di recuperare il ruolo fondamentale delle scuole come corpo complessivo, che opera sinergicamente con tutte le sue componenti: tuttavia – e lo vedremo nell'analisi dei prossimi articoli – non sembra che le norme successive siano del tutto coerenti con questa impostazione soprattutto rispetto al ruolo degli organi collegiali, indicati come primi propulsori dell'attività didattica delle singole istituzioni in un'ottica – appunto – di autonomia.

L'ARTICOLO 2

Il primo comma contiene un sostanziale mutamento di rotta rispetto all’intenzione del progetto governativo di implementare quasi a dismisura i poteri di intervento sulla vita delle istituzioni scolastiche da parte del dirigente. Così viene attenuata l’enunciazione originaria (“è rafforzata la funzione del dirigente scolastico”) sostituita dall’indicazione che “il dirigente scolastico, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, garantisce un'efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali, fermi restando i livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio nonché gli elementi comuni dell'intero sistema scolastico pubblico”.

Il piano triennale dell’offerta formativa – questa è un’altra significativa modifica – dovrà essere elaborato dal collegio dei docenti e non più, come disponeva la norma originaria, dal dirigente scolastico. Questi comunque avrà il compito di definire gli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione. Il compito di approvare il piano spetterà, come d’altra parte è già previsto, al consiglio di circolo o d'istituto.

Nel nuovo testo dell’articolo 2 è contenuta anche una nuova stesura dell’articolo 3 del d.P.R.. 275/1999, che disciplina le modalità con le quali è esercitata l’autonomia delle istituzioni scolastiche. In sostanza, oltre alla nuova cadenza triennale del piano dell’offerta formativa, con una forzatura che crea – anche tecnicamente – un’alterazione delle dinamiche esistenti all’interno delle istituzioni scolastiche, l’emendamento approvato dalla Commissione cultura e confermato dalla decisione dell’Assemblea modifica alcune delle competenze degli organi della scuola. Infatti, senza modificare l’articolo 10 del d.l.vo 297/1994, che definisce le attribuzioni del consiglio di circolo o di istituto, attribuisce al dirigente scolastico il potere di definizione degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione, di competenza attualmente del consiglio. Non solo: questa decisione contraddice chiaramente i principi generali in materia di organizzazione della pubblica amministrazione, secondo i quali vi deve essere una chiara distinzione tra gli organi di indirizzo e gli organi di gestione; nel dirigente scolastico verrebbero a confluire, invece, entrambi i poteri, creando un chiaro conflitto istituzionale.

Devo rilevare che questi indirizzi contraddicono anche quanto lo stesso ddl prevede nell’articolo 1 come riformulato.

Oggi l’Assemblea della Camera continua la serrata discussione, che dovrebbe portare all’approvazione in prima lettura del disegno di legge nella giornata di mercoledi 20. Vedremo, quindi, come saranno approvati altri due degli articoli fondamentali, che si collegano strettamente ai primi due, riguardando le modalità di definizione dell’organico dell’autonomia e le competenze del dirigente scolastico. Ne parleremo domani.

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola