Pensioni: come si applica la "quota 100" al personale scolastico?

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Pensioni: come si applica la "quota 100" al personale scolastico?

Per insegnanti e operatori nel settor istruzione, a tempo indeterminato, sarà possibile presentare domanda di cessazione dal servizio entro il 28 febbraio 2019. Di Paolo Bonanno

maestro sindacalista

La prima avvertenza da evidenziare è questa: le norme contenute negli articoli da 14 in poi del decreto-legge n. 4 del 28 gennaio 2019, entrato in vigore il 29 gennaio, non costituiscono una riforma del sistema pensionistico ma introducono al suo interno, in via temporanea e sperimentale, una forma di accesso anticipato al trattamento di quiescenza, legata alla maturazione di determinati requisiti di anzianità, sia anagrafica (età) sia contributiva. Al momento, quindi, la disciplina generale dell’accesso al trattamento pensionistico anticipato rimane vigente ma è affiancata dalla facoltà attribuita ai lavoratori di optare per questa ulteriore soluzione.

Cos'è "quota 100"?

L’articolo 14 del richiamato decreto-legge (che, lo ricordo, diventerà definitivo solo al momento della conversione da parte delle Camere) prevede, come accennato, solo in via sperimentale, che, per il triennio 2019-2021, coloro che sono iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonché alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, possono conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni.

Questa facoltà potrà essere esercitata cessando dal servizio in determinate “finestre di uscita”, correlate anche alla data di maturazione del diritto. In ogni caso il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 può essere esercitato anche successivamente a tale data, come vedremo tra breve.

Una rilevante novità è costituita, in riferimento all’esercizio della facoltà di utilizzazione della “quota 100”, dallo svincolo dagli incrementi alla speranza di vita del requisito di età anagrafica, che, pertanto rimarrà fermo nel periodo di applicazione della nuova normativa. Sarà anche possibile, ai fini del conseguimento del diritto alla pensione (e quindi per raggiungere quota 100) che gli iscritti a due o più gestioni previdenziali, che non siano già titolari di trattamento pensionistico a carico di una di tali gestioni, esercitare la facoltà di cumulare i periodi assicurativi non coincidenti nelle stesse gestioni amministrate dall’INPS, costituendo in tal modo un’unica posizione assicurativa, utile ai fini della maturazione del requisito contributivo necessario.

Come detto le decorrenze per l’esercizio della facoltà sono diversificate: coloro che maturano entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti dalle norme del decreto-legge, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019, mentre coloro che maturano dal 1° gennaio 2019 i requisiti, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.

Questo in termini generali. Per i dipendenti pubblici, invece, tenendo conto della specificità del rapporto con la pubblica amministrazione e dell’esigenza di garantire la continuità ed il buon andamento dell’azione amministrativa la normativa su “quota 100” si applica con la seguente disciplina:

a) i dipendenti pubblici che maturano entro la data di entrata in vigore del decreto-legge (e quindi entro il 29 gennaio 2019) i requisiti richiesti, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° agosto 2019;

b) i dipendenti pubblici che maturano i requisiti dal giorno successivo alla predetta data, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi;

Viene poi specificato che la domanda di collocamento a riposo deve comunque essere presentata all'amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi;

Come si applica al personale della scuola?

Al personale della scuola anche ai fini del conseguimento della “pensione quota 100” – lo specifica il comma 7 dell’articolo 14 – continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, che prevedono l’unica finestra di uscita dal 1° settembre dell’anno scolastico successivo alla presentazione della domanda di cessazione, domanda che deve essere presentata entro la data stabilita annualmente da un apposito decreto ministeriale.

Poiché tale data è già stata superata al momento dell’entrata in vigore del decreto-legge, viene stabilito che in sede di prima applicazione, e quindi per quest’anno scolastico, il personale della scuola con rapporto di lavoro a tempo indeterminato può presentare domanda di cessazione dal servizio entro il 28 febbraio 2019, con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno scolastico o accademico.

Purtroppo il decreto non si occupa, al momento, di stabilire come i pensionandi della scuola con quota 100 potranno presentare all’INPS la domanda di corresponsione del trattamento di quiescenza, domanda che è ormai autonoma da quella di cessazione dal servizio. È augurabile che in sede di conversione del decreto-legge venga introdotta una norma che definisca con chiarezza le modalità e gli effetti di presentazione di tale domanda, per evitare anomalie nell’erogazione del primo assegno pensionistico, o che comunque il MIUR – modificando o integrando il decreto ministeriale n. 727 del 15 novembre 2018, che fissava al 12 dicembre 2018 la data di presentazione della domanda di cessazione – detti sollecite istruzioni operative in proposito.

La non cumulabilità

La pensione quota 100, precisa il decreto-legge, non è in ogni caso cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia (attualmente 67 anni), con i redditi da lavoro dipendenti o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.

Fornite queste prime rapide informazioni rinvio ad un successivo intervento la completa descrizione degli interventi operati dal decreto-legge 4, che riguardano anche altri istituti previdenziali rilevanti quali la pensione di anzianità ordinaria, l’”opzione donna” e la cosiddetta APE sociale, rinviando comunque un discorso più generale all’avvenuta conversione in legge del decreto stesso.

Leggi anche:

Pensioni: cosa è cambiato oltre a "Quota 100"?

"Quota 100", e altro... le istruzioni ministeriali

  

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