La “regionalizzazione della scuola”: quali conseguenze?

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Una questione ampiamente dibattuta in questo periodo, e che ha sollevato molte reazioni, è l’attribuzione di una “autonomia differenziata” alle regioni Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Ecco come la vicenda interessa anche il settore dell'istruzione. Di Paolo Bonanno 

mappa nord italia

Una questione ampiamente dibattuta in questo periodo, e che ha sollevato molte reazioni, è l’attribuzione di una “autonomia differenziata” alle regioni Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. L’attribuzione riguarda anche il settore dell’istruzione, sia sul piano degli ordinamenti che del personale scolastico.

Il contributo ad un dibattito che porti a comprendere pienamente il significato delle scelte che si stanno facendo.

Ritengo doveroso dare un mio sia pur piccolo contributo ad un dibattito che deve portare a comprendere pienamente il significato delle scelte che si stanno facendo, invitando tutti a fare altrettanto, senza sottovalutare la portata di questa vicenda che deve trovare una risonanza ben più ampia di quella che, per fortuna, si sta già formando nelle coscienze di molti, ma ancora di troppo pochi.

Le norme

L’articolo 116 della Costituzione italiana attribuisce l’autonomia speciale ad alcune regioni (Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste). Tali regioni dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

Lo stesso articolo prevede inoltre che, su determinate materie, possano essere attribuite alle regioni attualmente a statuto ordinario ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Tra le materie (art. 117) ci sono l’istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione dell’istruzione e formazione professionale, e le norme generali sull’istruzione.

L’iniziativa per l’attribuzione delle ulteriori forme di autonomia appartiene alle singole regioni e l’approvazione della legge, che deve avvenire a maggioranza assoluta dei componenti, deve essere preceduta da una intesa tra lo Stato e la Regione proponente.

I fatti di oggi

In questo periodo circolano le bozze delle intese tra lo Stato e le regioni Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. I contenuti delle proposte di Lombardia e Veneto spaziano praticamente su tutte le materie individuate dal dettato costituzionale; quella dell’Emilia Romagna ha invece un’area di richieste più contenuta. Tutte e tre, comunque, comprendono l’istruzione e quella delle regioni Lombardia e Veneto anche le norme generali sull’istruzione. Anzi, i testi delle proposte di intesa di queste due regioni sono esattamente identici, evidentemente formulati dalla stessa mano e con gli stessi intenti.

Quali potrebbero essere le ripercussioni sul sistema scolastico e sui suoi operatori?

Lombardia e Veneto chiedono il trasferimento sostanzialmente integrale delle competenze in materia di istruzione (comprese le norme generali sull’istruzione), partendo innanzitutto dalla disciplina dell’organizzazione del sistema educativo regionale di istruzione e formazione, sia pure specificandone le funzioni nel quadro del sistema educativo concordato a livello nazionale.

Oltre alla disciplina di tutte le materie che riguardano il sistema scolastico, la proposta prevede il trasferimento alla regione delle risorse umane, finanziarie e strumentali dell’Ufficio scolastico regionale e degli Uffici d’ambito territoriale, pur lasciando al personale già in servizio la facoltà di opzione per la permanenza nei ruoli dell’amministrazione centrale o periferica. Il trasferimento riguarderà inoltre i dirigenti scolastici (fatta salva la medesima facoltà di permanenza nei ruoli della dirigenza scolastica statale), che comunque saranno nominati e ai quali saranno attribuiti gli incarichi da parte della regione.

Per quanto riguarda il personale docente, l’intesa prevede un accordo tra Stato e Regione per la permanenza nei ruoli statali, fatta salva - come detto - la facoltà del personale interessato di chiedere il trasferimento nei ruoli regionali che saranno appositamente istituiti.

Prime osservazioni

Queste sono le grandi linee di un progetto molto più vasto e del quale dovranno essere analizzate attentamente le conseguenze, sia al livello delle regioni che otterranno il trasferimento delle competenze legislative e delle relative risorse finanziarie, sia nei confronti delle regioni che rimarranno ancorate all’ordinamento generale.

Mi preme mettere in evidenza in questo momento la contraddittorietà di questo processo (che pure è previsto dalla norma costituzionale) con la complessiva disciplina dei rapporti legati all’istruzione e alla sue finalità, e l’enormità di un fatto che non mi sembra abbia ancora trovato la giusta rilevanza nell’opinione pubblica: tutto questo avverrà attraverso l’approvazione di una legge ordinaria, da parte della maggioranza parlamentare esistente nel momento della discussione della legge stessa. Ciò significa che una parte sicuramente minoritaria del Paese si assumerà la responsabilità di rompere (non soltanto in materia di istruzione) l’unità dell’offerta delle condizioni dei cittadini per una partecipazione effettiva all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (articolo 3 della Costituzione, vedi sotto).

Conclusione

È necessaria a questo punto una profonda riflessione su quanto si sta muovendo in questo momento nel Paese; in particolare su cosa si cela dietro le iniziative intraprese dalle Regioni fino ad ora interessate all’acquisizione dell’autonomia differenziata e su quali saranno le conseguenze effettive, al di là delle rassicurazioni di prammatica circa il mantenimento dell’unità della Nazione. Riflessione che non può fermarsi a considerazioni superficiali ma che deve scavare a fondo sulla natura di quanto si sta prospettando e quindi sul futuro che attende la nostra Comunità nazionale.

ARTICOLO 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

  

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