Leggiamo il ddl per la Buona Scuola – I poteri del dirigente scolastico

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Leggiamo il ddl per la Buona Scuola – I poteri del dirigente scolastico

Paolo Bonanno legge per noi il ddl per la Buona Scuola, in cinque puntate: autonomia, il ruolo del dirigente, organizzazione degli organici e assunzioni, l'educazione 0-6, le deleghe. Ecco la seconda puntata, dedicata ai poteri del dirigente scolastico.

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La vignetta di Bernacca

Una precisazione

Inizio subito con una precisazione rispetto al mio precedente post: il testo del ddl che stiamo analizzando è quello che è circolato subito tra gli addetti ai lavori ed è oramai largamente diffuso in rete. Manca infatti un documento ufficiale depositato alle Camere. Come già detto, leggeremo questo testo in cinque post, dedicati ad altrettanti aspetti sensibili, e che contengono elementi di novità per l'organizzazione della scuola:

In questo post, mi soffermerò sul potere dei dirigenti. Nella (assai disorganica, in verità) formulazione del ddl, spicca infatti con particolare evidenza quanto prescritto dall’articolo 2, comma 1: “al fine di dare piena attuazione al processo di realizzazione della autonomia e di riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione, […] è rafforzata la funzione del dirigente scolastico”.

In che cosa consiste questo rafforzamento? Proviamo a individuare nel testo del ddl tutti gli elementi utili a dare una risposta il più possibile completa.

 

I poteri del dirigente

L'articolo 7 del ddl conferisce al dirigente scolastico un primo specifico compito: assicurare il buon andamento dell'attività dell'istituzione scolastica autonoma. Dunque gli si chiede di svolgere compiti di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento. Sua, a quanto si legge, è anche la responsabilità delle scelte didattiche e formative, nonché della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti.

In questo ambito di competenze, come si vede molto esteso, il ddl introduce alcune specificità che, secondo alcuni, renderebbero la figura del dirigente simile a quella di un manager d'azienda. Lascio ad altri valutazioni di questo tipo. Per ora, mi preme mettere in luce due criticità, riguardanti il Piano triennale e la scelta del personale, e render chiaro quel che cambia rispetto al passato nel ruolo del dirigente. Infatti non è facile orientarsi al proposito: l’andamento del ddl che possiamo leggere, come detto, risulta infatti assai dispersivo, e specialmente nelle disposizioni che riguardano le competenze dirigenziali.

Criticità

1. Elaborazione del Piano triennale

La prima disposizione che incontriamo è contenuta nell'articolo 2, comma 9, inframmezzata da quelle che disciplinano l'istituzione del Piano triennale dell'offerta formativa (su cui vi chiedo di leggere il mio primo post): il Piano triennale – afferma la norma richiamata – è elaborato dal dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto, nonché i principali attori economici, sociali e culturali del territorio.

Ho già messo in evidenza come questa norma entri in conflitto con quanto previsto dal comma 8 dello stesso articolo: quest'ultimo, infatti, prevede che il Piano triennale venga composto secondo quanto dispone l'articolo 3 del d.P.R. 275/1999 e dall'individuazione del fabbisogno di posti e di infrastrutture e attrezzature materiali. Poiché l'articolo 3 prevede a sua volta che la competenza nella elaborazione del POF e nella sua deliberazione appartengano, rispettivamente, al Collegio dei docenti e al Consiglio di istituto, la formulazione del comma 9, se confermata, genererebbe le incongruenze già messe in evidenza parlando del Piano triennale e un evidente conflitto tra gli organi dell'istituzione scolastica.

2. Individuazione del personale dagli albi

Sempre nell'articolo 2, al comma 11, il ddl prevede che i dirigenti scolastici, una volta definito il Piano triennale, scelgano il personale da assegnare ai posti dell’organico dell’autonomia, con le modalità di cui all’articolo 7. Quello che preme mettere in evidenza in questa sede è che il dirigente non assumerà il personale docente: individuerà invece tra i docenti collocati negli albi dai quali sarà composto l'organico coloro che, già assunti nei ruoli, potranno svolgere le attività di potenziamento dell'offerta formativa. Si adombra una forma di “chiamata diretta”? Il rinvio alle modalità di cui all'articolo 7 sembra negare questa eventualità, come vedremo tra breve.

Novità

Proviamo ora a dare un compendio delle novità che il ddl introdurrebbe al proposito del ruolo del dirigente. Tra quelle di più immediata descrizione c’è la facoltà del dirigente degli istituti secondari di intervenire direttamente sui percorsi formativi degli studenti della scuola secondaria nonché nei percorsi di alternanza scuola-lavoro. Quanto alle specifiche disposizioni sulle competenza del dirigente scolastico, segnalo ancora una volta che il testo non è chiaro né ha un andamento perspicuo: tali norme, infatti, sono inframmezzate disorganicamente da norme sulla costituzione dei ruoli del personale docente. Cerchiamo tuttavia di mettere ordine nelle proposte.

1. Bandi per incarichi di docenza

In primo luogo, e qui si tratta di un’innovazione sostanziale, legata alle nuove modalità di costituzione degli organici del personale docente, il dirigente scolastico avrà il compito di proporre ai docenti iscritti negli albi territoriali e al personale docente di ruolo già in servizio presso altra Istituzione scolastica, incarichi di docenza per la copertura dei posti assegnati all’Istituzione scolastica che guida. Il dirigente, quindi, potrà emanare sostanzialmente dei bandi per l’attribuzione di incarichi che dovranno rispondere ai seguenti principi e criteri:

  • gli incarichi, rinnovabili, dovranno avere durata triennale, coordinata con il ciclo triennale di definizione degli organici;
  • dovrà essere data pubblicità dei criteri adottati per selezionare i soggetti cui proporre un incarico;
  • gli incarichi conferiti e la relativa motivazione a fondamento della proposta dovranno essere resi pubblici;
  • si potrà prevedere l'utilizzo del personale docente di ruolo in classi di concorso diverse da quelle per la quale possiede l’abilitazione, purché possegga titolo di studio valido all’insegnamento.

Qualora i dirigenti non provvedano nel senso indicato è previsto un potere sostitutivo degli Uffici scolastici regionali.

2. Scelta dello staff

Il comma 5 dell'articolo 7 dispone anche in ordine alla individuazione dei docenti che coadiuvano il dirigente nell’organizzazione dell’istituzione: dovranno essere di ruolo e non più di tre. La norma appare più restrittiva rispetto a quella vigente (articolo 25, comma 5, del decreto legislativo 165/2001), secondo la quale nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti, senza alcuna limitazione nel numero dei collaboratori.

3. Numero di alunni per classi

I dirigenti scolastici potranno anche intervenire, nell’ambito della dotazione organica assegnata e delle risorse disponibili, sul numero di alunni e studenti per classe, portando le opportune riduzioni allo scopo di migliorare la qualità didattica. Fine delle “classi pollaio”? Se ci saranno sufficienti risorse, che comunque condizionano qualsiasi iniziativa!

4. Periodo di prova e merito

Introduce nuovi poteri del dirigente scolastico anche la procedura prevista dall'articolo 9 del ddl per lo svolgimento del periodo di formazione e di prova del personale docente. Il personale docente ed educativo in periodo di formazione e di prova, infatti, è sottoposto a valutazione da parte del dirigente scolastico sulla base di un’istruttoria del docente con funzioni di tutor, sentiti il Collegio dei docenti e il Consiglio di istituto. In caso di valutazione negativa del periodo di formazione e di prova, è sempre il dirigente scolastico a disporre la dispensa dal servizio con effetto immediato, senza obbligo di preavviso. Se il personale proviene da altro ruolo docente o della pubblica amministrazione, il dirigente scolastico provvede alla restituzione al ruolo di provenienza, nel quale il personale interessato assume la posizione giuridica ed economica che gli sarebbe derivata dalla permanenza nel ruolo stesso. E sarà sempre il dirigente scolastico, sentito il Consiglio di Istituto, ad assegnare annualmente, sulla base della valutazione dell’attività didattica una somma destinata a valorizzare il merito al personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

Una domanda per finire

Una domanda conclusiva: quale figura di dirigente emerge dalle proposte governative? In questo momento mi astengo dal formulare dei giudizi, ma ritengo che una riflessione non superficiale sia necessaria perché ho la sensazione che attraverso le norme che ho descritto si pongano le basi per costruire, attraverso l'attuazione delle deleghe che il Governo chiede con l'articolo 21, una mutazione sostanziale della natura delle istituzioni scolastiche. E quindi della natura stessa della scuola italiana.

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