Leggiamo il ddl per la Buona Scuola – L'autonomia e il piano triennale

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Leggiamo il ddl per la Buona Scuola – L'autonomia e il piano triennale

Paolo Bonanno legge per noi il ddl per la Buona Scuola, in cinque puntate: autonomia, il ruolo del dirigente, organizzazione degli organici e assunzioni, l'educazione 0-6, le deleghe. Ecco la prima puntata, dedicata all'autonomia.

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Dal decreto al ddl

Giovedi 12 marzo, con una mossa forse meditata ma anche imposta dalla situazione politica, il Governo ha deciso di rinunciare, per avviare la realizzazione del piano sulla Buona Scuola, allo strumento del decreto-legge. Si sarebbe trattato di uno strumento rapido nel dare corpo alle proposte, data l'immediata entrata in vigore, ma anche rischioso in quanto sottoposto a scadenza e al vaglio, spesso turbinoso, di un Parlamento non sempre ossequioso al volere dell'Esecutivo.

La scelta dunque è caduta sull'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di un disegno di legge double-face: una prima parte, destinata ad una immediata applicazione, e una seconda (articolo 21) contenente minuziose deleghe al Governo per l'emanazione di provvedimenti aventi forma di legge, in un tempo molto dilatato (18 mesi dall'entrata in vigore della legge).

I tempi

Tenendo conto che la parte dispositiva dovrebbe produrre i suoi effetti fin dall’anno scolastico 2015-2016, non si può non tener conto del fatto che l'anno scolastico inizia il 1° settembre, mentre l'iter del ddl si avvia nella seconda metà di marzo. Il Parlamento è già oberato della necessità di approvare in tempi abbastanza stretti una ampia revisione della Costituzione e una controversa legge elettorale; tra breve sarà temporaneamente bloccato da una tornata elettorale che riguarderà molte Regioni. Anche se tutto filasse liscio, si può prevedere un'approvazione del provvedimento e la sua entrata in vigore non prima della fine del mese di maggio, cioè a tre mesi dall'avvio dell'anno scolastico. A quel punto, si dovranno ridefinire gli organici, avviare i meccanismi di assunzione di un grande numero di docenti, assegnandoli alle loro sedi e ai nuovi organici, il tutto dovendo emanare anche strumenti amministrativi di applicazione della legge.

Che dire? Buona fortuna a tutti! Per parte mia, mi sembra utile illustrare subito il ddl nei suoi elementi fondamentali di novità, specialmente sotto il profilo tecnico. Lo farò in cinque post distinti e rispettivamente dedicati a: 

  • L'autonomia e Piano triennale
  • I poteri del dirigente
  • Organizzazione degli organici e assunzioni
  • Educazione 0-6
  • Deleghe

L'autonomia e il Piano triennale

La prima parte del ddl (articoli da 1 a 20) contiene norme molto disparate, dalle quali emerge immediatamente un dato: le istituzioni scolastiche avranno l'onere di determinare triennalmente la propria offerta formativa (articolo 1), e a questa triennalità saranno legati altri adempimenti dell'amministrazione: organici, mobilità del personale e cadenza dei procedimenti di assunzione.

Quale autonomia?

La prima novità sostanziale legata alla determinazione del Piano triennale è l'istituzione di un “organico dell'autonomia”, disciplinato dall’articolo 6. Tale organico, afferma l’articolo 2, dovrà essere “funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle Istituzioni scolastiche come emergenti dal Piano triennale”. La finalità primaria, quindi, è individuata nella realizzazione della autonomia connessa alla riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione.
Tuttavia è necessario rilevare come il Piano triennale risulti adottato, in realtà, in un quadro di autonomia limitata: in contraddizione con quanto dispone il d.P.R. 275/1999 – che tra l'altro non viene espressamente abrogato dalle norme del disegno di legge – il Piano dell'offerta formativa viene sostanzialmente sottratto alla determinazione finale delle singole scuole.

La sua efficacia, infatti, è subordinata ad un controllo e ad una valutazione esterni, da parte dell'Ufficio scolastico regionale in prima battuta e da parte del MIUR che, afferma l'articolo 2, comma 6, "verifica il rispetto degli indirizzi strategici [che sono pertanto sottratti alla determinazione delle scuole – nda] di cui al comma 3 e conferma le risorse destinabili alle infrastrutture materiali e il numero di posti dell’organico dell’autonomia effettivamente attivabili, nel limite delle risorse disponibili. Le istituzioni scolastiche, entro il mese di febbraio, aggiornano conseguentemente il Piano, che diviene così efficace".

Piano triennale: chi, come, quando

Stando a quel che si legge nel ddl, dunque, le istituzioni scolastiche dovrebbero fornire entro il mese di febbraio una ipotesi che diventerà operativa soltanto dopo l’assenso degli organi centrali (che, tra l’altro, nel periodo tra ottobre e febbraio, dovrebbero esaminare quasi 9000 piani triennali!). Sorge a questo punto qualche dubbio sull’effettiva piena attuazione dell’autonomia, che sembra incentrata più che altro sulla previsione del ddl di un rafforzamento della funzione del Dirigente scolastico per garantire una immediata e celere gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali.

Uno dei contenuti di tale rafforzamento, descritto compiutamente nell’articolo 7 del ddl, è indicato immediatamente dall’articolo 2, secondo il quale “il Piano triennale è elaborato dal dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto, nonché i principali attori economici, sociali e culturali del territorio”. Questa disposizione sembra affidare l’elaborazione del Piano triennale (ivi compresi, quindi, i contenuti di natura didattica) al solo dirigente scolastico, sottraendone la competenza al collegio dei docenti (v. art. 3, comma 3, del d.P.R. 275/1999), la cui funzione avrebbe un mera natura consultiva (“sentito il collegio dei docenti”). Soltanto nella fase di prima attuazione, relativa all’a.s. 2015-2016, il collegio dei docenti sarebbe coinvolto nella predisposizione di una ipotesi-stralcio di Piano per l’offerta formativa, che verrebbe redatta di concerto con il Collegio dei docenti e sentito il Consiglio di Istituto.

I contenuti del Piano triennale

Inoltre i contenuti del Piano triennale saranno in parte quelli individuati dall’articolo 3 del d.P.R. 275/1999, integrati dall’indicazione del fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell’organico dell’autonomia, sulla base del monte orario degli insegnamenti, anche utilizzando la quota di autonomia dei curricoli e gli spazi di flessibilità, nonché del numero di alunni con disabilità, ferma restando la possibilità di istituire posti di sostegno in deroga; del fabbisogno dei posti per il potenziamento dell’organico dell’autonomia, in riferimento alle iniziative di potenziamento dell’offerta formativa; e infine del fabbisogno di infrastrutture e attrezzature materiali sulla base dei progetti materiali. 

Per l’anno scolastico 2015-2016, il Dirigente scolastico, sulla base della predisposizione dell’ipotesi-stralcio di Piano per l’offerta formativa, avrà il compito di individuare i docenti da destinare all’organico funzionale della Istituzione scolastica di riferimento, scegliendoli dal ruolo territoriale (di cui parlerò più avanti) e dai relativi albi. Si tratterà dei docenti nuovi assunti, in quanto al personale docente già assunto a tempo indeterminato alla data di entrata in vigore della legge non si applicherà la disciplina dell’iscrizione negli albi territoriali e di proposta dell’incarico da parte del dirigente scolastico, meccanismo che vedremo nella terza parte di questa breve analisi dei contenuti del ddl.

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