Maurizia Butturini

Quando mi chiedono “Cosa fai?”, “Sono un’insegnante” rispondo. È così che mi penso, anche se faccio tanto altro: formatrice, coordinatrice pedagogica, referente da sempre per l’inclusione. Seguo da anni un progetto in Africa (Ciad). Sono autrice ed esperta per l’area infanzia di Giunti Scuola. Col lavoro sul campo e lo studio, la partecipazione a sperimentazioni e innovazioni in campo educativo, incontro esperti, istituzioni e tanti insegnanti che mantengono viva la mia attenzione e sensibilità verso difficoltà, idee e conquiste educative per l’infanzia.

Tra scuola e famiglia

  • È bello avere un rapporto di cordialità e simpatia con i genitori. Alcune colleghe riescono a gestire un "confine", ma altre vanno a "briglia sciolta". Come far comprendere il sentiero e il confine? Anna

    È sempre la riflessione sull’esperienza che ci può aiutare, insieme al dialogo collegiale. Il gruppo docente può aiutare i colleghi che faticano a trovare il giusto confine nella relazione con i genitori attraverso l’analisi degli atteggiamenti che vogliamo caratterizzino lo stile della nostra scuola. Lo stile relazionale è frutto di un percorso fatto assieme, magari con l’aiuto della formazione e con un attento monitoraggio in situazione, con una continua ripresa dei modi che abbiamo concordato e che rientrano nel patto educativo. La relazione è troppo importante per essere lasciata all’improvvisazione; se ci impegniamo a ricercare il nostro stile, improntato al dialogo, al rispetto, alla fiducia… questo sarà poi per noi naturale.

  • Abbiamo difficoltà a gestire i colloqui con i genitori e inoltre la mia collega ha un atteggiamento che ritengo sbagliato. Come posso rimediare? Piera

    Ogni colloquio va pensato e preparato prima nei minimi dettagli: il luogo dove incontrarci, il modo di accogliere i genitori, quanto vogliamo comunicare sul bambino raccontando punti di forza e aspetti su cui stiamo lavorando o che ci preoccupano, possibili traguardi su cui agire in sintonia, insegnanti e famiglia. Non è consentito improvvisare, assolutamente controproducente contraddirsi nel dire e sovrapporsi tra colleghi; è necessario mostrare sensibilità e rispetto, comprensione e disponibilità, fiducia e aspettative positive per poter ottenere dai genitori lo stesso comportamento. Parlatene in collegio e preparatevi a condurre i colloqui con uno stile non direttivo e dialogico.

A scuola con i bambini

  • Tanti bambini arrivano a scuola agitati, si soffermano poco, cambiano gioco senza elaborare qualcosa. Io mi sento veramente in difficoltà ad aiutarli. Maristella

    Proponiamo esperienze che calmano e rilassano, senza pensare di "insegnare" ma favorendo il vivere, il provare piacere, il sentire e l'emozionarsi assieme: la musica, la danza, il silenzio, l'ascolto poetico, la lettura fatta solo per godere di una storia, il contatto con la natura e i materiali naturali... Ascoltiamo i bambini. Da tempi brevi passeremo gradualmente a tempi sempre più prolungati. E queste esperienze di benessere aiuteranno i bambini a cambiare il loro modo di stare e mettersi in relazione.

  • Siamo in tanti a scuola, 6 sezioni, e abbiamo idee diverse tra docenti sul valore del gioco all’aperto. Quale approccio consiglia di tenere?

    Il giardino è per noi insegnanti un osservatorio privilegiato del fare e delle relazioni vere e autentiche. Non possiamo farne a meno. Negli spazi esterni i bambini entrano in contatto, a tutto corpo, con lo spazio e con foglie, terra, tronchi, alberi, frutti, sassi, bastoncini, rametti. Se il nostro giardino non è stato reso “artificiale, come spesso accade, con erba finta, cemento e solo giochi in plastica, è un’aula didattica straordinaria dove il gioco è esperienza personale e sociale di percezione e vera relazione con gli elementi. Idee e progetti liberamente scaturiscono dall’incontro con le cose e dal fare dei bambini, un fare che diviene un “pensare”.

  • Schede didattiche sì o no?

    La scheda è solo uno degli strumenti; può far parte di un processo che parta dall’esperienza, dall’esplorazione e dalla ricerca, dalla rielaborazione libera personale e dal confronto e dialogo con gli altri, come attività di verifica o di ulteriore rafforzamento, ma solo dopo. E dovrebbe essere pensata in modo interattivo e creativo. Purtroppo, molto spesso non è così. Le schede non possono sostituire esperienze e processi di costruzione delle conoscenze.

A scuola tra colleghi

  • A scuola c’è tensione. Ci sono colleghe che lasciano in disordine gli spazi utilizzati per attività con colori, colla, acqua, terra… Come comportarsi?

    Le esperienze con materiali di ogni tipo si fanno; sono indispensabili per partire dal pasticciamento e dall’esplorazione e poi evolvere verso forme sempre più evolute di costruzione e rappresentazione. Come ci prendiamo cura di allestire il contesto per giocare, così dobbiamo, assieme ai bambini, mettere in ordine e coltivare il rispetto verso le cose e le persone che lavorano per noi e per il nostro benessere. Dialoghiamo con il personale, spieghiamo le motivazioni educative del “fare” e prendiamo accordi che soddisfino tutti.

  • Come mostrare affetto verso i bambini?

    Essere affettuosi nella relazione è molto importante, in famiglia e anche a scuola. I bambini hanno bisogno che noi adulti doniamo loro gesti che diano sicurezza, col sorriso, lo sguardo, l’abbraccio e parole che comprendano e incoraggino; gesti e parole che ben si accompagnino all’autorevolezza e al rispetto che pure dobbiamo esercitare. Essere presenti nella relazione è la cosa più importante, nel far sentire al bambino fiducia, attenzione, empatia; sono l’assenza, il mancato ascolto a far male. “Solo nel contesto di saldi vincoli affettivi si dischiude all’essere umano la possibilità di rapportarsi con sé e con il mondo con serenità e allegria (Winnicott 1970).

  • È il caso per la/il supplente mettere in atto strategie in cui crede, anche se non sono le stesse dell'insegnante titolare?

    Quando entriamo in una scuola dovremmo essere accolti dai colleghi e informati su come la scuola sia organizzata, trovando punti di riferimento per proseguire, in sintonia, il lavoro. Se la supplenza è breve, meglio cercare di star bene assieme ai bambini, chiedendo aiuto agli altri insegnanti per gli aspetti fondamentali. Se invece la supplenza è lunga, l’insegnante che arriva, una volta compresa la situazione, ha il dovere di collaborare attivamente alla realizzazione del Curricolo. Ricercando innanzi tutto il dialogo e il confronto aperto su aspetti come quelli che lei ha rilevato. Spesso succede che frequentando più scuole come supplenti, possiamo imparare molto e confrontare modalità e stili differenti; accade anche che chi fa supplenza porti pensieri, idee e novità interessanti in un gruppo di docenti che magari da troppo tempo non si mette in discussione. Due sono gli elementi essenziali, a mio avviso, che ci sostengono: ricercare sempre il bene dei bambini, avere il coraggio di dialogare nei modi e nei tempi più opportuni, creando relazioni costruttive.