Siamo una scuola accogliente?

L’accoglienza è sicuramente un atteggiamento, una postura personale e collettiva ma si fonda su una dimensione strutturale, fatta di passaggi progettati e di azioni concrete. Ecco qualche strumento utile per tutti

di Gilberto Bettinelli · 13 settembre 2016
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Durante un laboratorio per insegnanti uno dei partecipanti mi ha interpellato: “Lei giustamente ci ha invitato a riflettere sul tema dell’accoglienza degli alunni, i NAI in particolare, ma io penso che per bene accogliere sia cosa buona che anche un insegnante nuovo venuto sia ben accolto. Nella nuova scuola dove mi trovo da qualche mese non ho mai incontrato personalmente, fino a ora, il dirigente né ho avuto una qualche iniziale informazione di contesto sull’istituto... lo sto conoscendo poco alla volta tramite l’esperienza diretta e le parole di alcuni colleghi, spesso assai diverse fra di loro. Nel mese di novembre in classe è arrivato un alunno straniero direttamente dal suo paese… nessuno si era preoccupato di dirmi qualcosa per tempo. Ho fatto del mio meglio …“.
Sì, ecco il punto, ho pensato.

Il doppio volto dell'accoglienza

L’accoglienza è sicuramente un atteggiamento, una postura personale e collettiva ma si fonda su una dimensione strutturale, fatta di passaggi progettati e di azioni concrete. Accogliere significa riuscire a non far sentire estranee le persone, anche i nuovi insegnanti, a coinvolgerle al meglio nella vita scolastica secondo le loro possibilità al fine di realizzare gli obbiettivi formativi e di istruzione propri della scuola. Quello dell’accoglienza è uno spirito, diciamo così, che dovrebbe pervadere l’insieme di una scuola. In senso specifico tuttavia può essere considerata anche una fase , iniziale, del processo di inclusione scolastica dei nuovi venuti, che vengano da un’altra scuola italiana o da un paese straniero. Si tratta di azioni rivolte evidentemente ai bambini ma, per essere davvero efficace, considera certamente i loro genitori, e anche gli insegnanti.

Domande da porsi

È dunque accogliente la nostra scuola? E la nostra classe? Domande che ci poniamo ora all’avvio di un nuovo anno scolastico e che magari ci riproporremo al termine per rilevare se qualcosa cambia nel corso del tempo. Si parla oggi di autovalutazione come passaggio fondamentale per reindirizzare le azioni e i progetti al fine di rendere la scuola sempre più efficace nel raggiungimento dei suoi obiettivi: possiamo riuscire a riflettere sul grado di accoglienza della nostra scuola, uno degli elementi che dovrebbero caratterizzare la qualità di una scuola veramente interculturale?

Strumenti da utilizzare

Vi propongo una scheda piuttosto semplice che possa aiutare in questo tipo di rilevazione valutativa ma anche eventualmente guidare nella realizzazione di azioni di accoglienza. Vi sono considerati alcuni temi e aspetti che ho messo a fuoco negli articoli di "Sesamo" dello scorso anno scolastico. La scheda può essere integrata in ogni scuola a seconda delle proprie specificità .
La può compilare il referente per l’intercultura, se esiste, insieme al dirigente scolastico. Ma sarebbe anche di un certo interesse che ogni insegnante lo facesse perché dalle risposte emergerebbe se e quanto ognuno è a conoscenza di ciò che la scuola fa per accogliere gli alunni NAI, se qualcosa fa, ovviamente. Emergerebbe anche quel che ogni insegnante, se coinvolto, ha pensato di fare personalmente e con i colleghi della classe. Non escluderei neppure che una parte del questionario, eventualmente integrata, potesse venire proposta al personale non docente, a partire da quello amministrativo che ha contatti con i genitori.

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