Ritorno tra i banchi

Anche quest’anno l’estate è agli sgoccioli. Cosa bolle in pentola? Con quali attività si può iniziare un anno scolastico importante come la quinta? Di Angela Maltoni. 

di Angela Maltoni · 01 settembre 2017
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Saluti e abbracci

Settembre è arrivato portando con sé l’inizio di un nuovo anno scolastico. È già da un po’, nonostante la calura estiva, che mi ritrovo a pensare da dove ripartire, considerato che la quinta è un anno particolarmente importante e delicato sotto molti aspetti. Il primo giorno di scuola, tra saluti affettuosi e abbracci, mi ritroverò davanti, come sempre accade a ogni “fine corsa”, non più i bambini spauriti della prima ma dei ragazzini chiacchieroni e allegri, carichi di aspettative e incalzanti di domande. Con la stessa voglia – spero – di quando ci siamo salutati a giugno, di continuare a raccontarsi nel nostro quotidiano rito dell’angolo morbido. Anche quest’anno ho riallestito questo “luogo” un po’ magico con cuscinoni e tatami, consapevole – come accade sempre in quinta – che lo spazio sarà un po’ più ristretto e dovranno contorcersi per riuscire a starci…

Vacanze disastrose o semplicemente noiose?

Oltre all’ascolto di come hanno trascorso l’estate – che spesso mi fa cambiare bruscamente rotta e buttare all’aria i miei piani - quest’anno ho pensato di rompere gli schemi e di partire da chi in vacanza si è annoiato. Parlare di vacanze è come sfondare una porta aperta, perché normalmente tutti hanno una gran voglia di condividerle con i compagni. Sono tuttavia sicura che qualcuno – rimasto a casa, in città – si sentirà un po’ a disagio e faticherà forse un po’ a raccontare i suoi giorni “noiosi”. Nella mia classe – come in molte scuole in zone disagiate dal punto di vista economico e socio-culturale – spesso i bambini hanno poco o nulla da raccontare delle loro vacanze. Pochi, i più fortunati, sono stati in qualche luogo di villeggiatura; alcuni si sono recati nei loro paesi d’origine ricongiungendosi temporaneamente ai parenti rimasti lì; altri hanno passato i mesi estivi in campagna dai nonni o sulle spiagge cittadine, qualcuno al centro estivo e tanti a casa. Lo scorso anno, al rientro, ricordo il pensiero di una mia alunna: “Sono rimasta tutta l’estate a casa e sono andata al parco giochi. Era più vuoto del solito e mi sono divertita moltissimo perché non c’era la coda per salire sullo scivolo e l’altalena era tutta per me”.
Per via di tutte queste situazioni, attraverso la lettura – da anni una mia modalità per iniziare la giornata scolastica – cerco sempre di stemperare possibili disagi guardando al lato umoristico del rimanere a casa per stimolare la discussione e coinvolgere tutti . Quest’anno ho scelto due titoli simili: il primo è “Il libro delle vacanze disastrose e degli scarabocchi”, di Bernard Friot edito da Lapis, la storia di un ragazzino che trascorre l’estate a casa trovando mille soluzioni alternative a vacanze che lui stesso definisce inizialmente “disastrose”. L’altro è “ Vacanze in balcone”, di Fulvia Degl’Innocenti , Biancoenero Edizioni, che racconta di un bambino rimasto in città.

Il “museo delle cose magiche”

I bambini partiti per luoghi lontani ritornano quasi sempre con oggetti dei loro paesi, che vanno ad arricchire il nostro piccolo “museo” – come loro lo definiscono – “delle cose magiche” che negli anni sta diventando sempre più interessante e carico di significato. Per riuscire a conservare questi ricordi di viaggio e “tramandarli” nel tempo, anni fa ho pensato di assegnare a ogni oggetto un numero e di raccogliere in un quadernetto la provenienza e le storie raccontate dai bambini legate a ricordi e tradizioni. Tra gli altri, in questa raccolta fanno bella mostra un cammello di cuoio acquistato a Casablanca, il modello in legno del monumento all’equatore fabbricato artigianalmente in Ecuador e una serie di piccoli elefanti portafortuna arrivati dalla Thailandia. Ci sono anche parecchi libretti in lingua, sempre molto graditi, che vanno ad arricchire la biblioteca multilingue della classe e servono a stimolare il mantenimento della lingua d’origine. E spesso chi li porta li legge ai compagni cercando poi di spiegarne il significato.
Quelli che invece non valicano i confini nazionali contribuiscono ugualmente a far crescere la raccolta con moltissime conchiglie, pietre, ramoscelli e pigne. Nei primi giorni di scuola spesso ci dedichiamo a catalogare questi oggetti – assegnando ad ognuno la sua collocazione all’interno della raccolta – e a raccontare, trascrivendole, le storie che si portano dietro. Ogni anno a fine scuola suggerisco di raccogliere reperti anche per quei bambini che restano in città. E in tanti, ispirandosi un po’ al bellissimo “Diario del tempo naturale”, di Chiara Sgarbi e Ketty Tagliatti edito da Artebambini , spesso mi portano frottage di selciati, cortecce di alberi e raccolte di foglie. Tutti materiali che servono a dar vita ad attività fortemente significative perché appartengono in qualche modo al loro vissuto personale. Negli anni passati da alcuni oggetti sono nate piccole opere d’arte e storie fantastiche, poi raccolte in un album illustrato dai loro disegni.

Un Diario per ricordare un percorso

Quello che sta per iniziare è un anno speciale perché conclude il ciclo scolastico alla scuola primaria. Solitamente in quinta, fin dai primi giorni, propongo ai bambini di tenere un diario che li accompagni lungo questo pezzo di cammino. L’ispirazione viene dalla lettura di “Insieme” e di “Il Mondo”, di Mario Lodi, del quale durante l’anno propongo alcune letture . Il nostro diario è un quadernone che può contenere immagini corredate da storie delle attività speciali, ma anche della quotidianità, delle uscite, delle gite, delle visite, dei laboratori che faremo. I bambini solitamente si appassionano molto e oltre a scrivere storie ed emozioni ne decorano con entusiasmo e bravura le pagine con belle illustrazioni e disegni. Insieme scegliamo anche cosa inserire nel diario e quanto spazio assegnargli. Non mancano le pagine di riflessione o di analisi degli obiettivi raggiunti e neppure quelle dedicate alle aspettative future. Un po’ di anni fa i bambini hanno raccontato come hanno imparato a leggere e a scrivere, in modo diverso rispetto alle altre classi, con il Metodo Naturale. Questo è stato particolarmente utile per rendermi conto della consapevolezza che avevano maturato rispetto al percorso alternativo che avevo scelto per loro e costituisce parte della mia documentazione pedagogica.
Uno di questi diari, previa fotocopiatura, lo abbiamo anche inviato per conservarne la memoria all’Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano.