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Forse succede che...

Che il compito degli ispettori tecnici sia ridare fiducia e speranza ai docenti?

di Arturo Ghinelli16 febbraio 20124 minuti di lettura

Voglio condividere con voi l'articolo “La scuola solubile” dell’ispettore Raffaele Iosa , pubblicato l’11 gennaio sul sito Scuola Oggi , perché dà fiducia alle insegnanti e lascia una speranza per il futuro .
Che sia proprio questo il compito degli ispettori tecnici: ridare fiducia e speranza ai docenti?

[…] Nonostante l’incipit pessimista, ho trovato una possibile risposta positiva per trovare nuove tracce nei dati della ricerca di Ilvo Diamanti pubblicata il 9 gennaio 2012 su Repubblica dal titolo “Voglia di un paese migliore”. Ricerca imperdibile per chi si occupa di scuola con una visione democratica delle opportunità dopo anni di depressione.
Nel settore “fiducia nelle istituzioni” gli italiani danno fiducia alla scuola con un bel 55,7%, +3,3% rispetto al 2010 . La scuola è ottima terza. Prime le forze dell’ordine (71,8% con un –2,6 dal 2010), e il Presidente della Repubblica (65,1 dal 70,9 del 2010). Giù e ultimi le banche con il 15,4% (crollo in un anno –7,2%), il Parlamento 8,9% (in un anno –4,5%, metà del consenso), i partiti 3,9% (metà consenso del 2010).
Miracolo a scuola? Come mai le cresce la fiducia? Come mai questo exploit? […] Potremmo dire che lo scarto attuale tra fiducia alla scuola (55,3%) e soddisfazione per il funzionamento (42,1%) si può leggere così: la fiducia onora gli insegnanti perché hanno resistito nonostante tutto , la soddisfazione boccia le politiche della destra, non solo sui tagli economici ma anche sui valori
[…]

A questo punto dell’articolo Iosa fa sei esempi disastrosi che rendono ancor più sorprendente i risultati della ricerca di Diamanti, ma che tralascio perché ne abbiamo già sentiti troppi!

[…] Se nonostante questi sei esempi, uno più brutto dell’altro, la scuola agli occhi degli italiani regge ancora , forse c’è qualcosa di più profondo e piacevole nelle nostre aule. Cose che la politica, l’amministrazione e il sindacalismo ormai non sa veder bene . La dimensione relazionale orizzontale è migliore di quanto si pensi.

Forse succede che, anche se con tanti bambini e poche sezioni, le maestre della scuola dell’infanzia si facciano in quattro. Forse succede che, anche se ballerini, gli insegnanti di sostegno diano l’anima. Forse succede che anche se con pochi soldi gli insegnanti traffichino con materiali poveri ma interessanti. Forse succede che una categoria bistrattata, offesa dal fannullonismo, stia invece operando oltre i limiti per dare a se stessi e ai propri ragazzi la cosa più importante della vita: la dignità del proprio operare.

Certo non tutti, certo non sempre, ma queste sono le sostanze solubilizzate da cui forse ripartire per il futuro della scuola . Nella mia vita ho sempre pensato che solo le grandi idee muovono davvero il mondo, che l’apologia taccagna del presente uccide, che solo chi ha “visioni” incide. Di queste visioni sento dal mio ufficietto e dalle mie scuole estesa richiesta: pensare grande e lungo. Di coagulare le briciole diluite nella brodaglia di adesso attorno poche idee-guida. Che per me sono essenziali: pedagogia, pedagogia, pedagogia! C’è in giro fame di pedagogia e di didattica, sensate e liberate. Desiderio di carisma, ricerca, piacere dell’insegnare [...]

Un cammeo ho trovato anche la metafora dell’amico sottosegretario Marco Rossi Doria, sulla “regola dell’hockey” per le azioni disciplinari nella scuola. Dopo il colorato muscolarismo dei votacci in condotta, un’idea finalmente pedagogica, che alle Mastrocole forse fa ridere ma che a noi maestri elementari viene dal cuore e con orgoglio. Davanti ad un ragazzo che sbaglia agiamo perché non sbagli più , la miglior punizione è una “mediazione”: un po’ in panchina ma a fare cose, e poi di nuovo in campo. Vuol dire osare pura filosofia sull’umano: nessuno è cattivo per sempre e di per sé. Piccole cose, segni di saggezza né di destra né di sinistra, ma di assoluto buon senso. E soprattutto contenenti una visione.

Forse per la scuola serve inventare anche altro, trasversale, più creativo, serio (e perché no tecnico) che non pensi ai posti e ai voti ma ai bambini . Su questo sarebbe piacevole lavorare. Diamanti ci segnala un terreno fertile: la scuola italiana di ogni giorno è migliore di chi la rappresenta e la governa . Partiamo dunque a ri-sperare, forse anche con forme aggregative “oltre” la tradizione novecentesca, ma con l’ispirazione antica e insieme moderna che la scuola o è per tutti o non è per nessuno .

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