È primavera: esperienze e percezioni nella natura

La Natura si risveglia e con essa il nostro stupore, assieme alle nostre emozioni più delicate. Siamo nel periodo giusto per conoscere, scoprire e apprendere. Di Maria Antonietta Nunnari, Pedagogista - Torino

di Redazione GiuntiScuola · 03 aprile 2019
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“Flora, la dea della primavera, un pomeriggio si trovò a passeggiare per gli ubertosi campi ricevuti in dote e li vide talmente ricoperti di fiori e colori da volerli contare, ma pur essendo una dea non poté farlo perché non le bastavano i numeri”. [1]

I luoghi in cui sperdiamo lo sguardo quotidianamente stanno subendo in questi giorni una silenziosa trasformazione. Poco importa se siano prati fioriti, piccole aiuole o anonimi lembi di terreno ai bordi di una trafficata strada di città.

La Natura si risveglia e con essa il nostro stupore, le nostre emozioni più delicate. Effetto della biofilia sostiene il biologo Edward O. Wilson, quella “tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali” [2] . Un legame con la natura, determinante per la maturazione psichica, [3] che i bambini manifestano sin da piccoli, attratti dagli esseri viventi che si muovono intorno a loro, che si trasformano e mutano sotto il loro sguardo curioso e indagatore.

L’osservare, il toccare, l’immergersi sensorialmente con la concentrazione che è propria di chi si apre al mondo, consente di cogliere via via le diversità e le varietà di forme, colori, dimensioni ovvero di leggere la biodiversità presente anche in un microcosmo. Per essere però compreso, il mondo dei significati in cui il bambino vive, richiede l’attivazione di differenti procedure di ricerca, di esplorazione, di ricognizione e non ultimi dialoghi silenziosi.

Chi ha avuto l’occasione di sperdersi nel giardino di Monet a Girverny, o in contesti simili, sa quanto trasformativa sia quest’esperienza: i gialli, i rosa, i bianchi, i rossi…gli infiniti gialli, rosa, bianchi, rossi. Gli odori talora netti, riconoscibili e a tratti contaminati delle diverse fragranze che si espandono e poi l’armonia delle composizioni, presente anche nell’incolto. Si sperimenta una fascinazione che è nucleo vivo dell’esperienza diretta con il mondo naturale.

Un’esperienza fatta di gesti delicati che i bambini imparano nel accarezzare senza danneggiare, nel prendersi cura.

Come dice De Bartolomeis “non c’è educazione senza senso del nuovo, della scoperta, dell’avventura, della meraviglia”. [4]

Gli occhi penetranti dei bambini esplorano la matematica geometria della natura, le sue plurime cromie, i movimenti al vento e i cambiamenti al tempo.

La mente si modella in relazione a queste esperienze e percezioni.

Come è possibile allora non avvertire qualche perplessità ed imbarazzo di fronte a luoghi educativi poveri di natura, dove si incontrano piante solo negli spazi destinati agli adulti o in locali addobbati con ramoscelli di “fiori di pesco” realizzati appallottolando carta crespa e con fiori dalla forma stereotipata definita dagli adulti e riempiti di colore dai bambini come attività di pittura.

È davvero questo l’incontro generativo che i bambini hanno, o meglio che vogliamo abbiano, con la Primavera? In quali occasioni e in quali luoghi possono sostare, assaporare, ascoltare, intuire quell’inesauribile repertorio di regolarità, strutture, consistenze, sensazioni ed emozioni che l’incontro con la natura sollecita. E ancora quanto quest’ultima è presente dentro gli ambienti della quotidianità.

Non penso ai materiali naturali ormai molto diffusi, preziosi suggeritori di trafficamenti ed esplorazioni neppure esclusivamente agli spazi esterni.

Quanto valore assume invece il vaso di primule, viole, ranuncoli, ad ornare il tavolo del pranzo, il micro orto e giardino contenuto nella bottiglia sospesa, la dichiarazione di vita dentro la zolla di prato fiorito collocata in una cassetta trasparente (anche la vaschetta per pesci opportunamente forata è adatta allo scopo), e poi bulbi messi a radicare in contenitori trasparenti.

Queste silenziose presenze, dichiarative della Bellezza e della Complessità della natura, sollecitano pensieri, rappresentazioni mentali, parole, apprendimenti.

I bambini che sono apprendisti delle cose del mondo hanno necessità denominarle per poterle identificare, riconoscere, comprendere.

Apprendono parole che gli adulti mettono a disposizione che designano categorie e altre connotative di singole identità. Attribuiscono alla frutta un nome (mela, pera) perché sono parole che usiamo quotidianamente ma la nostra scarsa conoscenza o attenzione limita le parole con cui descrivono la natura a categorie appunto (foglie, fiori).

Allora diamo uno spazio, non solo fisico, a margherite, ranuncoli, robinie...

E pensando ad ogni bambino con cui condividiamo l’avventura della crescita ricordiamo le parole della magnifica poesia di Pablo Neruda: “Vorrei fare con te quel che la primavera fa con i ciliegi”.

Riferimenti bibliografici:

[1] Enzo Maiorca, intervista pubblicata sul Venerdì di Repubblica, no. 754, 30 agosto 2002, pag. 47, citata da Silvano Riggio in Biodiversità Vol. 3, www.arpa.sicilia.it

[2] E.O. Wilson, Biophilia , Cambridge, Harvard University Press, 1984, pag. 7.

[3] Barbiero e R. Berto, Introduzione alla Biofilia. La relazione con la Natura tra genetica e psicologia , Roma, Carocci Editore, 2016, pag 18, 19.

[4] F. De Bartolomeis, " Il bambino dai tre ai sei anni e la nuova scuola infantile ", Firenze, La Nuova Italia, 1968.

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