Nel segno di Mario Lodi

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Nel segno di Mario Lodi

Una mostra testimonia l'attualità di un grande maestro

La mostra "La scuola di Mario Lodi" racconta uno dei maestri più importanti d'Italia, il suo pensiero, il suo modo di stare in classe, la sua attualità. Juri Meda ci racconta l'inaugurazione.

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L'inaugurazione della mostra. Foto di Luigi Briselli.

L'inaugurazione della mostra. Foto di Luigi Briselli.

La mattina di sabato 13 giugno 2015 il piccolo paese di Piadena è tornato ad essere un faro per la scuola pubblica italiana. Nella Sala Consiliare del Comune di Piadena è stata presentata la mostra La scuola di Mario Lodi, realizzata dalla Casa delle Arti e del Gioco di Drizzona (fondata da Lodi nel 1989 e oggi presieduta dalla figlia Cosetta) con il contributo della Fondazione Vacchelli di Piadena, della Fondazione Cariplo, della Fondazione Bancopopolare di Cremona e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona.

Di fronte ad una sala gremita, l’Assessore alla Cultura Marica Dall’Asta ha introdotto i lavori, ringraziando pubblicamente la Casa delle Arti e del Gioco per aver voluto simbolicamente allestire per la prima volta la mostra proprio lì, dove Mario Lodi ha trascorso gran parte della sua vita. Elisa Castelli (Vice-sindaco del Comune di Piadena) e Benedetta Leschiutta (Vice-sindaco del Comune di Drizzona e insegnante) hanno quindi portato i saluti delle rispettive amministrazioni comunali. Il senatore Luciano Pizzetti (Sottosegretario alle Riforme) ha portato i saluti del Governo, affermando che la «buona scuola» alla quale ci dovremmo ispirare oggi è quella libera, democratica e ispirata ai valori della Costituzione repubblicana promossa da Mario Lodi.


Il pubblico. Foto di Luigi Briselli

La parola è quindi passata agli organizzatori, Cosetta Lodi e Francesco Tonucci, psico-pedagogista, ricercatore dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Roma, per anni collaboratore del maestro Lodi.
La presidente della Casa delle Arti e del Gioco ha descritto il lungo e complesso lavoro, durato più di una anno, di ricerca dei testi, delle immagini, dei documenti e ha ringraziato gli autori (Francesco Tonucci, Barbara Bertoletti, Enrico Platè, la madre Fiorella e la sorella Rossella), con i quali ha condiviso lo sviluppo del progetto della mostra in tutto il suo percorso, e lo studio Orecchio Acerbo di Roma, che ha realizzato il progetto grafico.


L'intervento di Cosetta Lodi. Foto di Luigi Briselli

Francesco Tonucci ha iniziato il proprio intervento richiamando quello del senatore Pizzetti, dicendo che quella di Mario Lodi fu sicuramente una «buona scuola», ma ricordando anche che la scuola non è resa «buona» dalle leggi e dalle riforme, ma dagli insegnanti. È su di essi e sulla loro formazione che occorre investire. Questo è un grave difetto del sistema attuale, che insegna ai futuri maestri e maestre ad essere conformisti piuttosto che innovatori, a seguire il solco già tracciato piuttosto che ad uscire dal seminato. I buoni maestri sono tutti diversi, mentre i maestri mediocri sono tutti uguali. Di qui il senso di questa mostra, che intende indicare un’altra via a chi desideri percorrerla. Mario Lodi aveva scritto, in punta di penna, come lui solo sapeva fare: «Abbiamo lasciato un segno a chi vuole continuare...». Questa mostra ha raccolto quel segno da terra ed è riuscita a illustrarlo con chiarezza a chi intende continuare sulla strada tracciata da questo maestro straordinario che – messo di fronte ad una classe per la prima volta – non si era ritenuto in grado di insegnare.


Luciana Bertinato e Francesco Tonucci nei locali della mostra. Foto di Luigi Briselli

La scuola di Mario Lodi è una mostra fatta di immagini e parole, le parole di Mario Lodi e dei suoi bambini, tratte da interviste, libri, articoli, giornalini scolastici, relazioni di lavoro, interviste e lettere private. Le parole sono accompagnate dalle splendide fotografie recuperate grazie alla collaborazione tecnica del fotografo Luigi Briselli, in gran parte scattate in classe nel corso delle attività didattiche, che contribuiscono a testimoniare ancora una volta il metodo di lavoro sviluppato da Lodi. La cattedra è addossata completamente al muro e invasa di materiali. I banchi dei bambini sono raggruppati, gli uni di fronte agli altri, pronti per le attività collettive. Il maestro non sta quasi mai di fronte ai bambini, ma più spesso in mezzo a loro, a osservare e ascoltare piuttosto che a parlare. «Non c’è cattedra: per me una sedia è più che sufficiente» si legge nel pannello dedicato all’organizzazione dello spazio. È questa la scuola di Mario Lodi, nella quale il maestro sa essere una presenza discreta, che accompagna i futuri uomini e donne alla scoperta del mondo.


Fiorella, moglie del maestro Lodi. Foto di Luigi Briselli

In uno dei pannelli conclusivi della mostra, intitolato Promossi in quinta, è riportato il testo d’una relazione di lavoro del maestro ai genitori dopo una settimana di prima elementare, in cui egli afferma che gli alunni «sono tutti di normale intelligenza, pur rivelando [...] diversi livelli di maturazione, dovuti in gran parte alle situazioni ambientali in cui ogni bambino è cresciuto» e che pertanto sono tutti promossi sin da subito alla quinta elementare. «Se questo non si verificherà la responsabilità sarà del maestro e della scuola, per non aver messo in atto le tecniche educative adatte per sviluppare al massimo le attitudini naturali e l’intelligenza del bambino». È questa la scuola di Mario Lodi, nella quale il maestro si assume per iscritto le proprie responsabilità, stringendo un patto educativo con le famiglie che affidano alle sue cure i propri figli e avvertendo il peso e la delicatezza dell’incarico che la collettività gli ha assegnato, quello di formare cittadini consapevoli.


Un angolo della mostra. Foto di Luigi Briselli

La mostra ripercorre i nodi fondamentali della pratica educativa lodiana, fondata sul principio cardine della cooperazione educativa e realizzata attraverso la conversazione, il testo libero e la scrittura collettiva, la stampa scolastica (con la tipografia a caratteri mobili, il limografo e il ciclostile) con i giornalini di classe «Insieme» e «Il Mondo» (le cui raccolte rilegate sono esposte in teca), la corrispondenza interscolastica (famosa quella con la scuola di Barbiana), il disegno e la pittura collettiva, la musica e il teatro del corpo.
La moglie Fiorella e le figlie Cosetta e Rossella, la maestra Luciana Bertinato, gli amici Tonucci, don Sandro Lagomarsini, Tullia Colombo, i suoi alunni e le sue alunne (presenti in gran numero a testimonianza dei sentimenti vivi che ancora oggi li legano al loro maestro), sono stati i veri animatori della inaugurazione, con racconti in presa diretta relativi alle scene di vita scolastica e alle attività didattiche descritte nei testi e ritratte nelle fotografie in mostra che avrebbero meritato di essere registrati e audio-diffusi nelle successive edizioni.


Cosetta Lodi. Foto di Luigi Briselli

La mostra rimarrà esposta fino a domenica 28 giugno 2015 all’interno dei locali del Civico Museo Archeologico di Piadena. Speriamo che – in seguito – siano molte le amministrazioni locali e le istituzioni culturali che decideranno di ospitare questa mostra e aprirla al pubblico, consentendo la più ampia circolazione possibile delle idee e delle pratiche educative promosse da questo autentico innovatore della scuola pubblica italiana.

Mario Lodi ha scritto: «Abbiamo lasciato un segno a chi vuole continuare...». Chi intende ritrovare quel segno, non può non visitare questa mostra. 

Per saperne di più

Juri Meda: 18 Giugno 2015 Articoli

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