Imparare a guardare oltre le differenze

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Il prezioso regalo che le scuole multiculturali fanno ai nostri figli. A cura della Commissione genitori Cadorna - Milano.

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Ho in mente un bellissimo episodio di mio figlio, che secondo me esplicita molto chiaramente la realtà quotidiana dei nostri bambini.Ho procurato a mio figlio Dario uno zaino, precedentemente appartenuto ad un’amica, grigio e rosa. Dario è daltonico, e i daltonici non riconoscono il rosa. Alcuni mesi dopo che aveva iniziato ad usarlo, in viaggio presso amici, abbiamo avuto una conversazione gridata tra le stanze, di quelle tipiche tra genitori e figli:“Mamma, dove sono le calze?”.“Guarda nello zaino”; “Mamma, quale zaino?”, “Quello grigio e rosa” – ho risposto sovrappensiero. C’è stato un momento di silenzio sospeso, e poi la vocina di mio figlio: “Ah! È rosa?!?”.
Sia io che gli amici siamo scoppiati a ridere, davanti a questa inesorabile presa di coscienza, e io ho riso a cuor leggero, perché nei lunghi mesi duranti i quali Dario si era portato il suo zaino rosa a scuola, nessuno aveva commentato o lo aveva preso in giro.I nostri bambini sono così abituati a convivere con le differenze, che un dettaglio come lo zaino rosa passa completamente inosservato e non condiziona il rapporto tra i bambini.
Frequentando una scuola dove i Paesi rappresentati sono ufficialmente più di trenta, il confrontarsi con il diverso diventa la normalità. All'inizio, come sempre davanti alle novità, i nostri piccoli reagiscono con curiosità, e pongono domande: “Perché Mohamed non scende in mensa durante il Ramadan?”; “Perché Giulia va in Perù adesso e non aspetta la fine della scuola?”. “Perché alcuni bambini della mia classe fanno la dieta religiosa”, “Come mai Abel non viene mai a casa nostra?” “Come mai Anna è araba, ma fa religione mentre altri arabi no?”.
Manca in queste domande quel sentimento che nel mondo degli adulti accompagna ormai costantemente la diversità, ed è la paura; quella stessa paura che provoca la fuga delle famiglie italiane dalle scuole con “troppi stranieri”, e che porta a una specie di segregazione all’incontrario: comunità scolastiche ove i nuovi e futuri cittadini sono presenti in percentuali irrisorie, alla fine non coerenti con la società che si sta inevitabilmente formando in un trend difficilmente modificabile.
A questa età c'è solo la voglia di scoprire il mondo. E qui le opportunità di conoscenza non mancano. A partire dalla religioni.
È solo con l’esperienza che si impara che dallo Sri Lanka arrivano sia cingalesi (che parlano il cingalese, e sono buddisti), che tamil (che parlano il tamil, e sono induisti); che dall’Egitto arrivano parecchi cristiani (tendenzialmente con gli occhi azzurri), ma che ci sono anche donne musulmane che non portano il velo; che gli etiopi cristiani prima di Pasqua praticano un digiuno più rigoroso del Ramadan...
Per fortuna, in quinta la scuola propone un programma trasversale di studio delle religioni, durante il quale ognuno ha un momento di protagonismo, condividendo finalmente con i compagni (che si sa che poi i bambini, sui temi spirituali, mica scherzano!!), usi e costumi della propria pratica religiosa (mia figlia ha portato la campana tibetana…).
Spesso tutto questo essere così diversi l’uno dall’altro è molto faticoso, genera conflitti e incomprensioni e anche un po’ di incertezza, perché non sai mai veramente quale sia il grado di penetrazione dei messaggi che cerchi di mandare alla comunità scolastica…
Però, chi ha avuto la fortuna (o l’ardire) di frequentare una scuola multietnica, quando uscirà, in una città ove più o meno il 20% dei residenti è di origine straniera, avrà già l’esperienza relazionale necessaria per capire chi e cosa si nasconde dietro le differenze: esseri umani

Formarsi all’indipendenza di pensiero, opinione e giudizio è più difficile se tutte le tue compagne si vestono uguale, se tutte le famiglie danno per scontato che per il ponte si va a sciare, che d'estate si va al campus e poi al mare, e se le case che frequenti sono tutte conformi ad un unico stile di vita.
La scuola adesso è finita, e noi stessi ci chiediamo quali siano le diverse vacanze che i nostri bambini faranno: chi torna “al paese” a conoscere finalmente i nonni, chi – indipendentemente dalla confessione - si iscrive all’oratorio, chi va al mare, e chi frequenterà per tutta l’estate la piazza del quartiere, chi per il momento pensa al Ramadan, e chi nel corso dell’estate finalmente ritirerà i documenti dell’agognata e raggiunta cittadinanza… a tutti auguriamo riposo e serenità e una felice ripresa a settembre, dentro a questa nostra differente e variopinta comunità.
 

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