Il diritto dell’aspirazione al bene

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Contro le discriminazioni tanta scuola si impegna, soprattutto nei territori più difficili. Ma per darci strumenti e coraggio, abbiamo bisogno di cooperazione. Di Franco Lorenzoni

Simone_Weil

Simone Weil

Nel provare a temperare il crescente diffondersi dell’intolleranza nel discorso pubblico, c’è una parte consistente della scuola italiana che si sta impegnando con intelligenza e tenacia contro ogni tipo di discriminazione, facendo della costruzione e condivisione dei diritti il perno della pratica educativa. Ne ho avuta conferma in due convegni istituzionali tenuti a Firenze il 27 e 28 settembre e a Napoli il 6 e 7 dicembre oltre che in numerose occasioni di incontro costruite dal basso. Nella settimana iniziata il 10 dicembre - 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani - ci sono state oltre cento iniziative e manifestazioni in tutta Italia promosse dalla Tavola della pace di Perugia (www.peridirittiumani.it.) e dal Tavolo interassociativo Saltamuri (www.saltamuri.it)che ha raccolto in pochi mesi l’adesione di oltre 130 gruppi, associazioni, scuole ed enti locali. In un partecipato incontro nazionale, tenuto a Roma il 24 novembre, ha lanciato per quest’anno la campagna “Mille scuole aperte per una società aperta”, a cui chi desidera può aderire (https://goo.gl/forms/R94Oh80QL2MygZQE2)

L’incontro di Firenze, organizzato dal Comitato scientifico nazionale per le Indicazioni del MIUR, ha visto decine di scuole condividere percorsi in cui l’educazione alla cittadinanza aveva un respiro capace di integrare le più diverse discipline in un curricolo attento alla realtà che ci circonda. Cito come esempio un ottimo lavoro svolto nella scuola Melone di Ladispoli, in cui Massimo Malerba, insegnante di matematica, ha condotto in una terza media un lavoro approfondito sulle leggi razziali, proponendo ai ragazzi di rovesciare i 10 punti del Manifesto della razza del 1938 in 10 punti di sconfessione del razzismo, che i ragazzi hanno elaborato nel corso di una approfondita ricerca corredata da documentazioni scientifiche e citazioni tratte da libri e siti web, di cui i ragazzi hanno imparato a verificare la credibilità. 
L’incontro di dicembre, organizzato dal MIUR in collaborazione con il Comune di Napoli, con la consueta attenzione di cui è capace Vinicio Ongini, aveva per tema le periferie e come titolo “Educare alla bellezza e alla cura dei luoghi”. Interessante la scelta di svolgere la prima giornata dell’incontro in tre scuole della vasta periferia partenopea.
Ascoltando il resoconto dei gruppi di lavoro che hanno coinvolto, insieme a scuole di diverse regioni, numerose associazioni che lavorano nel territorio, mi è tornato in mente un passaggio dello “Studio per una dichiarazione degli obblighi verso l’essere umano”,straordinario testo scritto da Simone Weil nel 1943.  “Quando, in conseguenza delle azioni o delle omissioni degli altri uomini, la vita di un uomo è distrutta o mutilata da una ferita o da una privazione dell’anima o del corpo, in lui non è solo la sensibilità a subire il colpo, ma anche l’aspirazione al bene. C’è allora sacrilegio verso ciò che l’uomo racchiude di sacro”.

Chiunque lavori in campo educativo ha ben presente bambini e ragazzi che hanno subito ferite o privazioni tali da rendergli preclusa e inarrivabile l’aspirazione al bene. Conosce quanto quest’amputazione li faccia soffrire e renda a volte assai difficile lo stabilirsi in classe di relazioni positive, capaci di attenuare un’aggressività distruttiva che ha radici profonde. Ma è proprio nell’incontro con bambini e ragazzi, che portano tra noi la radicalità di questa sofferenza e ingiustizia subita, che siamo chiamati a misurarci e tentare di svolgere il compito educativo più arduo, per il quale spesso ci sentiamo inadeguati. “L'adempimento effettivo di un diritto non proviene da chi lo possiede, bensì dagli altri che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa” scrive ancora Simone Weil, all’inizio de “La prima radice”. In un anno che in tanti desideriamo dedicare ai diritti umani è importante non dimenticare che quest’obbligo è la prima concreta e difficile responsabilità con la quale dobbiamo fare i conti, per affrontare la quale abbiamo bisogno di cooperazione e conforto, per darci coraggio.

 

  

 

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