Prendere per mano, poi lasciar andare: accompagnare la continuità

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Prendere per mano, poi lasciar andare: accompagnare la continuità

Il numero 5 di "Psicologia e Scuola" dedicato alle transizioni: un articolo di Maurizia Butturini sulla continuità

disegno scuola infanzia psicologia e scuola

L’esperienza educativa e di vita che sperimentano i bambini anche nella scuola dell’infanzia è fatta di transizioni, di snodi significativi che richiedono attenzioni, sensibilità, competenze da parte degli adulti che li accolgono e li accompagnano. La cultura della continuità ha bisogno di essere ripensata e rilanciata, non solo nelle pratiche che si sono sperimentate e un po’ fossilizzate nei rituali per il passaggio, in circa trenta anni di esperienza. È necessario riprendere i fili dei nostri pensieri di educatori sulla continuità, riflettere sui gesti e su alcuni aspetti cruciali per la costruzione del sé e delle risorse di cui i bambini hanno bisogno sia per vivere il presente sia per affrontare nuovi viaggi educativi.

Cominciare con grande cura

Immaginiamo il percorso educativo attraverso la metafora della storia. Ogni storia, e così ogni pezzo della storia personale di ciascun bambino, deve avere un bell’inizio, una partenza buona. È per questo che ci impegniamo tanto nell’accogliere i bambini quando arrivano nel nuovo contesto educativo. Sappiamo che l’accoglienza non la possiamo rivolgere soltanto ad assicurare il funzionamento organizzativo del primo periodo di scuola e poi della vita quotidiana, al comprendere quali siano i comportamenti richiesti per adattarsi di buon grado alle regole, lasciando passare in secondo piano aspetti che riguardano la personale e a volte difficile conquista dello star bene a scuola da parte del bambino. Per questo, con i colleghi che aspettano di accogliere i nostri bambini alla scuola primaria dobbiamo dialogare su come “cominciare bene”; e questo varrà anche per noi nell’accogliere i nuovi arrivati dalle famiglie e dal Nido alla scuola dell’infanzia. (...)

L'articolo completo è su Psicologia e Scuola n. 5

3 Maggio 2019 Giunti Scuola

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