Educare alle regole

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L’educazione alle regole è uno dei temi maggiormente dibattuti in ambito educativo. L’articolo affronta un percorso che cerca di rispondere alla domanda basilare: in che misura possiamo bilanciare autorità e permissivismo?
educare-regole

Fonte: www.workingmothersitaly.com

Nell’educazione di un bambino, dovrebbe prevalere un atteggiamento autoritario e punitivo oppure un approccio maggiormente permissivo? A quale età è opportuno introdurre un sistema di regole? In che modo possiamo progettare e implementare un sistema di regole, che possa aumentare le probabilità di ubbidienza da parte del soggetto in età evolutiva?

Si tratta di alcuni degli interrogativi che da decenni emergono nell’ambito delle scienze dell’educazione e, al contempo, rappresentano delle sfide aperte sia per gli insegnanti che per i genitori.

Nel tempo, sono state fornite risposte differenti, in base all’orientamento pedagogico prevalente: così si è assistito a periodi di autoritarismo, seguiti da fasi di permissivismo. In entrambi i casi, le risposte non sono mai apparse completamente soddisfacenti e i motivi sembrano risiedere in due aspetti basilari.

In primo luogo, spesso i bambini non manifestano problemi nella comprensione delle regole, ma nel loro rispetto quotidiano. Ad esempio, sono in grado di dire cosa devono inserire nella cartella per il giorno dopo. Però, al momento di mettere in atto il piano, procedono in maniera casuale e non controllata: dimentica­no un libro, met­tono un quaderno che non serve, ecc. L’obiettivo dell’adulto allora non è quello di stilare un elenco più o meno esaustivo di regole, quanto quello di far compiere al bambino il percorso dalla conoscenza delle regole alla loro applicazione.

Il secondo elemento da considerare riguarda la coerenza con cui vengono proposte e fatte rispettare le regole. A tal proposito, è fondamentale che genitori e insegnanti si confrontino, al fine di concordare la modalità educativa ritenuta più utile. Ricordiamo che ogni occasione di incoerenza tra adulti diversi induce disorientamento nel bambino. Ad esempio, un giorno viene punito per aver spinto il fratello. Il giorno successivo, a scuola, lo stesso comportamento viene ignorato dall’insegnante. In questa situazione, il bambino non saprà cosa attendersi in futuro: verrà punito se spinge gli altri oppure no? E che tipo di punizione riceverà? Questo tipo di incertezza lo espone a stati di ansia crescenti, il che ovviamente finirà solamente per incrementare i comportamenti di disubbidienza.

Le funzioni delle regole

A che cosa servono le regole? Spesso, infatti, di esse prevale una visione puramente limitativa, in base alla quale vengono identificate con una serie di divieti ai quali il bambino cerca di sottrarsi. Viceversa, se recuperiamo l’etimologia del termine, scopriamo che la parola deriva da règere, ossia “guidare”.

In questo senso, allora, la prima funzione delle regole è quella di fornire una guida al comportamento del bambino. Si tratta di un compito critico, soprattutto in soggetti che hanno ancora una conoscenza limitata del mondo circostante. Come si può facilmente intuire, l’assenza di regole significa lasciare il bambino privo di guida, il che aumenta il rischio di comportamenti problematici.

Una seconda fondamentale funzione delle regole è quella di rendere l’ambiente prevedibile. Spesso, infatti, i bambini manifestano i comportamenti più problematici nel momento in cui non riescono a trovare un ordine e una prevedibilità nel contesto di vita, sperimentando sensazioni di disorientamento e di ansia. In terzo luogo, la presenza di regole condivise è il prerequisito essenziale per fondare l’appartenenza al gruppo.

 

Per saperne di più scarica l'articolo completo e le schede operative che trovi in cima a questa pagina 

Daniele Fedeli (Università di Udine): 04 Ottobre 2013 Comportamento, Relazioni

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