Le feste con gli occhi dei bambini

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Il Natale al nido nel suo significato universale è accoglienza e partecipazione. Di Laura Pepe, Educatrice ContestoInfanzia Cooperativa Sociale.
NIDI natale

Ormai da diversi anni abbiamo deciso di non accostare questa festività al suo significato religioso per garantire il rispetto delle diverse culture e sensibilità individuali: abbiamo scelto di vivere il Natale nel suo contenuto più generale che richiama al senso di condivisione, di solidarietà e di dono.
Il Natale al nido spesso vuol dire anche prepararsi ad aprire le porte all’esterno. Il nido, per sua natura rappresenta per i bambini e per le famiglie lo spazio privilegiato della separazione e dell’individuazione. Dopo le prime settimane di ambientamento, lo spazio investito dal genitore diventa lo spazio dell’accoglienza: è lì che accompagna il bambino al nido, è lì che lo saluta guardandolo entrare ed è lì che ritorna a prenderlo dopo una giornata di lavoro, aspettandolo dove lo aveva lasciato. In quel tempo che sta in mezzo tra il saluto e ed il ricongiungimento c’è un “mondo” che nonostante i nostri racconti, quelli più o meno verbali del bambino e le narrazioni garantite dalla nostra documentazione delle esperienze, sfugge irrimediabilmente ai genitori che infatti molto spesso ci dicono “come vorrei essere una mosca”.

Le occasioni d’incontro in attesa del Natale

Durante le festività natalizie il nido organizza varie occasioni di incontro e di scambio con le famiglie al fine di favorire la conoscenza reciproca e il senso di appartenenza e partecipazione. Quest’anno nel nostro nido, abbiamo pensato a due particolari momenti: alcune settimane prima di Natale abbiamo programmato una serie di laboratori creativi che ci vedono coinvolte con i genitori e l’ultimo giorno prima delle vacanze abbiamo organizzato la festa. Quest’ultima talvolta genera nei genitori e, di conseguenza in noi educatrici, un po’ di ansia o addirittura frustrazione; spesso infatti il giorno della festa i genitori arrivano al nido carichi di curiosità e aspettative, pronti a vivere una bella mattinata insieme ai loro figli in un luogo dove sanno che i loro figli stanno bene, ma spesso accade che in quel giorno i bambini non si comportino come loro avrebbero pensato-voluto-immaginato. Ed è innegabile che alcuni si ritirino in un atteggiamento di chiusura, che altri sembrino non avere fermezza, tanto che spesso i genitori ci chiedono “ma mio figlio, è sempre così?” La risposta che sento di dare è “no”... chiunque sia il bambino in questione, non è sempre così semplicemente per il fatto che il genitore che accompagna il bambino alla festa di Natale al nido, non è quella mosca invisibile che avrebbe voluto essere, è lì presente realmente, attivo e partecipe con molti altri genitori; il “via vai” di persone, la presenza di molti adulti, i toni delle voci sicuramente più alti, sono tutti fattori che posso inibire o - al contrario – eccitare i bambini.

Con gli occhi del bambino

Proviamo per un attimo a vedere la festa al nido dal punto di vista del bambino: probabilmente, se non è in braccio al genitore, un bambino vedrà solo piedi, gambe e ginocchia e tra tutte questa gambe ogni tanto vedrà sbucare qualcosa di familiare; un tappeto, un mobile, un lettino per le bambole, il volto di un compagno, quello di una delle educatrici e nella sua testa non credo che sia così chiaro che il papà o la mamma restino al nido con lui, è come se ci fossero punti fermi che galleggiano in un mare di ignoto; ognuno è se stesso, ma in una situazione insolita. Il senso di fiducia e di ben-stare al nido si fonda su una progressiva acquisizione di sicurezza da parte del bambino che pian piano integra in sé ritmi e tempi del nido ed accede alla possibilità di orientarsi. Il nido diviene involucro rassicurante all’interno del quale i tempi sono scanditi in modo regolare e ripetitivo: possibilità di ripetere e regolarità delle proposte consentono al bambino di conoscere ed acquisire sempre maggiore autonomia e sicurezza.
La festa di Natale arriva in un momento del calendario scolastico in cui spesso il bambino non è ancora forse del tutto ambientato e venendo a mancare i criteri cardine che scandiscono i tempi del nido, esso stesso perde la sua prevedibilità ed i bambini forse non sono ancora abbastanza maturi per poter incontrare e gestire emotivamente l’inatteso.

C’è pur sempre qualcosa di magico nello stare assieme al nido

Tuttavia, quando il nido apre le porte all’esterno, accade qualcosa di magico: i genitori intrecciano i loro vissuti, investono lo spazio dei loro figli, condividono esperienze, immaginano i loro bambini negli spazi e gli danno una connotazione emotiva. I bambini che sono nella possibilità di verbalizzarlo, nei giorni successivi ad una esperienza vissuta al nido con i propri genitori, esprimono gioia e soddisfazione. Lo stesso vale per noi educatori: vivere il piacere di rafforzare la conoscenza e la relazione con le famiglie è per noi arricchimento, ma credo che per poter vivere bene il clima della festa occorra concedersi il dono di liberarci dal peso delle aspettative per accogliere semplicemente quello che viene, i bambini nel qui ed ora e il calore del Natale che bussa alla porta.

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