Incontro con una figurinaia amica dei bambini

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Il fascino dell’incontro con una voce narrante, il tempo lento della lettura di un buon libro, l’apparente “far niente” pieno di cose.

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Ci sono incontri che lasciano tracce profonde e accendono passioni. Quelli con i libri sono misteriosi e ci modificano attraversando sentieri dell’anima che ignoriamo. Ma a volte l’amore per la lettura può nascere o consolidarsi anche attraverso l’incontro in carne ed ossa con un autore o, nel nostro caso, un’autrice che ama definirsi “figurinaia”.

Sono nata con le ali e la carriola

“Sono nata il giorno di Halloween. Ma allora a Milano era solo autunno. Cielo turchino e sole disciolto sotto gli alberi in un grande tappeto di foglie dorate. Sono nata con le ali e la carriola: le ali per volare, la carriola per lavorare. Non sono mai stata molto capace di camminare con i piedi per terra, ma la carriola piena di idee e di sogni mi ha sempre trattenuto dal volare troppo alto”.
Intorno alle parole di Emanuela Bussolati si fa subito silenzio, attenzione e ascolto profondo. È il fascino dell’incontro con una voce narrante, il tempo lento della lettura di un buon libro, l’apparente far niente pieno di cose. Seduti in cerchio nell’aula divenuta una minuscola agorà, i bambini ascoltano parole che aprono orizzonti nuovi, alzano la mano e chiedono perché vogliono sapere tutto: come si diventa scrittori con le ali, da dove nasce l’idea di una storia, quanta fatica ci vuole per usare la carriola piena di parole cercate a lungo con cura e rispetto.

La nostra amica figurinaia, illustratrice e architetta è venuta a trovarci a scuola perché, scrivono i bambini “dopo esserci scambiati alcune lettere e le cartoline di pace per gli amici di una scuola di Gaza, in Palestina, distrutta da un bombardamento, era stanca di vederci sulle foto e voleva conoscerci”.

Lingue e libri come case: costruzione e cura

L’intervista comincia e diventa subito un dialogo a più voci. A Tea che chiede se la sua professione di architetto l’ha aiutata a progettare libri, Emanuela risponde che “anche per realizzare un libro occorre fare le cose con ordine: scegliere prima i suoni, poi le parole e le frasi. Le parole sono i mattoni che servono per costruirlo. A seconda del mattone-parola-figura che scegliamo, possiamo costruire la nostra storia. Ma occorre scrivere parole sensate e fare disegni adatti altrimenti il libro-casa crolla”. All’istante Zeno immagina i libri della biblioteca di classe trasformarsi in case abitate dai personaggi delle storie, quindi sorride e chiede: “Lei che ha inventato il linguaggio Piripù, sa come si dice: ‘Non conosco la lingua Piripù in lingua Piripù?’ ”. Nonna Bussolati risponde: “Piripù…boh!”, poi prende uno dei suoi libri più noti, Tararì tararera, e comincia a leggerlo tra la gioia attenta di chi ascolta, perché la lettura espressiva anche di un linguaggio sconosciuto, se accostata a chiare immagini, aiuta tutti, soprattutto i bambini che incontrano difficoltà nel decifrare il significato delle parole o nel formulare pensieri chiari.

Subito dopo Giacomo e Benedetta vogliono sapere come nasce la passione di scrivere e disegnare, da dove prende le idee e quanto impegno ci vuole: “Quand’ero piccola il babbo mi leggeva molti libri e io, ascoltandolo, immaginavo i disegni delle storie raccontate. Lo osservavo mentre disegnava molto bene e inventava spettacoli di marionette: la passione per il disegno è venuta da lì. Quando scrivo mi sento come un imbuto nel quale si infilano tante parole e immagini di fantasia. Se sono io a inventare le storie, le vedo già nelle immagini che creo, invece se la storia è scritta da altri, allora mi lascio prendere dall’emozione e vibro come un diapason. Se si tratta di racconti brevi, di solito ho pronta in mente quasi tutta la storia, ma quando il racconto è lungo o difficile, ci vuole tempo e bisogna riflettere sui vari passaggi. Volete sapere se è divertente o faticoso? Dipende: se fai una cosa con passione, allora non senti la fatica. Per me è così”. 

Storie d'infanzia, segreti del mondo

Miriam supera la timidezza e racconta i giochi che fa quando va a trovare i nonni in Calabria, poi le domanda che bambina era da piccola. “Anch’io ho trascorso la mia infanzia in campagna dai nonni. Correvo tra i campi, vicino al Po, e mi arrampicavo sugli alberi senza avere paura. Avevo la fortuna di vedere il tempo che passava attraverso le stagioni, di giocare con gli animali, di osservare i cavalli che tiravano i carri. Mi piaceva molto giocare all’aperto. Un giorno giocando a “Mago libero”, mi ero nascosta dietro un cespuglio coprendomi bene con la terra e il muschio. Ero così immobile e mimetizzata che il bambino che mi cercava mi ha scavalcata, senza vedermi!”.

I buoni libri aiutano a capire chi siamo, diventare grandi, scoprirei i segreti del mondo, sperimentare i sentimenti, vincere le paure.

Cesare Carlo dice: “Leggere una storia mi regala l’emozione di sapere cosa succede”, mentre mostra un librino che ha scritto e illustrato per l’occasione. Si intitola “Il mondo più bello” ed ha per protagonista Tino, “un bambino che decide di vivere in un paese dove la pioggia è pulita, l’aria è pulita, le case sono costruite rispettando l’ambiente e anche gli animali vivono bene. Dove si va in bicicletta e per acquistare le cose si usa il cuore, e più il cuore è grande, più cose puoi possedere”.

La rosa, il tulipano, pezzetti di fiducia contro la guerra

Con gli adulti che non tradiscono le parole, i bambini possono affrontare temi difficili: “Emanuela ci ha raccontato che in tante parti del mondo - scriverà in seguito Riccardo - i bambini sono costretti dai grandi a fare la guerra e a sparare per avere in cambio del cibo. Gli adulti fanno così perché sanno che i bambini sono fragili! Ma tutti noi siamo fatti di tanti pezzettini buoni e cattivi, dobbiamo usare il cuore e le mani per accarezzare e non per dare pugni”. “La guerra porta sempre violenza e distruzione - aveva spiegato ai bambini - Prima di farla gli uomini dovrebbero chiedersi: ‘Per che cosa combattiamo? Esistono veramente dei nemici?’.

Per fortuna, nel corso della Storia, c’è stato sempre qualcuno che di fronte alla scelta di fare la guerra dice: "Io non ci sto. Non voglio combattere per difendere un confine". L’ha scritto e cantato anche Fabrizio De André con La guerra di Piero. Bisogna sforzarsi di ragionare, la scuola dovrebbe insegnare a pensare.

Seminare emozioni e allegria

L’idea di seminare emozioni e allegria piace molto alla nostra amica e così, alla fine dell’incontro, insieme a una piccola lente d’ingrandimento per scoprire i segreti della natura e ai semini di nasturzio e ravanello, Emanuela ci lascia la curiosità di leggere e di inventare storie E la bellezza di fare bene le cose.

Le coccinelle leggono la lettera di Emanuela Bussolati

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