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Adozioni libri

Con nota 3690 del 29/04/2015, il MIUR ha fornito le indicazioni per l’adozione dei libri di testo per l’a.s. 2015-2016, rinviando a quanto già stabilito sulla stessa materia lo scorso anno con analoga nota (nota 2581 del 9/04/2014). Com’è noto, nel corso di questi ultimi anni questa materia ha subito profonde modifiche, ma due innovazioni in particolare meritano di essere segnalate:

  • la possibilità di adottare strumenti alternativi ai libri di testo;
  • la possibilità di elaborare materiale didattico digitale per specifiche discipline da utilizzare come libri di testo.

Queste innovazioni hanno profondamente cambiato la funzione dei libri di testo nella percezione dei docenti, almeno sulla carta.

Un primo dato da sottolineare è che il libro di testo non ha più quella centralità che aveva nel passato all’interno della didattica. Per la verità, esso è sempre stato concepito come uno dei tanti strumenti utilizzabili per una didattica attiva da parte dei docenti più accorti e attenti ai processi di apprendimento. Nessun testo infatti – per quanto fatto bene – può rispondere compiutamente a tutte le esigenze didattiche di una disciplina. Va quindi ribadito il valore “strumentale” del libro di testo, da affiancare ad altri testi di varia natura, finalizzati a promuovere “la riflessione, l’approfondimento dei contenuti conoscitivi proposti e lo studio individuale da parte degli studenti”, come recita la nota ministeriale.

Sotto questo profilo, è sbagliato valutare un libro di testo in base a un criterio quantitativo, ossia in relazione a quante informazioni dà o a quanti esercizi propone, perché ci sarà sempre un profondo iato tra quanto riportato nel testo e quanto verrà effettivamente realizzato e proposto in classe. E guai se così non fosse, perché vorrebbe dire che l’insegnante si affida pigramente a quanto proposto dal libro di testo chiudendo necessariamente dentro un confine angusto le possibilità di scelta e di approfondimento. Il problema quindi non è quanto viene proposto all’interno del testo, ma se la proposta complessiva ivi delineata è coerente con la prospettiva didattica del docente. Le “assenze” nel testo sono inevitabili, anche per le caratteristiche editoriali dell’opera, vincolata a parametri quantitativi definiti dal MIUR. Il problema è se le “presenze” rispondono ai bisogni didattici del docente.

Ad esempio, in un testo di storia occorre considerare se il docente annette maggiore importanza a un classico approccio cronologico oppure a una proposizione di problemi o fenomeni analizzati in chiave storica. Nell’un caso o nell’altro è bene considerare che una parte di repertorio di dati, proposte, idee ecc. andrà comunque ricercata fuori dal libro di testo, utilizzando altre fonti bibliografiche e digitali, e lo stesso ambiente inteso come “aula decentrata”. Testo e contesto sono due facce della stessa medaglia.

Mario Maviglia

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