Riforma della scuola 2015 - Insegnamenti specifici, aggiornamento dei docenti, agevolazioni fiscali e deleghe

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Riforma della scuola 2015 - Insegnamenti specifici, aggiornamento dei docenti, agevolazioni fiscali e deleghe

A conclusione degli interventi sulla legge 107 illustro alcuni argomenti contenuti nelle disposizioni entrate in vigore il 16 luglio: la scuola dell’infanzia fuori dal piano delle assunzioni, gli insegnamenti specifici nella scuola primaria, l’aggiornamento dei docenti, le agevolazioni fiscali, le deleghe. 

le vie del mare - dettaglio

Organico dell'autonomia e piano straordinario delle assunzioni

Una integrazione importante che riguarda argomenti già trattati: in questa prima fase di attuazione della legge alla scuola dell'infanzia non è stato attribuito l'organico per il potenziamento. Nella tabella specifica allegata alla legge, la ripartizione dei posti riguarda solo la scuola del primo e secondo ciclo e il sostegno. Ciò comporta, in conseguenza, che la scuola dell'infanzia è tagliata fuori anche dal piano straordinario delle assunzioni. Un solo breve commento: tenendo conto anche di quanto previsto dalle norme di delega al Governo contenute nella legge, che richiamerò tra breve, non mi sembra un segno confortante per il futuro della scuola dell'infanzia statale.

Sempre nell'ambito della realizzazione dell'organico dell'autonomia ricordo che entro il 30 giugno 2016 è prevista la costituzione di reti di istituzioni scolastiche insistenti sullo stesso ambito territoriale. La finalità delle reti è quella di valorizzare le risorse professionali e di gestire in comune funzioni e attività amministrative. Inoltre sarà loro compito realizzare progetti o iniziative didattiche, educative sportive o culturali di interesse territoriale attraverso degli “accordi di rete”. In realtà la costituzione di reti di scuole e dei relativi accordi era già prevista dall'articolo 7 del d.P.R. 275/1999, che tuttavia lasciava alla libera iniziativa delle istituzioni scolastiche la stipula degli accordi: ora, invece, le scuole dovranno “mettersi in rete” per realizzare, in sostanza, quanto già previsto dal decreto 275 ma aggiungendo alle finalità degli accordi anche lo svolgimento in comune di adempimenti amministrativi riguardanti il personale, quali le cessazioni dal servizio, le ricostruzioni di carriera e il trattamento di fine rapporto, oltre a non meglio identificati atti “non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica”.

Razionalizzazione della gestione delle scuole? L'intenzione sembra buona, ma sarà il caso di verificarne la realizzazione concreta, tenendo conto anche di un fatto: la norma che prevedeva l'emanazione di linee guida sui principi per il governo delle reti e per la definizione degli accordi, contenuta in una precedente versione del disegno di legge e che avrebbe dovuto garantire una omogeneità di comportamenti da parte delle istituzioni scolastiche, è stata soppressa. Tutto, quindi, sarà lasciato all'iniziativa di queste ultime. Ci si augura che ciò non porti, in riferimento soprattutto alla gestione degli adempimenti riguardante il personale, ad una eccessiva diversificazione delle modalità operative.

Insegnamenti specifici nella scuola primaria

Il comma 20 della legge 107 precisa che per l'insegnamento della lingua inglese, della musica e dell'educazione motoria nella scuola primaria sono utilizzati (non “possono essere”, ma “sono”), nell'ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all'insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate, e fin qui nulla di strano, nonché – e qui, a mio parere, subentra qualche problema – docenti abilitati all'insegnamento anche per altri gradi di istruzione in qualità di specialisti, ai quali è assicurata una specifica formazione nell'ambito del Piano nazionale previsto dalla legge, di cui parlerò tra breve. Insomma, si prevede l'inserimento di docenti di altri ordini di scuola che dovranno imparare con un “corso accelerato” ad insegnare ad alunni della scuola primaria, acquisendo competenze che normalmente derivano dalla frequenza di un corso universitario pluriennale. Lascio ad altri più competenti di me l'analisi e il commento su questa disposizione di legge: personalmente ho qualche dubbio sulla opportunità di un'operazione che probabilmente richiederebbe un tempo più disteso di realizzazione.

Aggiornamento dei docenti

La legge 107 ha disposto la creazione di una carta elettronica per sostenere la formazione continua dei docenti, che comporta la disponibilità di una somma pari a 500 euro all’anno da utilizzare per l’aggiornamento professionale. La carta sarà utilizzabile per l’acquisto di libri, riviste,strumenti digitali, iscrizione a corsi di vario genere, tra i quali anche corsi di laurea o post universitari inerenti il profilo professionale, ingressi a rappresentazioni teatrali e cinematografiche, nonché a mostre ed eventi culturali.

Lo prevede il comma 121 della legge 107, che dispone anche l’emanazione entro il 14 settembre di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che dovrà definire i criteri e le modalità di assegnazione e utilizzo della carta elettronica. Sarà bene aspettare, quindi, qualche mese per poter giudicare l’effettiva portata di questa innovazione, avendo presente che la somma messa a disposizione – lo precisa la legge stessa – non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile.

Una cosa però è già specificata chiaramente dalla norma: la formazione in servizio, che secondo l’articolo 64 del CCNL del personale della scuola “costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità” diventa ora (comma 124) “obbligatoria, permanente e strutturale”. Le relative attività dovranno essere definite dalle singole istituzioni scolastiche, in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal MIUR nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto ministeriale, sentite (bontà loro!) le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria. Dal 2016 sono stanziati 40 milioni di euro all’anno per l’attuazione del Piano nazionale: non sembra ancora, tuttavia, uno sforzo finanziario adeguato alle esigenze di una formazione continua.

Portale unico dei dati della scuola

Con l’istituzione di un Portale unico dei dati della scuola il MIUR dovrà garantire stabilmente l’accesso e la riutilizzazione dei dati pubblici riguardanti il sistema di istruzione: in particolare dovranno essere pubblicati i dati relativi ai bilanci degli istituti, quelli riguardanti il sistema nazionale di valutazione, l’Anagrafe dell’edilizia scolastica e quella degli studenti, i provvedimenti di incarico di docenza, i piani dell’offerta formativa, compresi quelli delle scuole paritarie, i dati dell’Osservatorio tecnologico, nonché i materiali didattici e le opere autoprodotti dalle istituzioni scolastiche. Saranno resi accessibili, previo parere del Garante per la protezione dei dati personali, i dati del curriculum dello studente e il curriculum vitae di docenti.

L’intenzione è quella di conferire all’attività delle scuole il massimo di trasparenza nei confronti dell’utenza e di tutti i cittadini che vogliano avere informazioni dirette sull’andamento del sistema di istruzione. Bene che la scuola, come tutte le pubbliche amministrazioni, sia aperta alla conoscenza di tutti, ma forse qualche riflessione dovrà essere fatta sulla capacità di proteggere da eventuali abusi nell’utilizzo la grande massa di dati che sarà resa disponibile: la trasparenza è un’ottima cosa ma non deve rischiare di trasformarsi in uno strumento di invadenza esterna per attività così delicate come quelle connesse alla didattica.

Agevolazioni fiscali

Adottando un sistema presente in particolare nei Paesi anglosassoni, viene previsto dalla legge che coloro che faranno donazioni a favore delle scuole per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione e il potenziamento di quelli esistenti, per la promozione di progetti dedicati al miglioramento delle occasioni di occupazione degli studenti, potranno godere di un beneficio fiscale consistente in un credito di imposta pari al 65% delle erogazioni liberali effettuate nel periodo di imposta 2015 e 2016, e al 50% per i periodi di imposta successivi.

È previsto un limite massimo per l’ammissione al credito di imposta pari a 100.000 euro per ciascun periodo. Le dure critiche avanzate all’introduzione di questo sistema da parte di coloro che paventavano la creazione di una disparità tra le istituzioni scolastiche in relazione alle potenzialità territoriali di reddito, hanno indotto ad introdurre un fondo di perequazione, per evitare disparità fra istituti. Una quota pari al 10% dell’ammontare delle erogazioni totali sarà assegnata alle istituzioni scolastiche destinatarie di erogazioni liberali per un ammontare inferiore alla media nazionale.

Altro beneficio di natura fiscale riguarda la possibilità di detrarre le spese sostenute dalle famiglie i cui figli frequentano una scuola paritaria. L’importo annuo massimo detraibile sarà pari a 400 euro per alunno o studente. Per evitare di favorire istituzioni paritarie che non siano in regola con i requisiti richiesti dalla legge 62 del 2000, il MIUR dovrà avviare un piano straordinario di verifica della permanenza dei requisiti per il riconoscimento della parità scolastica e presentare annualmente una relazione al Parlamento che illustri gli esiti dell’attività di verifica.

Deleghe

Glissando sulle disposizioni importanti ma troppo tecniche che riguardano l’edilizia scolastica, termino questi interventi richiamando i contenuti delle disposizioni che attribuiscono al Governo la delega per adottare, entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge 107, uno o più decreti legislativi finalizzati a provvedere al riordino, alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni in materia di istruzione, che dovranno essere coordinate con le disposizioni introdotte dalla legge stessa.

Le deleghe (sulle quali sarà poi necessario tornare per un’analisi più approfondita, considerando l’incidenza che la loro attuazione avrà per il futuro del sistema di istruzione pubblico e che ora mi limito ad elencare), sono in totale nove e riguardano:

  • il riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione, che porterà alla stesura di un nuovo testo unico, anche attraverso integrazioni e modifiche innovative (quindi non un mero coordinamento di norme ma anche l’introduzione di nuove disposizioni);
  • la formazione in ingresso dei docenti della scuola secondaria;
  • la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, prevedendo anche la ridefinizione del ruolo dei docenti di sostegno e l’istituzione di appositi percorsi di formazione universitaria;
  • la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
  • l’istituzione di un sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni, delega che sta sollevando – a ragione – notevoli perplessità in ordine alle conseguenze che produrrà sull’attuale scuola dell’infanzia;
  • la garanzia dell’effettività del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale;
  • la promozione e la diffusione della cultura umanistica, la valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali e artistici;
  • la revisione, il riordino e l’adeguamento della normativa in materia di istituzioni e iniziative scolastiche italiane all’estero;
  • l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato.

Concludo qui la serie programmata dei miei interventi, che non è sicuramente esaustiva dei contenuti della legge 107. Mi riservo di tornare su altri argomenti che ora non hanno trovato spazio, ma che richiedono certamente attenzione: in particolare, anche alla luce della prossima approvazione della nuova legge di delega sulla pubblica amministrazione, approfondirò il tema della valutazione dei dirigenti, per verificarne l’effettiva portata innovativa.
 

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