Leggiamo poco: è colpa anche della scuola?

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L'Italia secondo i dati Eurostat si trova quasi in fondo alla classifica continentale. E se ogni mattina i docenti dedicassero i primi dieci minuti alla lettura ad alta voce di un libro? Di Mario Maviglia

ragazza che legge

Lo scorso anno l’Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, ha pubblicato i dati riguardanti la lettura di libri e giornali in Europa. I risultati emersi non sono molto confortanti per il nostro Paese. È stato richiesto agli intervistati quale fosse l’attività preferita nel tempo libero. I finlandesi nel 16,8% dei casi hanno indicato la lettura come attività preferita, seguiti dai polacchi (16,4%) ed estoni (15%). L’Italia si colloca in fondo alla classifica (8%), ma - stranamente - peggio di noi si colloca la Francia con il 2,6%.

Se si analizza il dato riguardante il tempo dedicato giornalmente alla lettura di un libro, troviamo al primo posto l’Estonia con 13 minuti, seguita da Finlandia e Polonia con 12 minuti e l’Ungheria con 10 minuti. Anche in questo caso l’Italia occupa uno degli ultimi posti in graduatoria, anzi il penultimo, con 5 minuti giornalieri, facendo comunque meglio dei cugini francesi, ultimi con 2 minuti.

Un approccio troppo “scolasticistico”?

I dati si riferiscono alla popolazione adulta. C’è però da chiedersi se una qualche responsabilità non sia da addebitare anche alla scuola e più in particolare al modo in cui la lettura viene trattata a scuola. La nostra impressione è che vi sia un approccio troppo “scolasticistico” e prestazionale rispetto a questa attività. Molti di noi hanno probabilmente odiato alcuni classici studiati a scuola perché l’attenzione era troppo rivolta agli aspetti formali e alle prestazioni richieste dopo la lettura (riassunti, schede, interrogazioni ecc.). Ovviamente questi aspetti sono importanti: in fondo l’insegnante ha bisogno di sapere cosa ha compreso lo studente dalla lettura di un libro, ma spesso si trascura che la lettura dovrebbe essere vista prima di tutto nella sua gratuità, senza richiedere nulla in cambio, come direbbe Daniel Pennac.

I buoni lettori nascono in quanto stanno a contatto con altri lettori, interessati e appassionati alla lettura. Quale interesse e passione dimostra l’insegnante rispetto alla lettura? Quanto tempo dedica, gratuitamente, alla lettura in classe? Eppure ci sarebbe un modo, semplice e rivoluzionario, per avvicinare i bambini alla lettura (convinti che poi rimarranno buoni lettori anche da adulti): basterebbe che ogni mattina i docenti dedicassero i primi dieci minuti alla lettura ad alta voce di un libro, senza alcuna contrapartita prestazionale. Chiunque sia l’insegnante e qualsiasi disciplina insegni. Siamo sicuri che quei bambini si regaleranno questi momenti anche quando saranno diventati adulti.  

   

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