Il vizio antico dei tagli all'istruzione

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Preoccupano le notizie che prevedono meno risorse alla scuola nella prossima manovra di bilancio. Questo quando i dati italiani, a livello europeo, sono già critici. Di Mario Maviglia

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Da anni ormai l'Italia è tra i Paesi europei quello che spende meno nel settore dell'istruzione. I dati Eurostat, l'ufficio statistico dell'UE, nell'ultimo rapporto del 2016, attesta che la percentuale di PIL (prodotto interno lordo) che l'Italia destina all'istruzione è del 3,9%, un dato che colloca il Belpaese al non invidiabile terzultimo posto nell'area Euro e al quintultimo nell'intera Ue, Regno Unito compreso. Peggio dell’Italia fanno solo la Slovacchia (3,8%) e l’Irlanda (3,3%).

In cima alla graduatoria troviamo Paesi come la Danimarca (6,9%), la Svezia (6,6%), il Belgio (6,4%) e la Finlandia (6,1%).

Vanno considerati questi dati macroeconomici per capire come ogni piccola risorsa tolta alla scuola è un ulteriore impoverimento di un settore che già soffre nel confronto con gli altri Paesi UE. Le notizie comparse in questi giorni sui giornali, in cui si annuncia un taglio di 100 milioni di euro delle risorse destinate all’istruzione, nell’ambito della prossima Legge di Bilancio 2019, appaiono sotto questo profilo decisamente preoccupanti in quanto vanno ad incidere su un servizio pubblico che incontra già delle difficoltà proprio per mancanza di risorse adeguate. Peraltro, fonti ministeriali riferiscono che questi risparmi verranno utilizzati anche per realizzare altre riforme del Governo, ossia finiranno nel calderone del reddito di cittadinanza.

Le possibili conseguenze

Questa decisione appare quanto mai miope in quanto sottrarre risorse all’istruzione in Italia vuol dire ipotecare il futuro del Paese. Infatti, rispetto ad altri Paesi più fortunati, l’Italia non ha materie prime che le possano consentire di contare su entrate sicure: non vi sono giacimenti petroliferi di un certo rilievo, non vi sono riserve di gas naturale, non abbiamo miniere di diamanti.

La ricchezza dell’Italia è costituita dal suo patrimonio culturale, artistico, storico e paesaggistico, che però per essere adeguatamente valorizzato (e sfruttato in senso turistico, ossia in termini economici) ha bisogno di un know how adeguato. In altre parole, la vera ricchezza dell’Italia risiede nella formazione, nell’innovazione, nella creatività, ossia in un capitale umano adeguatamente formato e in grado di affrontare le sfide della modernità. Invece che togliere 100 milioni bisognerebbe investirne molti di più.

Ricordiamo che l’Italia è al penultimo posto per numero di laureati (26,2%), peggio di noi solo la Romania (25,6%), ma la media UE è del 40%. Vogliamo ancora parlare di tagli?

Per saperne di più

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Commenti

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    rmary

    6:14, 24 Ottobre 2018
    Secondo me, i tagli non dovrebbero essere fatti!  
    wuxiaworld