Ci vogliono i riti. Piccoli segnali per (ri)cominciare

Buona ripartenza a tutti: agli insegnanti resilienti e appassionati; ai bambini che varcano la soglia della scuola per la prima volta; ai ragazzi che già la abitano e che ritrovano di nuovo il loro angolo di mondo. A chi viene da lontano e non ha ancora le parole per raccontarsi e a chi non vede l’ora di condividere storie e pensieri. Di Graziella Favaro.  

di Redazione GiuntiScuola · 08 settembre 2017
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Un giorno diverso dagli altri

- Che cos’è un rito? disse il piccolo principe.
- È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore.., rispose la volpe.

I primi giorni sono carichi di emozioni e di attese : la gioia di ritrovarsi da parte di chi è già inserito si mescola al timore dell’inizio per chi varca la soglia per la prima volta, l’ostentata sicurezza di chi si sente già grande s’intreccia con lo smarrimento dei più piccoli e lo spaesamento di chi viene da un altro Paese. Rappresentano tappe indimenticabili presenti in tutte le biografie d’infanzia e compaiono spesso nei sogni, nei racconti e nei ricordi, belli o brutti di ognuno di noi. Tappe importanti che inaugurano sempre un cammino nuovo e tutto da scoprire, anche se la partenza vera e propria è avvenuta tempo prima. Passaggi che legano i tempi e gli spazi diversi - tra la scuola e la vacanza, tra un anno e l’altro, tra un Paese e un nuovo contesto - e che chiedono di essere ritualizzati con attenzione e cura perché ogni viaggio comincia sempre da un primo passo. È importante far sì che i passaggi vissuti dai bambini e dai ragazzi siano un tappa strutturante, diventino un ricordo che resta nel tempo. Il rito serve proprio a sottolineare l’importanza di ciò che accade, a rendere prezioso il tempo, a celebrare i passaggi; costituisce una sorta di imprinting importante e definisce il colore e la qualità del tempo che verrà dopo. Fa sì che un giorno sia diverso dagli altri giorni, come dice la volpe al piccolo principe. Possiamo dedicare i primi giorni di scuola a dare forma a un rito di ripartenza che lo rende speciale e che consente anche di “mettersi nei panni dell’alunno”, dare spazio alle attese, mettere insieme i desideri e i timori dei bambini e degli adulti. Un rito che abbia il colore dell’accoglienza e che esprima il senso della comunità che si va a costruire o a rinsaldare.

Cerimonie, doni, cibo portafortuna

I n molti Paesi, il primo giorno di scuola viene celebrato e reso ufficiale in vari modi, attraverso oggetti, cerimonie, segni. In Germania e in Austria , ad esempio, il ritorno a scuola è “dolce”. Quel giorno, i bambini ricevono la Schultüte (letteralmente: zaino o borsa della scuola), un pacchetto a forma di cono che contiene dolci, caramelle, oggetti per la scuola: un benvenuto per addolcire l’anno che inizia. In Russia , invece, la data ha l’importanza e il tono della cerimonia ufficiale. Nel “giorno della conoscenza” (così viene chiamato il primo settembre), ognuno si veste in modo elegante e formale e porta un mazzo di fiori agli insegnanti. Un bambino “nuovo” viene portato sulle spalle di uno studente più grande e fa il giro della scuola suonando una campanella per simboleggiare l’avvio dell’anno scolastico.
In Giappone , i bambini preparano con cura il pranzo del primo giorno di scuola (il primo aprile è chiamato Nyugakushiki ) che tradizionalmente si compone di riso con alghe e uova di quaglia, considerati cibi portafortuna. Ogni alunno riceve in dono uno zaino ( randoseru ) che un tempo era rosso per le bambine e nero per i maschi, ma che oggi è di tanti colori e che contiene oggetti per la scuola e segni di benvenuto.
In Cina , l’inizio della scuola è celebrato in maniera ufficiale, con alzabandiera e discorsi augurali, mentre in Israele ai più piccoli vengono date le lettere dell’alfabeto ricoperte di miele per simboleggiare la dolcezza dell’alfabetizzazione.
Questa fase inaugurale rappresenta anche un tempo prezioso per annodare e riannodare i legami fra i bambini, per far sentire ognuno, da subito o di nuovo, casa, al suo posto. Per far passare messaggi di riconoscimento e di curiosità reciproca nei confronti della storia (nome, viaggio, attese…) di ciascuno: ognuno è importante e sta dentro il gruppo con la propria storia. Per inaugurare un cammino di apprendimento e di vita insieme - o per ricominciare legando un’avventura che si è conclusa e una che ricomincia - possiamo chiedere ai bambini e ai ragazzi di inventare una frase, un motto che contraddistingua la classe e che ribadisca il senso dell’apprendere insieme. Per il primo mese di scuola, ogni alunno a turno lo pronuncerà all’inizio della giornata, come promessa e augurio per tutti.

Un accordo “trasparente”

L’avvio della scuola è anche il tempo per rinnovare o stabilire ex novo una buona alleanza educativa con i genitori. I meccanismi di comunicazione a distanza ormai diffuse e ordinarie (le iscrizioni on line, il registro elettronico, i gruppi whatsapp di genitori) riducono i momenti di incontro con la scuola e quelli formali, delle riunioni ufficiali, sono sporadici, compressi e scanditi dalle decisioni da prendere. È importante trovare l’occasione per condividere con i genitori il progetto della scuola/della classe , scambiare punti di vista, definire i modi e i tempi della collaborazione, rendere più trasparenti le attese della scuola nei confronti della famiglia (e viceversa). Soprattutto nei confronti dei genitori stranieri e, in particolare, di quelli “nuovi”, è importante rendere meno opache le regole e le aspettative, più trasparenti le modalità della relazione e i tempi della scuola. Per le famiglie immigrate , l’inserimento del figlio nella scuola italiana rappresenta un evento cruciale che modifica i progetti e il futuro e chiede loro di assumere i modi e le posture di una genitorialità non sempre conosciuta. Il primo giorno di scuola, con il suo carico di emozioni, timori, aspettative, è una data memorabile anche per i genitori stranieri. La presenza e la mediazione dei “vecchi” genitori possono servire da tramite e da ponte nei confronti dei connazionali neoarrivati. Come per i bambini, anche con gli adulti possiamo trovare una frase che accompagni lo stare insieme, sulla base di un accordo condiviso che accorci le distanze, solleciti la partecipazione e comunichi a tutti.

•  Primo giorno di scuola nel mondo

Abbiamo raccontato alcuni riti che si svolgono in occasione dell’apertura dell’anno scolastico in Paesi dversi. Possiamo trovare altri racconti e immagini nei siti seguenti:
www.repubblica.it: Caramelle, regali e cerimonie ufficiali. Così il primo giorno di scuola nel mondo
www.time.com See the First Day of School for Students Around the World

• Diversi da chi? Raccomandazioni per l’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura, a cura dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura. MIUR, settembre 2015

Un documento di indirizzo importante per le suole multiculturali che contiene dieci raccomandazioni e molte proposte operative su temi quali: l’inserimento degli alunni neo arrivati; l’insegnamento dell’italiano come L2; la valorizzazione della diversità linguistica; il coinvolgimento delle famiglie straniere…
Leggi il documento

• Stare bene insieme: i desideri dei bambini dentro lo zaino

Per sollecitare l’espressione dei vissuti e delle attese, vi proponiamo una poesia sui primi giorni di scuola di Roberto Piumini: Zaino, ascolta! Racconta le emozioni e le aspettative dei bambini e svela che cosa essi vorrebbero trovare dentro lo zaino insieme ai “due quintali pieni” di libri e quaderni. Possiamo proporla per raccogliere il racconto degli alunni in un dialogo immaginario con il loro zaino.

Zaino, ascolta!

Zaino che pesi più dell’anno scorso
ti porto volentieri, però ascolta,
ti voglio fare un piccolo discorso:
io vorrei che, quest’anno, ogni volta
che ti apro, oltre ai libri e ai pennarelli,
uscisse in classe un tempo di allegria,
una fontana di momenti belli,
la scuola come un gioco in compagnia.
Zaino che pesi due quintali pieni,
io ho per te una piccola richiesta:
vorrei che un po’ di quello che contieni
servisse a fare, in classe, un po’ di festa,
a stare insieme, insieme con meno fatica,
a imparare con tranquillità:
la scuola come un’esperienza amica,
dove si gioca alla libertà.