Capovolgere la classe multiculturale

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [G53RFFNM] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [48N52E8A] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [KXMJW2FN] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)

La didattica “capovolta” (flipped classroom) applicata alla classe multiculturale: vantaggi e proposte per includere tutti gli alunni. Di Sergio Vastarella.

bambini computer.jpg

Che cos’è la flipped classroom

Quella della Flipped Classroom è una metodologia didattica attiva, centrata sullo studente, che per la sua capacità d’innovare i processi d’insegnamento-apprendimento dal 2012 (anno in cui è stato pubblicato il famoso libro “Flip your Classroom” di J. Bergmann e A. Sams – cura ediz. ita. Sergio Vastarella) si sta diffondendo a macchia d’olio nelle scuole di tutto il mondo, dove ormai migliaia d’insegnanti lavorano assieme ai propri allievi all’interno di “classi capovolte”.
Questa tecnica didattica si sta sviluppando globalmente, integrandosi con facilità ai differenti stili didattici che caratterizzano gli insegnanti e le scuole di tutto il pianeta e sta dimostrando di essere uno strumento capace di adattarsi a contesti culturali più o meno simili tra loro (USA, Comunità Europea, Islanda, Cina, Corea, Australia, Nuova Zelanda…).
Nel giugno del 2016 è nato il nuovo portale Flipped Learning Global Initiative  che ha il preciso intento di mettere in rete tutti quegli insegnanti che in molte parti del mondo lavorano con la didattica capovolta e di far conoscere questa nuova metodologia ai docenti interessati all’uso d’innovative strategie d’insegnamento. Lo scorso mese di dicembre sono stato il primo cittadino italiano ad essere nominato “Flipped Learning International Ambassador” all’interno della “Flipped Learning Global Initiative” per poter collaborare attivamente al progetto mondiale sulla didattica capovolta e fare da ponte con il mondo intero per le iniziative che in Italia sempre più numerose si occupano di questo argomento.
Quali potrebbero essere dunque i vantaggi dell’uso della Didattica Capovolta nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie d'Italia in cui spesso sono presenti classi fortemente multiculturali?

Che cosa cosa vuol dire “capovolgere la classe”?

La tecnica della Flipped Classroom (Classe Capovolta) rovescia letteralmente l’organizzazione classica degli ambienti di apprendimento. Generalmente, con la didattica tradizionale, l’insegnante, dalla scuola dell’infanzia all’università, quando vuole introdurre un nuovo argomento, lo presenta in aula ai propri alunni. In questa situazione, il docente, usando le proprie conoscenze, il libro di testo e altre risorse (presentazioni PowerPoint, schede di approfondimento, dispense…) tenta di condurre i propri studenti verso un determinato sapere presentando le informazioni (che ritiene) principali di un determinato argomento. In pratica, spiega. Gli studenti ascoltano, prendono appunti, a casa studiano sfruttando le varie risorse di cui dispongono e poi, a distanza di un certo periodo, dopo avere affrontato gli esercizi, le attività e le lezioni previste, l’insegnante verifica che gli alunni abbiano acquisito tutte le informazioni desiderate attraverso un’interrogazione, una verifica, un tema.
La Flipped Classroom capovolge letteralmente la funzione degli ambienti di apprendimento trasformando quello esterno alla scuola nell’ambiente di prima formazione e quello interno alla scuola in un ambiente di rielaborazione e produzione attiva e collettiva (come dire: attività d’aula a casa e compiti a scuola). Nella classe capovolta, gli studenti ricevono del materiale o un incarico da affrontare autonomamente fuori dalla scuola: un video, una lettura, una ricerca, un’attività personale o di gruppo (una gita o una visita a un museo con la scuola, con un’associazione, con la famiglia…). Quest’attività iniziale di auto-formazione consente a ogni alunno di mobilitare le proprie conoscenze verso un determinato sapere e di cominciare a costruire una propria opinione sull’argomento.
All’inizio dell’attività d’aula, l’insegnante chiede a ogni studente di proporre una domanda o una riflessione sull’attività di autoformazione svolta a casa per chiarire i dubbi di ciascuno e verificare che tutti abbiano svolto il proprio incarico fuori da scuola.
In classe, gli alunni, lavorando in piccoli gruppi, hanno il compito di raggiungere un obiettivo, di sviluppare un progetto, di affrontare una sfida. Partendo da ciò che hanno autonomamente appreso fuori da scuola, gli studenti nella classe capovolta sono chiamati in aula a collaborare per approfondire, per comprendere al meglio, per rielaborare le idee e realizzare un prodotto originale sull’argomento incontrato inizialmente fuori dalla scuola. In questa situazione, l’insegnante non occupa più il punto focale d’osservazione dell’aula, ma si trasforma in una sorta di “allenatore” che interviene sostenendo il lavoro dei vari gruppi, chiarendo i dubbi di ognuno e osservando gli studenti mentre collaborano attivamente per raggiungere il proprio obiettivo.

Un’autoformazione alla portata di tutti

Lo strumento principe della didattica capovolta è certamente il video educativo: ogni docente può usare video che trova in rete o produrne autonomamente di propri. Alla scuola dell’infanzia, potrebbe essere, ad esempio, un video su una storia su cui poi lavorare in sezione; alla primaria, un video sui punti cardinali, l’uso dell’orologio, le proprietà della moltiplicazione; alla secondaria di primo grado, sull’epica cavalleresca. Ogni insegnante, nella cui classe sono presenti uno o più allievi di origine straniera, potrebbe realizzare dei video inserendo dei sottotitoli o delle spiegazioni in una lingua diversa dall’italiano (soprattutto per alunni stranieri arrivati da poco in Italia) o comunque creare video diversi adattandoli ai livelli di comprensione degli studenti che ha in aula. Uno dei grossi vantaggi del video è che può essere fermato e portato indietro in qualsiasi momento: grazie al video ogni studente ha la possibilità di mettere in pausa l’insegnante che parla, di riascoltarlo tutte le volte che ne ha bisogno, di fermarlo per scrivere un appunto o una domanda. Tutte queste possibilità, certamente utili a ogni alunno, possono rivelarsi davvero preziose per permettere a tutti quelli che “fanno un po’ fatica con l’italiano” di comprendere ogni spiegazione al meglio. Laddove possibile, sarebbe importante che gli studenti italiani potessero vedere i video “per compito” assieme a quelli di origine straniera a casa, in biblioteca, in uno spazio studio. In questo modo, i primi potrebbero sentirsi valorizzati come interpreti e facilitatori e i secondi potrebbero godere di spiegazioni e puntualizzazioni importanti per comprendere più facilmente gli argomenti affrontati.
Altre esperienze auto-formative capovolte come quelle “sul campo” potrebbero rivelarsi davvero molto efficaci con alunni di origine non italiana. Se l’insegnante chiedesse, come momento iniziale dell’attività, di raccogliere fotografie e informazioni durante una gita in famiglia, una festa religiosa, un momento particolarmente importante, questo potrebbe dare la possibilità a ognuno degli alunni che ha in aula di affrontare un compito adeguato alle proprie possibilità.

L’attività cooperativa al cuore della Flipped Classroom

Il momento centrale della didattica capovolta è certamente quello dell’attività cooperativa e collaborativa degli studenti in aula. Grazie allo spostamento della formazione iniziale al di fuori della classe, si può dedicare loro un lasso di tempo maggiore di quanto non avvenga nella didattica tradizionale, dove molto tempo è occupato dalla spiegazione del docente. Gli studenti hanno il compito di sviluppare un’idea, un progetto, di raggiungere un obiettivo collaborando attivamente tra loro. Appare evidente come questo tipo di attività possa rappresentare un’ottima occasione per gli alunni di origine straniera di collaborare a stretto contatto con i compagni, di avere il docente a disposizione qualora necessario e di manifestare e implementare le proprie competenze nelle diverse aree, da quelle disciplinari a quelle trasversali.
Al termine dell’attività, ogni gruppo è chiamato a presentare alla classe il proprio lavoro e inevitabilmente il successo del gruppo rappresenterà il successo personale di ognuno dei membri che lo costituisce, rafforzando in ciascuno di essi il proprio senso di autoefficacia.

Una questione di fantasia… e di cuore

Credo francamente che una qualsiasi attività didattica capovolta (e non) abbia un tasso di successo direttamente proporzionale alla fantasia e all’impegno profusi da ogni docente che la realizza. Per lavorare in una classe veramente capovolta, gli insegnanti devono applicarsi con energia, sviluppare materiali, proporre situazioni ben pianificate. Insomma, non è una passeggiata! Anche se la strada non è “tutta in discesa”, bisogna ammettere che le attività sviluppate in maniera capovolta permettono realmente a tutti gli studenti, e non uno di meno, di maturare le proprie competenze in maniera solida perché affrontate accettando una sfida, essendo disponibili a diventare protagonisti del proprio apprendimento e soprattutto mettendo in gioco i paradigmi della competenza che sono autonomia e responsabilità.
Oggi esistono molti software basati sui servizi di Google Maps o simili (come ad esempio GeoNames http://www.geonames.org che permette di individuare un qualsiasi luogo attraverso il nome e che segnala le strutture d’interesse presenti) che ci permettono di esplorare con facilità ogni angolo del mondo, di creare dei cartelloni o delle mappe digitali per rappresentare territori vicini e lontani. Sarebbe davvero potente per i bambini di origine straniera, ma certamente anche per gli “italiani”, andare ala scoperta dei luoghi di origine di alcuni dei propri compagni di banco, conoscere le caratteristiche di Paesi diversi dall’Italia, esplorare il mondo! Una stupenda attività Flipped potrebbe cominciare con l’invito agli studenti a navigare su Maps, a compiere delle ricerche sugli Stati di origine dei loro compagni e poi in aula gli “alunni stranieri” potrebbero portare testimonianze dirette (loro, dei genitori, dei nonni…) foto, oggetti, ricette, consentendo a tutti di sviluppare delle articolate e affascinanti attività progettuali di gruppo e diventando loro per questa volta protagonisti positivi all’interno della vita della classe.  

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola