La Shoah spiegata ai bambini

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A quale età è opportuno iniziare ad affrontare tematiche quali le persecuzioni razziali e la Shoah? La narrativa per l’infanzia aiuta insegnanti e genitori a trovare le parole giuste per raccontare e non dimenticare.

Da %22Il volo di Sara%22

Il ricordo e la memoria

La Giornata della Memoria è un momento importante e penso che l’argomento debba essere affrontato già nella scuola primaria. “Ricordare” è fondamentale, soprattutto quando bisogna cercare di rimediare alle brutture perpetrate dalla follia umana. Al tempo stesso, tuttavia, sono altrettanto convinta che sia riduttivo concentrarsi su alcuni “giorni speciali” slegati dalla programmazione didattica, un po’ come accade per i Diritti dell’infanzia o per la Resistenza. Il 27 gennaio – “Giornata della memoria” – bisognerebbe evitare, considerata la complessità del tema, di proporre attività estemporanee completamente avulse dal resto della progettazione didattica.
L’“Educazione alla cittadinanza”, di cui queste tematiche fanno parte, dovrebbero perciò diventare una consuetudine e non un’azione didattica a spot, legata a una sorta di semplice “ricorrenza civile”. Lo stesso accade per l’intercultura e quindi penso che il modo migliore perché queste “buone pratiche” diventino prassi sia “viverle” giorno per giorno attraverso il piacere di stare insieme in una classe che gradualmente diventa comunità.

Libri tra filo spinato e sogni

Fin dalla prima cerco di far riflettere i bambini sui valori dei diritti umani, sulla “non discriminazione” e sul rispetto e la valorizzazione delle diversità e delle differenze. E ogni anno al tema dell’Olocausto – seppur in maniera graduale e interdisciplinare – riservo almeno un’intera settimana. Non mi limito a un solo giorno, estemporaneo, perché ritengo che buona parte del lavoro educativo quotidiano vada speso per far crescere nei bambini una coscienza sociale che li porti ad accettare “naturalmente” la diversità come un valore e non come un ostacolo. Tutto questo è possibile con un’impostazione interdisciplinare attenta alle tematiche sociali e interculturali.
Riguardo al tema della Shoah, sono consapevole di quanto sia difficile descrivere le dimensioni della tragedia, l’enormità delle perdite umane e l’abisso in cui l’uomo è riuscito a spingersi. Ogni volta la mia più grande preoccupazione è quella di riuscire a coinvolgere gli alunni senza traumatizzarli e – se ancora piccoli – senza procurare loro incubi notturni. Dico questo perché proprio lo scorso anno, in seconda, ho potuto toccare con mano quanto i bambini siano sensibili e impressionabili di fronte alla lettura di un libro, nel caso specifico “La portinaia Apollonia” di Lia Levi. Alcuni di loro si sono talmente immedesimati nel protagonista – Daniel, un bambino ebreo – da sognarlo la notte successiva prima di traslocare in lacrime nel lettone dei loro genitori.
Penso sia importante portare avanti certe proposte cercando però l’approccio più adeguato, utilizzando gli strumenti più adatti alla sensibilità e alle capacità cognitive dei bambini. Quelli, cioè, che servono ad alimentare la conoscenza e la competenza interpretativa.
I libri per l’infanzia dedicati alla Shoah sono tanti, tutti però rivolti a una fascia d’età superiore ai sei/sette anni. Fa eccezione “La storia di Vera” di Gabriele Clima (Edizioni San Paolo), “consigliato” per il finale positivo e ritenuto “adatto” ai piccoli di cinque anni pur raccontando la triste storia di una bambina portata in un campo “circondato da filo spinato” che sopporta oltre alla detenzione anche la morte della sorella maggiore. Per quanto mi riguarda, ho proposto il racconto in seconda e i bambini sono rimasti comunque colpiti dalla storia.
Un'altra lettura interessante e delicata – sempre in seconda classe – è “Il mestolo di Adele”, di Sebastiano Ruiz Mignone, che ha suscitato molto interesse perché parla di un oggetto caro e per l’attività successiva, che è consistita nell’individuare un qualcosa di personale da portare con sé durante un viaggio. Un oggetto, soprattutto, che possa evocare ricordi o emozioni: ogni bambino ne ha nominato almeno uno e quelli nati all’estero, che hanno vissuto la migrazione, hanno potuto raccontare qualcosa di dimenticato e di non più trovato ma che per loro era importante.

Amicizie e speranze

In quinta il libro che propongo per primo è “Il volo di Sara”, di Lorenza Farina e Sonia Possentini. Parla di campi di concentramento ma anche di amicizia, e questo rende meno d’impatto il tema.
Anche la lettura, altrettanto profonda ma con un finale positivo, di “La storia di Erika”, di Vander Zee Ruth, lascia molti interrogativi e spesso la conversazione successiva alla lettura diventa “silenziosa”. In questo caso la protagonista è una bambina sopravvissuta grazie al grande gesto d’amore della sua mamma che durante la deportazione “getta un fagottino” dal treno in corsa. Sempre per i bambini degli ultimi anni della primaria ho letto “E’ stato il silenzio”, di Paola Valente, un racconto scritto in modo semplice dove nelle ultime pagine è presente un approfondimento sulla guerra e la nascita del razzismo. Solitamente non amo proporre ai bambini materiali predisposti a priori, tuttavia ho trovato i contenuti interessanti e utili per una rilettura critica del testo.

Storie di vita

Tra i miei libri preferiti, che propongo solitamente in quarta per introdurre la storia di Anne Frank, c’è “L’albero di Anne”, di Irène Cohen Janca. A seguire leggiamo alcune pagine tratte dal diario di Anne e le commentiamo insieme. La storia colpisce molto e solitamente l’argomento viene approfondito anche ricercando materiale in rete. Lo scorso ciclo ricordo che i bambini hanno trovato molte informazioni sulla ragazza e la sua famiglia e insieme abbiamo anche visionato e commentato immagini del rifugio segreto. Un libro molto bello che ci ha guidato in questa ricerca è “La storia di Anne Frank”, edito da Mondadori, che raccoglie frammenti di vita, immagini, informazioni e fotografie originali del diario.
Parallelamente, soprattutto nelle ultime classi della scuola primaria, propongo la visione dei disegni dei Bambini di Terezin e la lettura delle loro poesie. Lo scorso ciclo, dopo averli visionati ognuno ha scelto di dedicare a questi coetanei una poesia. Alla fine del lavoro ho proposto la versione musicata del “Salmo 23” che le maestre ebree deportate nei campi di concentramento facevano cantare ai bambini.

Leggi razziali e vecchi registri

In quinta, oltre a proporre la lettura di alcuni racconti, l’attenzione va a focalizzarsi sulle leggi razziali e sul manifesto della razza, anche in parallelo con alcuni articoli della Costituzione Italiana e della Dichiarazione dei Diritti Umani. Come spesso avviene, sono partita proponendo una discussione e un brainstorming per verificare il loro grado di conoscenza e di consapevolezza rispetto all’argomento. Interessante è stata la successiva visione di alcuni vecchi registri dell’epoca scovati nell’archivio della scuola che riportavano alcune strane diciture. Osservando questi documenti insieme abbiamo potuto notare che alcuni bambini erano stati ritirati da scuola in corso d’anno per il trasferimento delle famiglie nelle campagne. In realtà nessuno compariva con la scritta ebreo, tuttavia è stato interessante osservare che spesso le lezioni venivano interrotte per via degli allarmi. Il passo successivo è stato quello di chiedere la collaborazione delle famiglie per raccogliere testimonianze. In questo modo hanno potuto toccare con mano i racconti dei nonni più anziani e hanno scoperto che in altre parti del mondo, anche se in tempi diversi e molto più recenti, ci sono state guerre e persecuzioni dovute anche in questo caso alla religione o a ideologie politiche diverse. A conclusione del lavoro è stato interessante leggere e commentare la toccante poesia di Primo Levi; dopodiché li ho lasciati liberi di scrivere brevi testi o poesie che sono risultate molto intense e toccanti.

Per saperne di più

Alcuni suggerimenti di lettura possono essere tratti da questa mia ricerca bibliografica di qualche anno fa: leggi qui.  

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