La mia lingua conta! Per la giornata internazionale della lingua Madre

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La mia lingua conta! Per la giornata internazionale della lingua Madre

Il 21 febbraio è la giornata internazionale della Lingua Madre: l’occasione per conoscere e valorizzare la diversità linguistica presente nella classe. A partire dalla consapevolezza che ogni lingua vale. Di Graziella Favaro.      

lingua madre

Se parli a un uomo nella lingua che comprende, arriverai alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua madre, arriverai al suo cuore.
                                              Nelson Mandela
                                                                                                                                 

Parole di casa, parole di scuola

“Nelle mie guance ci sono due lingue diverse: nella destra c’è lo spagnolo, nella sinistra ci sono le parole italiane” (Carlos). “C’è un miscuglio di lingue dentro la mia testa e le parole fanno la lotta: certe volte vince una lingua e certe volte vince l’altra lingua”(Karim). “Dove sono andate a finire le parole che ho imparato da piccola? Erano dentro la pancia; ora sono volate via?” (Eleni).
Così alcuni bambini figli di immigrati descrivono il loro mondo composito, fatto di parole che hanno più suoni e alfabeti; individuano il posto nel quale le due lingue vanno ad abitare e raccontano anche la paura della perdita e della progressiva dimenticanza. Come loro, la maggior parte dei bambini e dei ragazzi con background migratorio spesso comunica a casa con i genitori e con i fratelli nella lingua d’origine, o lingua materna, mentre impara l’italiano a scuola e nel tempo del gioco e degli incontri.
Una lingua a casa e un’altra praticata all’esterno; una lingua per gli usi orali e un’altra per lo scritto e per lo studio; una lingua per trattare alcuni temi con determinati interlocutori e un’altra riservata ad altri contesti e parlanti: le competenze e le pratiche orali e scritte dei bambini nuovi italiani integrano spesso parole, suoni, strutture che appartengono a più sistemi e codici. Disegnano forme di un bilinguismo che attende di essere conosciuto e riconosciuto, mantenuto, sostenuto e sviluppato, qualunque siano le lingue in contatto. La situazione di chi è bilingue viene, in genere, considerata in maniera molto positiva: chi conosce due o più lingue è cittadino del mondo, ha maggiori opportunità di lavoro e di scambio, mantiene una mente aperta e flessibile. Queste considerazioni tuttavia non vengono applicate quando il bilinguismo si compone di una “lingua immigrata”. In questi casi, le lingue materne vengono per lo più ignorate e rimosse e, anzi, spesso considerate come un ostacolo all’apprendimento dell’italiano.
Il 21 febbraio si celebra in tutto il mondo la giornata dedicata alla Lingua Madre. L’edizione 2017 è la diciottesima da quando l’Unesco decise di dedicare questo giorno al legame profondo che esiste tra gli individui e le comunità e il loro idioma materno. In quella stessa data nel 1952, furono uccisi quattro studenti del Bangla Desh i quali manifestavano contro l’imposizione della lingua urdu nel loro Paese. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno sottolinea il nesso tra la qualità dell’educazione, che deve essere plurilingue, e il futuro da costruire insieme: Verso un futuro sostenibile attraverso l’educazione plurilingue.

Gabriel, 6 anni. "Io parlo rumeno e anche italiano. Quando penso alle parole rumene penso che sono nella mia testa a sinistra mentre l'italiano sta a destra". Scuola dell’infanzia "Chagall" di Torino.

Dimmi come parli

Il tema della lingua madre ci tocca da vicino oggi più che in passato, dal momento che la varietà linguistica del nostro Paese e delle nostre scuole si sta ampliando. Accanto ai dialetti regionali e locali, più o meno praticati, ci sono le lingue delle minoranze, tutelate con apposita normativa. E ci sono poi le lingue degli immigrati, in uso nello scambio famigliare e tra le generazioni.
Come parlano a casa i bambini e i ragazzi “nuovi italiani”? Che cosa succede quando, a causa del viaggio di migrazione, una nuova lingua entra a far parte del patrimonio linguistico della famiglia? Quali rapporti profondi – di concorrenza, conflitto, complementarietà, integrazione – si stabiliscono tra i due codici, tra i diversi significati e i significanti? E se la lingua madre diventa improvvisamente muta e una nuova lingua sostituisce quella originaria, quali cambiamenti e perdite si verificano nella vita emotiva dei bambini? Sono alcune delle domande che ci vengono sollecitate dalla condizione bilingue dei figli degli immigrati e che fanno da sfondo ai percorsi di apprendimento.
La “carta di identità” linguistica dei bambini che hanno una storia migratoria - diretta o famigliare - e che li accompagna nel loro percorso di inserimento scolastico, si presenta estremamente diversificata. Gli usi dell’una o dell’altra lingua a casa dipendono da fattori differenti, quali: gli interlocutori, i temi che vengono trattati, l’età, la nazionalità. Fra i più grandi, nati all’estero e arrivati in Italia in tempi recenti, in genere, gli usi della lingua d’origine permangono nel tempo. Fra i più piccoli nati in Italia, la cosiddetta “seconda generazione”, le due lingue convivono e si mescolano e spesso l’italiano va a occupare lo spazio comunicativo più ampio.

Ecco, ad esempio, come parlano i bambini stranieri inseriti in una scuola dell’infanzia multiculturale milanese (i dati sono relativi a 109 mappe comunicative intrafamiliari), distinguendo tra gli interlocutori e la direzione delle interazioni.

La lingua della mamma

Nelle interazioni madre/bambino, prevale da parte della mamma l’uso della madrelingua, mentre il figlio tende a rispondere più spesso in italiano. Come si osserva nel grafico qui sotto:
- il 55% delle mamme parla con il figlio in L1;
- il 15% in italiano;
- il 30% dichiara di mescolare le due lingue.
Quando è il bambino a prendere la parola con la mamma, lo fa seguendo queste modalità:
- il 30% parla in L1;
- il 46% usa l’italiano;
- il 24% mescola le parole delle due lingue (gr. 1).

Grafico1. Le interazioni mamma/bambino: quali lingue

La lingua del papà

Se osserviamo le interazioni padre/bambino, la situazione presenta delle differenze, rispetto a quella rilevata per la madre, a favore di un uso più esteso dell’italiano. Ecco come comunicano i papà con i bambini:
- il 36% lo fa usando la lingua d’origine;
- il 24% comunica in italiano;
- il 40% dichiara di mescolare i due codici.
E i bambini con il padre?
- il 24% usa la L1 per parlare con il babbo;
- il 54% comunica di preferenza in italiano;
- il 22% lo fa mescolando i due codici (gr.2).

Grafico 2. Le interazioni papà/bambino: quali lingue

Le interazioni tra fratelli

La lingua maggiormente usata nello scambio fra fratelli è l’italiano. Sui 55 casi che vedono la presenza di fratelli e sorelle, la situazione è la seguente:
- il 18% ricorre alla L1;
- il 64% comunica in italiano;
- il 18% mescola le due lingue.

Grafico 3. Le interazioni tra fratelli

Lingua madre e migrazione

Abbiamo visto che i bambini, man mano che procede l’acquisizione dell’italiano, tendono a preferire l’uso della seconda lingua rispetto alla madrelingua. Che cosa succede alla lingua materna nel corso del tempo? A volte essa si trova in posizione “debole” e il suo mantenimento e gli usi risultano di conseguenza in pericolo. La prima tappa nel processo di erosione di una lingua è caratterizzata dalle difficoltà e dalle esitazioni di tipo lessicale. Il bambino non trova la parola nella sua L1 per significare oggetti, eventi, esperienze “vissute” nella seconda lingua. Si registra quindi un uso sempre più esteso della L2 per raccontare, riferire fatti, descrivere situazioni, ambienti, oggetti. La perdita progressiva della lingua materna è correlata anche all’età in cui avviene l’immersione nella L2: se la lingua madre si sviluppa in maniera approfondita fino a undici -dodici anni ci sono buone probabilità che essa venga mantenuta nel tempo; se l’ immersione nella seconda lingua è più precoce e non vi sono usi e input quotidiani in L1, la situazione è più instabile. In ogni caso, l’immersione in un ambiente linguistico diverso porta a un riequilibrio nell’uso dei due codici e l’italiano diviene via via dominante.
Si può “perdere” o dimenticare la lingua madre per diverse ragioni:
- lo status che essa ricopre nella società di inserimento: tanto più essa è ignorata e valorizzata, tanto è più probabile il processo d’erosione;
- l’atteggiamento verso la propria lingua del bambino e della sua famiglia: vi possono essere vissuti di vergogna per la propria lingua che denota una differenza difficile da gestire e vi possono, d’altra parte, essere pressioni da parte della famiglia e della comunità per una fedeltà linguistica difficile da mantenere;
- fattori affettivi: uno stresso emotivo causato da circostanze eccezionali (ad esempio l’adozione) può portare ad una sorta di amnesia nei confronti della L1;
- l’età: se l’immersione nella seconda lingua avviene precocemente e non vi sono scambi quotidiani e coinvolgenti in L1, l’erosione nella lingua materna è più probabile. La competenza nella lingua scritta sembra un fattore di sedimentazione e rinforzo della lingua d’origine.
Parlare una lingua significa “portare” ed esprimere la cultura che essa veicola. Attraverso i primi contatti comunicativi con l’ambiente che lo circonda, il bambino non sviluppa soltanto uno strumento di espressione, ma anche le regole e le rappresentazioni condivise, acquisisce i significati e il suo posto nel mondo. Interiorizza una logica e un ordine concettuale che lo strutturano e lo modellano. Costruisce giorno dopo giorno la sua identità attraverso quella lingua. Quando i bambini stranieri arrivano in Italia, la loro lingua scompare, è assente dai luoghi della scuola e dell’incontro e spesso viene chiesto loro di dimenticarla e metterla da parte per accogliere le nuove parole. Se la lingua materna diviene silenziosa, clandestina, marginale, i bambini non italofoni possono vivere una frattura rispetto alla loro storia precedente, una situazione di perdita e regressione, dal momento che il messaggio che viene loro inviato è che “se non sai l’italiano, non sai, in generale” . E tuttavia, nonostante le forti pressioni verso l’uso della L2, restano nei bambini bilingui tracce della propria lingua d’origine che possono riemergere in circostanze diverse: in seguito ad una visita nel Paese d’origine, in occasione di un contatto con un coetaneo parlante la stessa lingua. E che potranno altresì riemergere come desiderio consapevole d’apprendimento e di ridefinizione di sé in età adolescenziale.

C’è posto per due lingue

Per rispondere ai dubbi che si pongono alcuni genitori immigrati (e anche parte degli insegnanti ) a proposito del bilinguismo infantile e delle scelte comunicative intrafamiliari, si può affermare che: certamente, nella testa di un bambino c’è posto per due lingue e che si possono imparare lingue diverse e diventare bilingui fin da piccoli. Già prima dell’età scolare, un bambino si rende conto che i due ambienti diversi dei quali ha esperienza usano lingue differenti e che è necessario sapersi servire di entrambe le lingue. A un vissuto di consapevolezza che riguarda il rendersi conto che le cose hanno nomi diversi, può seguire il momento della “decisione” rispetto a quale lingua parlare e in quale situazione. Nel caso di bimbi piccoli appartenenti a nuclei monolingui, il peso maggiore nelle scelte e nell’indirizzare i comportamenti dei figli è esercitato dalla famiglia. In genere, il condizionamento iniziale è per l’adozione della L1, anche se l’apprendimento del nuovo codice è visto dai genitori con orgoglio e apprezzamento.
Con il tempo, sarà anche il figlio, sempre più competente in L2 e orientato verso il bilinguismo, a esercitare un’influenza linguistica sull’ambiente famigliare in un rapporto dinamico e permeabile, caratterizzato da un reciproco adattamento. L’italiano L2 diventa allora sempre di più lingua filiale, come abbiamo visto dai grafici, e va a collocarsi negli scambi famigliari accanto al codice materno, modificando l’intero sistema di comunicazione del nucleo.
Il bilinguismo dei figlie degli immigrati è dunque un fenomeno individuale, ma si collega in modo determinante alle relazioni familiari e influenza la comunicazione fra le generazioni. È tuttavia anche un fenomeno di natura sociale, dal momento che spesso è il contesto d’accoglienza a imporre l’acquisizione, il mantenimento, o eventualmente la perdita, della condizione di bilinguismo. Possiede dunque tante valenze e tanti destini: ricchezza e molteplicità, ma anche smarrimento e perdita. Saranno le vicissitudini individuali, le scelte famigliari e le condizioni dell’accoglienza a decidere quanto i meccanismi difensivi saranno in grado di garantire un bilancio più o meno vantaggioso tra ciò che si acquisis ce e ciò che si esclude.

Riconoscere e valorizzare la diversità linguistica

Nella scuola multiculturale e plurilingue devono oggi essere diffuse alcune consapevolezze e qualche attenzione linguistica e pedagogica. Tra queste:
- la necessità di conoscere la situazione linguistica degli alunni e quali lingue sono conosciute e praticate fuori dalla scuola;
- la capacità di individuare i bisogni di comunicazione in italiano, ma anche di rilevare e riconoscere, per quanto possibile, le competenze nella lingua materna;
- la consapevolezza che la conoscenza della madrelingua, qualunque essa sia, è un arricchimento e una chance e non un ostacolo all’apprendimento della seconda lingua;
- la necessità di sostenere e rassicurare i genitori immigrati nell’uso della lingua materna con i loro figli;
- la visibilità delle lingue degli alunni negli spazi della scuola: indicazioni, avvisi, orari, messaggi plurilingui, libri in versione bilingue;
- la valorizzazione delle lingue d’origine in classe, nel curricolo comune, grazie alle occasioni di confronto e di riflessione metalinguistica; il significato e l’origine dei nomi; la raccolta delle biografie linguistiche e la composizione dell’ “albero delle lingue” della classe; la narrazione plurilingue; lo studio dei prestiti linguistici che da sempre intercorrono fra i diversi codici.
Alcuni documenti di riferimento sul tema
- Consiglio d’Europa, Guida per lo sviluppo e l’attuazione di curricoli per una educazione plurilingue e interculturale, 2012
- MIUR, Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, 2014
- Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura - MIUR, Diversi da chi? Raccomandazioni per l’integrazione degli alunni stranieri e l’intercultura, 2015

Attività e proposte per la giornata internazionale della Lingua Madre

• Una lingua nel cuore, una lingua nella testa. Disegnare il bilinguismo
Quale idea hanno i bambini e i ragazzi della pluralità linguistica? Come vedono se stessi bilingui di fatto o bilingui in fieri e potenziali? In quale modo essi immaginano che funzioni una mente bilingue? Per scoprire la rappresentazione che essi hanno del bilinguismo e delle persone bilingui, abbiamo condotto una ricerca-azione in varie scuole, chiedendo ai bambini di disegnare la “mente bilingue” e di raccontare il significato del loro disegno.
Graziella Favaro, Il bilinguismo disegnato, in Italiano Lingua Due
www.riviste.unimi.it

• Una guida. Bilingui e contenti. Crescere parlando più di una lingua
Una miniguida per i genitori (e non solo) che cerca di rispondere in modo semplice e chiaro alle domande e ai timori che i genitori e gli educatori si pongono a proposito del bilinguismo. A cura di Anne Marie Hufty e Maria Pia Scipioni. 

• Una coperta di parole
Libro di Irena Kobold
Girandola è il nome di una bambina che, come tutti i bambini, salta, canta, sa fare la ruota. Ma arriva la guerra nel suo Paese e la bambina è costretta a fuggire lontano in un luogo sconosciuto e pieno di misteri. Tutto intorno a lei è estraneo e distante e Girandola si sente come sotto una “cascata gelida”. Per cercare conforto a casa c’è soltanto una coperta fatta dei suoni rassicuranti della sua lingua madre. Una coperta di parole che diventa rifugio, protezione, ma che rischia di isolarla dagli altri. Finché un giorno…

• Mamma lingua: una bibliografia in sette lingue
“Mamma lingua” è una raccolta bibliografica ragionata che propone libri per bambini in età prescolare in albanese, arabo, cinese, francese, inglese, rumeno, spagnolo. Realizzata da Nati per leggere Lombardia e da Ibby Italia, elenca una selezione di eccellenza di libri per bambini provenienti dai paesi stranieri nelle sette lingue maggiormente parlate. Include 127 titoli tra cui una ventina di classici per l’infanzia disponibili in buona parte nelle lingue considerate ( sono definiti i libri “ponte”).
Disponibile sul sito: www.natiperleggere.it

• Tante lingue per narrare. Un video

Il video “Giornata lingua madre”, disponibile su Youtube, è stato prodotto dal Centro Riesco di Bologna in collaborazione con l’associazione Antinea e la scuola primaria Casaralta. Propone alcune attività realizzate con i bambini e con i genitori stranieri in occasione della giornata della lingua madre 2016: canzoni, narrazioni a più voci, scritture e letture in più lingue.

Per saperne di più

Per approfondimenti, vai su: "La Vita Scolastica" - numero 6, febbraio 2017: Graziella Favaro, Ogni lingua vale. Per la giornata mondiale della lingua madre
  

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