La scuola, l’adolescente e le condotte a rischio

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La scuola, l’adolescente e le condotte a rischio

In questo articolo si descrivono i comportamenti a rischio in adolescenza, che non sono condotte prive di senso o psicopatologiche, ma azioni agite per perseguire scopi percepiti dal ragazzo come significativi.
scuola_adolescente

Fonte: www.notizie.tiscali.it

L’adolescenza è un periodo in cui si verificano cambiamenti individuali e relazionali di notevole portata. La maturazione puberale, i rapporti con l’altro sesso, lo sviluppo intellettuale, l’accesso a nuovi ordini di scuola, sono solo alcuni degli eventi adolescenziali che comportano assestamenti nell’immagine di sé e nelle relazioni interpersonali del ragazzo (Berti e Bombi, 2005).

Questa fase evolutiva, pur se si contraddistingue dalle altre fasi di sviluppo per la portata dei suoi cambiamenti, è ritenuta dalla recente letteratura (Schaffer, 2000; Oliverio Ferraris, 2002; Berti e Bombi, 2005) non più come l’unico e più importante periodo della vita di una persona. Durante l’intero percorso esistenziale esistono momenti di transizione, che si presentano come difficili e critici (Oliverio, 2003). La crisi, secondo Bonino, Cattelino e Ciairano (2003), è un’occasione di riorganizzazione e di “svolta positiva” e rappresenta quindi un evento, un momento, di notevole rilevanza nella storia di vita del ragazzo.

Il concetto di crisi nella recente letteratura perde quella connotazione negativa che in passato si tendeva ad attribuirgli. Non tutti i ragazzi e le ragazze che attraversano la fase adolescenziale sperimentano episodi di “crescita tumultuosa” (Berti e Bombi, 2005, p. 326) e le difficoltà che manifestano a 14 o 15 anni sono spesso (in particolare nei maschi) dei fenomeni disadattivi, che si riscontrano già nella fanciullezza e si protraggono nell’adolescenza (Berti e Bombi, 2005). Secondo Offer et al. (1988, citato in Ardone, 1999) l’adolescenza è da intendersi come una crescita continuativa o crescita intermittente caratterizzata da episodiche difficoltà che si presentano nel corso di un periodo generalmente tranquillo.

I recenti studi non intendono ridimensionare il periodo adolescenziale, ma offrire una lettura dell’adolescenza capace di operare un distinguo tra l’adolescente normale e quello difficile in modo da «non confondere l’entità delle trasformazioni che gli adolescenti affrontano e dei riadattamenti che devono compiere con una presenza generalizzata di difficoltà insormontabili» (Berti e Bombi, 2005, p. 326).

Questo diverso modo di guardare all’adolescenza porta l’attenzione a focalizzarsi sul presente e non più sul passato, ritenuto quale fattore capace di determinare il presente e il futuro. Come sostiene Schaffer (2000) lo sviluppo dipende sia dal tipo di esperienza pregressa che dalle capacità della singola persona di rielaborare tale esperienza. Lo sviluppo non segue un percorso lineare e identico per tutti, ma è il risultato di un’interazione tra individuo e contesto di appartenenza, che è attiva per tutto l’arco della vita. Le traiettorie dello sviluppo sono irregolari e non si possono fare previsioni deterministiche. L’adolescenza non è una fase che accomuna tutti gli adolescenti, non è una necessaria conseguenza dello sviluppo fisiologico, ma è un percorso influenzato dalla cultura, dal tipo di contesto, dalle opportunità offerte dall’ambiente e dalle differenze individuali.

 

Per saperne di più scarica l'articolo completo che trovi nella sezione "Approfondimenti" in cima a questa pagina.

Katia Aringolo, Chiara Gambino (psicologhe e psicoterapeute): 12 Dicembre 2017 Comportamento, Intervento

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