Lo strabismo della scuola

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“Questa scuola non è adatta a vostro figlio, per il suo bene vi suggeriamo di cambiarla”: i ragazzi con difficoltà hanno bisogno subito della rivoluzione digitale e didattica.
lampada lavagna idea scuola

I genitori vengono chiamati dal coordinatore di classe a metà novembre: “Questa scuola non è adatta a vostro figlio, per il suo bene vi suggeriamo di cambiarla”. I genitori rimangono sorpresi: si aspettavano un normale confronto sull’andamento dei primi mesi di prima liceo, un’analisi sui punti di forza e di debolezza e invece si trovano davanti a un muro. Cercano di opporre qualche argomento, di far notare che in fondo il ragazzo ha cominciato un nuovo percorso solo da due mesi. Forse ha bisogno di un periodo di adattamento un po’ più lungo. Alla scuola media non erano mai emerse difficoltà così significative.

Ma gli insegnanti insistono e sostengono che è inutile continuare. Sarebbe un anno perso, loro lo sanno.
 

Qual è il ruolo della scuola?

Ma la scuola che ruolo ha? Quello di selezionare o quello di promuovere i talenti? Come si fa a stabilire con questo grado di certezza, dopo due mesi di scuola, che uno studente non ha la possibilità di migliorare, di imparare e in definitiva di crescere? Noi riconosciamo ai docenti l’esperienza e quindi la loro capacità di individuare le qualità di uno studente, ma è davvero possibile decidere che non potrà fare meglio dopo così poco tempo e sulla base di due sole prove di verifica fallite? Forse quegli insegnanti vogliono una classe di studenti “già imparati”, che rispondano prontamente e fin dalla prima verifica alle richieste della scuola!
Non vogliamo nemmeno dire che tutti gli allievi sono adatti a qualunque tipo di scuola, ma una volta che un ragazzino sceglie liberamente di affrontare un indirizzo di studi, perché non dargli il tempo e l’opportunità di provare, di confrontarsi e di capire? Il principio dell’apprendimento dovrebbe essere che “sbagliando si impara”, ma evidentemente in alcune scuole è vietato sbagliare.
I genitori del ragazzo scrivono: «Il colloquio con i docenti è sembrato un incontro con il commercialista di un’azienda. La nostra scuola non può occuparsi di vostro figlio, è una perdita di tempo. Come dire che abbassa il livello della produzione e in fondo ci hanno spiegato che è proprio così, perché le scuole vengono valutate sul rendimento medio dei loro alunni.
Ma se il principio è questo, che scuola troveremo per nostro figlio? Una scuola che lo aiuti a crescere oppure un istituto che ha deciso di galleggiare nei bassifondi delle classifiche e accetta tutto?
Noi abbiamo creduto nella scuola, ma abbiamo visto che, procedendo con i livelli di istruzione, il livello educativo si abbassa sempre di più. Avevamo un bambino che aveva voglia di andare a scuola e adesso ci ritroviamo un ragazzo che, da due settimane, è a casa e che non riusciamo più a motivare».

La scuola “Futura”

Pochi giorni fa, in occasione di “Futura, la tre giorni nazionale sull’educazione digitale a Bologna, mi sono trovato davanti alcuni docenti di questa scuola, la stessa in cui è avvenuto a fine novembre l’incontro citato, la stessa che in pratica ha espulso il ragazzo. Studenti e docenti erano immersi in un clima creativo e coinvolgente, con dibattiti che li vedevano discutere insieme di arte, di scrittura narrativa, ma anche fare musica e parlare di utilizzo degli strumenti digitali in classe. Gruppi di lavoro sulle scienze, sulla matematica, sull’informatica.
Mi sono chiesto se fosse la stessa scuola davvero e ho provato a parlare con qualche docente, ma non era il momento, non c’era il clima giusto. Lì si sognava la scuola del futuro e chi parlava di verifiche o di voti sembrava quello fuori posto. Veniva guardato con compassione, come si guarda chi è rimasto fermo al passato.
La scuola che ho visto a Bologna è la scuola che mi piace, non è solo la scuola del duemila ma è anche quella socratica in cui è difficile stabilire a colpo d’occhio chi è il docente e chi sono gli allievi, perché tutti sono nella stessa Agorà e tutti possono esprimere le loro idee, confrontarsi e cambiare. In questo caso gli strumenti digitali sono un mezzo che aiuta l’accessibilità ai contenuti e facilita il confronto.

L'importanza della rivoluzione digitale e didattica

La scuola che però vedo tutti i giorni è quella che non vuole gli strumenti digitali nemmeno per chi ne ha bisogno per leggere e scrivere. È una scuola che allontana quelli che hanno qualche difficoltà e vuole solo i bravi. Chissà se nella variopinta e movimentata kermesse di Bologna c’era anche qualcuno di quelli che a scuola hanno delle difficoltà? Ho qualche dubbio, eppure sappiamo da esperienze già consolidate che se si usa la tecnologia e si introduce la discussione come metodo didattico, gli studenti con disturbi di apprendimento o bisogni educativi speciali non emergono più come problema.
Allora cerchiamo il prima possibile di curare lo strabismo della scuola, perché se coloro che non hanno difficoltà possono aspettare i tempi lunghi del cambiamento, i ragazzi con difficoltà hanno bisogno subito della rivoluzione digitale e didattica.

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