Raccogliere frammenti di sole

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Quali strumenti educativi è opportuno scegliere per affrontare l’orrore del terrorismo e della guerra, senza mettere sulle spalle dei bambini le nostre preoccupazioni, i dubbi e la pressione mediatica alla quale siamo sottoposti? Ecco la mia esperienza.

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lume 02 (2)

Un giorno il sole si frantumò in migliaia di pezzi

“La via migliore per vincere la paura è attraversarla”, ha detto qualcuno. Ho pensato a questo, dopo gli attentati di Parigi, quando ho colto la paura negli occhi dei bambini mentre ne raccoglievo i pensieri. Al lunghissimo minuto di silenzio in ricordo delle vittime, è seguita una fitta serie di domande che hanno fatto emergere stati d’animo d’ansia e di smarrimento. Mi sono chiesta: “Quali strumenti educativi è opportuno scegliere per affrontare l’orrore del terrorismo e della guerra, senza mettere sulle spalle dei bambini le nostre preoccupazioni, i dubbi e la pressione mediatica alla quale siamo sottoposti? Come aiutare a stemperarne le paure, soprattutto di quanti sono esposti a dosi massicce di immagini televisive, al flusso ininterrotto di parole inutili, alla mancanza di dialogo con i genitori?". Ho scelto l’antico strumento della narrazione. Insieme abbiamo letto la seguente leggenda cinese: una metafora sull’eterno conflitto tra il bene il male, sulla possibilità di mutarne il rapporto a favore della pace. Era mia intenzione promuovere una riflessione su ciò che accade nell’esperienza quotidiana di ciascun bambino posto di fronte alla conoscenza di eventi tragici.

Un giorno il sole si frantumò in migliaia di pezzi, che si sparsero al suolo in una valle remota. Le tenebre calarono sulla terra e non bastava la luce notturna della luna a illuminare il mondo. La vita procedeva a fatica, mentre una grande desolazione regnava in ogni luogo. Gli uomini non sapevano che cosa pensare. Si riunivano in gruppi a discutere, ma intanto il tempo passava senza che nulla avvenisse. Di giorno si accendevano i fuochi per rompere le tenebre, di notte si aspettava la luce della luna. Un monaco, che aveva la sua cella vicino alla valle dove erano caduti i frammenti del sole, guidato dai timidi bagliori, cominciò a raccogliere i piccoli pezzi luminosi e ad attaccarli insieme. Trascorse molti anni in questo silenzioso lavoro, ma alla fine il sole tornò di nuovo a splendere e ricominciò a illuminare le albe e i tramonti della Terra. Quando poi giungeva sopra la cella, si fermava un momento, per restituire un po’ di quella luce e quel calore che il monaco gli aveva fatto riacquistare.

Quando il freddo della guerra fa nascere la paura

Dopo aver letto questa storia, il 16 novembre, io e i bambini della scuola di Soave (classe IV A) abbiamo avviato un dialogo. Ne riporto qui sotto alcuni passaggi.

Maestra: Secondo voi perché il sole si frantumò in migliaia di pezzi?
T.: Secondo me perché, vedendo gli uomini tristi e preoccupati, il sole non sentiva più la gioia di aiutarli e
riscaldarli e così per la tristezza si è rotto.
E.: Il sole era stanco perché doveva riscaldare tutto il mondo, andare fino in Canada, poi in Australia  o in Russia e quindi si era stancato e ha deciso di spegnersi.
L.: Forse è stato a causa delle guerre... perché più guerre ci sono, più armi vengono fabbricate e più i bambini e gli adulti muoiono.
T.: Le tenebre avevano occupato il cuore della gente e allora lui si è arreso.
G.: O forse perché le tenebre, essendo più potenti della sua luce, hanno vinto.
Maestra: Ma che cosa rappresentano le tenebre?
N.: Rappresentano la guerra, perché se facciamo la guerra è come se il sole si spegnesse.
E.: Io penso che le tenebre sono il male e il sole, che è il bene, deve subire le angherie delle tenebre e allora è andato in frantumi.
T.: Per me sono il buio che c’è nel cuore dei guerrieri e… anche nei nostri cuori quando non siamo buoni.
C. Il sole si è spento perché è arrivato il freddo e lui non poteva più vivere.
C.C.: Ma il freddo nel senso, non atmosferico… è difficile da spiegare… quando si fa la guerra c’è un freddo particolare che è difficile da superare.
N.: Il freddo della guerra che fa nascere la paura!
E.: Sì, il freddo che è nel cuore delle persone che sono violente.
A.: Ogni cuore delle persone è un sole e, quando muore una persona, il sole perde energia perché i cuori fanno parte del sole.
M.: Secondo me le tenebre sono l’abbandono dei padri che fanno la guerra e i bambini subiscono le sofferenze.
Z.: Le tenebre, che sono la guerra, uccidono il sole, cioè le persone che si staccano in pezzi. Il monaco, che rappresenta la pace, mette insieme i pezzi e rifà le persone.
T.: Sono d’accordo con Z. e penso che questa storia sia un modo per farci capire cosa sta succedendo adesso nel mondo. Penso che le tenebre che stanno circondando il mondo raccolgono tutte le nostre paure.
M.: Per me i pezzettini del sole rappresentano le guerre che ci sono oggi. Il monaco invece sono gli uomini che sono contro la guerra e che cercano di farla finire.
B.: Sì, il monaco è una persona che vuole la pace, per questo vuole avere in vita il sole.
L.: Il monaco è Dio che ha voluto ridare la vita agli uomini morti per la guerra.

Maestra: Oggi nel mondo chi può essere il monaco?
C.: I sacerdoti, i religiosi…
T.: Ma anche noi possiamo essere dei monaci, se vogliamo che le guerre finiscano!
E.: Possono esserlo tutti gli esseri umani, ma soltanto se ci credono…se provano a essere buoni, ad aiutare il prossimo.
S.: Sì, siamo anche noi pacifici che ci diamo una mano quando abbiamo bisogno o difficoltà.
Maestra: Come possiamo raccogliere i pezzi del sole?
Z.: Faccio un paragone con quello che è successo venerdì a Parigi: le tenebre sono gli attentatori, il sole le persone buone. Quando le tenebre uccidono le persone, sulla terra ci sono tante candele spente. Il monaco interpreta le persone che accendono le candele per fare luce e far ritornare la pace, non solo a Parigi ma su tutta la Terra.
T.: Possiamo essere noi che facendo gesti di pace cambiamo la storia.
L.: Noi bambini egli adulti ci aiutiamo a raccogliere i pezzi del sole e li incolliamo insieme con la felicità, non con la violenza perché sennò si staccano ancora.
R.: Sì, ma non basta perché, secondo me, per guadagnare la pace è meglio non fare più le armi.
N. Sono d’accordo, se continuano a fabbricare armi, è chiaro che ci sono le guerre perché tutti continuano a comperarle.
M.: Se c’è un conflitto non bisogna risolverlo con la violenza, ma con le parole non offensive.Bisogna provare a discutere, a ragionare…
B.: Penso che, invece di costruire armi, si possono produrre oggetti che sono importanti.
M.: Meglio costruire scuole, ospedali, comperare cibo, giocattoli, vestiti…
L.: Ma chi fa la guerra non è d’accordo perché vuole comandare sugli altri, avere più cose: il petrolio, i diamanti, le armi.

Maestra: C’è chi sostiene che non è possibile fermare la guerra? Come si può fare?
N.: Beh, sicuramente non rispondendo con la guerra, altrimenti poi l’altro risponde con la guerra. Bisognerebbe trovare un modo per fermare i violenti.
T.: Se loro avanzano con la guerra, noi avanziamo con la pace.
M.: Sì, ma se loro non ascoltano?
T.: Beh, io spero che i pacifici si espandano in tutta Italia…andiamo a parlare con i francesi, gli spagnoli, i tedeschi e li convinciamo a chiedere la pace.
N.: Bisogna fermare i violenti prima che uccidano le persone innocenti. Ma anche tutti quelli che nel Mondo vendono e comprano le armi!
R.: Io credo che il sole sia la pace che si è frantumata perché non ce n’era abbastanza nel mondo. Allora il monaco, che sarebbe un pacifico, voleva ricostruirla.
B.: Sì, il monaco sapeva che il sole un giorno sarebbe ritornato e allora continuava a lavorare, a lavorare e non smetteva mai. Alla fine il sole si è fermato per dare anche al monaco un po’ di calore.
G.: E lo ha ringraziato per quello che aveva fatto per tutti gli uomini.

Imparare dai bambini

Nei giorni successivi, qualche genitore ha preso spunto dalla conversazione collettiva per proseguire a casa le riflessioni nate tra i banchi. Tea ha letto ai compagni le risposte di mamma e papà: “I miei genitori pensano che il sole rappresenta la vita e la pace e che adesso non splende perché non c’è nessuna luce che unisce gli uomini. Per ricostruirlo bisogna aiutare le persone a essere rispettose nei confronti degli altri. Ognuno deve cercare di raccogliere almeno un pezzetto di sole”. Due alunni di cultura araba e religione musulmana ci hanno trasmesso la tristezza e i timori delle rispettive famiglie. La nuova compagna di origine marocchina si è presentata: "Mi chiamo Bassma El mir. Il mio nome vuol dire 'sorriso', invece il cognome significa 'pace'. Ecco, la pace è la cosa che vorrei ci fosse in tutto il mondo”.
Oltre ad “insegnare”: in-signum, lasciare un segno, un sigillo, una traccia… torniamo ad ascoltare i bambini, ad “imparare”, cioè a mettere in ordine le idee insieme a loro. In tasca hanno parole grandi che per manifestarsi chiedono soltanto un ascolto attento. Di ciò che accade oggi sappiamo - non molto, non bene - ma sappiamo. Prima che il buio prevalga accendiamo la luce della ragione.

Un'ostinata pazienza: per la pace, ogni giorno

Come accade in tantissime scuole, il nostro percorso di educazione alla pace proseguirà insieme ai duemila Pacifici le cui sagome sono giunte a Bastia Umbra, il 25 Ottobre scorso, a conclusione della prima tappa della Carovana promossa dalla Rete di Cooperazione Educativa “C’è speranza se accade @”. Il piccolo lume che ogni giorno, all’inizio delle lezioni, accendiamo in aula ci accompagnerà fino a Natale, insieme alla bellissima canzone scritta e musicata da Elisabetta Garilli con il Sound Project con i pensieri dei bambini. Coltiviamo la fiducia e la pace nei gesti quotidiani, anche correndo dei rischi. Con ostinata pazienza, oltre ogni apparente impossibilità.

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