Senza capo né coding

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Perché dovrei registrarmi?

Ho provato a iscrivermi a “Programma il futuro” come genitore. È stata un’avventura piuttosto complessa e, a suo modo, istruttiva. Ve la racconto e anticipo sin da qui la morale della storia: il coding non basta.

Coding

Un recente evento a cui hanno partecipato, fra gli altri, la ministra dell’Istruzione Giannini, la presidente della Camera Laura Boldrini e il fondatore di Code.org Hadi Partovi ha celebrato l’avvio del secondo anno del progetto Programma il futuro, l’iniziativa di punta del MIUR sul tema della programmazione, o – come va di moda chiamarla ora – il coding.

Avremo modo di parlare di questa importante iniziativa (e delle attività di Code.org), che merita senz’altro un’attenzione superiore a quella che è stata infusa nella realizzazione del sito del Programma. Che è l’argomento di cui parlo qui.

Prova a iscriverti!

Ho provato a iscrivermi a “Programma il futuro”, come genitore. E ci sono riuscito! Non è una grande notizia, ma provateci voi. Io sono partito dalla pagina “Come partecipare" dove compare questa frase:

Sì, c’è proprio scritto questo: “lo sappiamo il link precedente non funziona!”. Uno si potrebbe chiedere perché mai mettere un link che non porta da nessuna parte (in effetti, cliccando sul primo link “sito di fruizione” non succede niente, il link non è attivo. Magari lo sarà dopo aver effettuato l’iscrizione, mi dico. Ma ho fiducia e proseguo); poi guardo meglio e nel paragrafo successivo c’è un link simile - “sito di fruizione” - che invece porta a studio.code.org. Allora è quello il “sito di fruizione”? Ho fiducia e proseguo, non mi faccio troppe domande e vado a leggere le informazioni sulla partecipazione.

Dato che non sono un insegnante e neppure uno studente, clicco su “iscrizione per altri utenti”, dove dopo una decisa scrollata con la quale salto un bel po’ di testo (stile sito anni ’90) trovo l’agognato pulsante “clicca qui per iscriverti”:

Avendo la pazienza di leggere (cosa che in realtà NON ho fatto quando ho provato a iscrivermi come capita al 90% degli utenti) si apprende che l’iscrizione è valida anche (anche?) per il misterioso “sito di fruizione”, e che si riceverà un “codice univoco” come password. Cosa quest’ultima che oltretutto non è vera, dato che nell’iscrizione si richiede di specificare la password e la si riceve nella mail di conferma (segno fra l’altro che non è neppure criptata nel database che la memorizza, alla faccia della security) [NDA : l'affermazione barrata non è corretta, il fatto di ricevere la pasword via mail non implica necessariamente un problema di security, si vedano i commenti a questo post] nessuna traccia del “codice univoco”. Ma ho fiducia e proseguo.

Dalla pagina bianca al "sito di fruizione"

Arrivo al form di iscrizione. Compilo ordinatamente tutti i campi (compreso il codice fiscale, obbligatorio, con qualche difficoltà sul curioso meccanismo di scelta della provincia di nascita), clicco su avanti e... mi ritrovo su una pagina bianca. Comincio ad avere meno fiducia. Come proseguo?

  

Una pagina bianca?? Non proprio. Bisogna avere fiducia, ma soprattutto accorgersi (ridimensionando la finestra? Vedendo che la barra di scorrimento verticale ha il cursore a metà?) che non si tratta di una pagina bianca, ma del form di registrazione che è passato al secondo step, purtroppo mantenendo la coordinata verticale che si era raggiunta al primo. E così si scopre che ci sono altri due step da fare.

Riacquisto fiducia e proseguo, arrivando al messaggio di conferma. Alé.

La mail arriva subito (come detto senza “codice univoco” ma con tanto di password in chiaro – la fiducia riacquistata mi fa dimenticare per un attimo questo dettaglio). Cliccando sul link di conferma, vengo riportato sul sito con conferma dell’attivazione dell’account, dove viene citata un’“area riservata” (sarà il “sito di fruizione”?) alla quale accedere con “nome utente” e “password”. Right.

Dopo aver cliccato sul link, appaio come loggato sul sito, e a quel punto torno sulla pagina che aveva stuzzicato la mia curiosità (“il sito di fruizione” cavolo, è QUELLO che io voglio vedere!!). En passant, clicco sul link che “lo sappiamo” non funziona (e per la cronaca continua a non funzionare). Ma ho ancora un consistente residuo di fiducia e clicco sul secondo link che mi porta a studio.code.org con tanto di Angry Birds e Zuckerberg che mi sorridono (cioè, soprattutto Zuckerberg) in Home Page. Il sito di fruizione! Deve essere lui. Code.org. Eh già, lo sapevo già che il Programma era in partnership con code.org.

Dopo un attimo di panico alla vista dei pulsanti “Iscrizione studenti” e “Iscrizione insegnanti” (sono un genitore!! E mi sono già iscritto, no?!!) vedo un rassicurante “sei già iscritto? Accedi”. Clicco con fiducia, arrivo al form di login, inserisco il nome utente (c’è infatti scritto “indirizzo di posta elettronica o nome utente”, posso scegliere) e... niente.

Con grande perseveranza, pari quasi alla mia fiducia, riprovo stavolta con l’indirizzo di posta elettronica e RIESCO AD ENTRARE!!!! Sono nel “sito di fruizione” (da qualche parte nel mio cervello ho anche pensato ma perché non hanno detto subito che si trattava di code.org?? Ero anche già iscritto, vabbè).

Ritorno al futuro

Ad ogni modo, dato che code.org un po’ lo conosco già torno su Programma il futuro, vado nei “Percorsi” e mi rendo conto che altro non sono che un menu di accesso alle attività di code.org (con una curiosa distinzione fra “Lezioni tradizionali” e “Lezioni tecnologiche”: “tradizionali” sta per “si possono fare anche senza computer”). Ok ho capito (e se leggevi bene capivi anche prima, mi direte. Ma io non leggo, clicco con fiducia): il sito di “Programma il futuro” è semplicemente la porta di accesso istituzionale a code.org e alle sue (ottime) attività (solo parzialmente tradotte in italiano). Il che va benissimo (la partnership con code.org è lodevole, come lo è l’iniziativa nel suo complesso), con un piccolo problema: un sito istituzionale dedicato all’insegnamento della programmazione – okay del "coding" – non può essere così farraginoso, verboso e impreciso.

Non posso non pensare alla digital tax di cui parla Massimo Mantellini e ai “250 siti web istituzionali tutti uno differente dall’altro e tutti scritti come si faceva 15 anni fa, ognuno con il suo ministero dietro, il suo webmaster, il suo fornitore di piattaforma che da anni difende, a colpi di relazioni e connivenze, il proprio orticello digitale novecentesco”.

Il coding non basta.

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Commenti

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    enardelli1

    23:37, 6 Ottobre 2015
    Gentilissimo,

    la ringraziamo per la correzione che ha fatto al suo post.

    La passione con cui portiamo avanti questo progetto ci aiuterà a fare sempre meglio. E a tale miglioramento contribuiranno certamente i migliaia di utenti che ci stanno sostenendo giorno dopo giorno, e ai quali va il nostro personale ringraziamento.

    Cordialmente

    Enrico Nardelli e Giorgio Ventre (coordinatori del progetto)
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    Franco Giovannini

    14:53, 5 Ottobre 2015
    Ringrazio i coordinatori del progetto per la loro articolata ed equilibrata risposta. Come ho scritto, l'iniziativa è lodevole e sul tema del coding tornerò in futuro.  Segnalare pubblicamente le imperfezioni del sito non significa sminuire il progetto, ma - proprio perché si tratta di "coding"  - sottolineare l'importanza di un'accurata revisione dell'artefatto che lo presenta e ne costituisce la porta di accesso. Capisco che non vogliate essere accomunati ai "250 siti" di cui parla Mantellini, e che nella sua genericità l'accostamento possa risultare ingeneroso. Però il senso della conclusione del mio articolo, "il coding non basta", è da intendersi in maniera letterale. Senza voler insegnare niente a nessuno, oltre al "coding" c'è (prima) il "design", è dopo c'è il "testing". A quest'ultimo, le metriche classiche assegnano, nel processo di sviluppo di un software, il 30% dell'effort complessivo. Perché? Perché programmare è un'attività complessa ad alto rischio di errore, e la verifica va fatta con accuratezza e metodo. E purtroppo di problemi la procedura di registrazione ne ha. La "pagina bianca" non la visualizzo con uno smarthpone o un tablet (dispositivi con i quali il problema comunque non sarebbe meno accettabile, dato che costituiscono ormai la sorgente primaria del traffico in molti contesti), ma con un normale browser Chrome versione 45.0.2454.101 m (la stessa cosa accade con Firefox 4.0.1) su un laptop equipaggiato con Windows 8.1, browser a tutto schermo. Se utile vi posso inviare un breve video esplicativo del problema. Per quanto riguarda la codifica della password invece, il fatto di riceverla indietro nella mail di conferma non implica che non sia criptata nel database, mi scuso di questa inferenza e correggo nell'articolo; rimane una buona pratica quella di non inviarla per mail ma da quanto leggo lo avete già corretto. Quanto al nome utente, code.org ne assegna automaticamente uno, da quel che posso vedere, composto da nome e cognome separati da un underscore. Se non è possibile sincronizzarlo con quello scelto in Programma il Futuro, allora forse meglio limitarsi a chiedere soltanto l'indirizzo email - ma è giusto un suggerimento..
    Mi fermo qui: andare oltre significherebbe fare considerazioni sul "design" e sui contenuti e non solo sul "testing". Ma - pur confermando l'impressione non positiva sulla riuscita del sito - sarebbe inopportuno e davvero non renderebbe giustizia al bel progetto - significativo, importante -  che con passione portate avanti.
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    rciaffone

    17:12, 3 Ottobre 2015
    Programma il Futuro è un progetto innovativo. E’ seguito con entusiasmo da alunni e genitori. Nell’introduzione e nella esecuzione non si sono riscontrate difficoltà di sorta. L’iscrizione, sia personale, sia degli alunni sia degli insegnanti che si affidano a me, sia dei genitori che puntualmente seguono i propri figli è stata intuitiva e semplice. Muro Lucano come altre scuole è stata una delle prime scuole ad iscriversi. Siamo stati seguiti e supportati (ho ancora tutte le mail conservate ! sono tante!). Certo ogni innovazione porta con se difficoltà che sono dettate il più delle volte dalla paura del “novo/sconosciuto/Tecnico”. Voler sminuire la portata del progetto risulta essere evidentemente una affermazione di parte e frutto di puro diletto senza cognizione di causa. Forse il successo di un progetto porta seco le “ire” di chi è restato fuori, di chi non è stato artefice. Alcune riviste “storiche” rappresentano la chiara situazione del “prima” del coding. Stanzialità, ripetitività, noia dei contenuti, scarsa e/o mancanza totale di innovazione. Ecco l’innovazione, l’apertura a nuove frontiere, orizzonti appena delineati rappresentano quella linfa che permette alla generazione che si affaccia di potere dire la propria contribuendo alla evoluzione di schemi che hanno dato il proprio apporto  ma che di fronte alle nuove conformazioni sociali, tecnologiche, scientifiche, didattiche segnano il passo e necessitano di un nuovo ardore che con il coding sicuramente si è avuto. Credo sarebbe bene che chi non ha saputo cogliere il contenuto ed il “respiro” del progetto di cui parliamo, case editrici  comprese, non  dovrebbe criticare a man bassa e scendere sul fondo del barile per infangare chi ha osato e portato la innovazione che stiamo vivendo. Ricordo le difficoltà e i tanti problemi irrisolti legati all’abbonamento ad una nota rivista della Giunti all’acceso ai contenuti digitali dei loro testi. Praticamente sono risultati per tutto il tempo irraggiungibili. I malcapitati librai sollecitati da noi insegnanti cercavano di fornire password che risultavano “impraticabili” e alla fine a di fronte alla evidente impossibilità si arrendevano e porgevano le prorpie scuse per un qualcosa di cui non avevano alcuna colpa. Le critiche arrivano puntuali solo ora. Forse perché rimanendo a guardare, non volendo cogliere/non credendo nel contenuto innovativo del progetto si è stati tagliati un po’ fuori dalla nuova frontiera lanciata. Concludo, nella mia qualità di insegnante, con un invito ai “detrattori di rito” a voler meglio porsi apprezzando un progetto ben riuscito e ad investire meglio le proprie risorse nell’affidare incarichi a persone competenti e visionarie che possano “svecchiare” le linee “guida” delle loro riviste di informazione didattica, preparare nuovi percorsi alimentando il “terreno” su cui si muovono di buone nuove e orizzonti costruttivi e condivisi.
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    adele dissini

    16:34, 3 Ottobre 2015
    ho fatto una fatica pazzesca a registrarmi anche io. e tanti miei colleghi si sono fatti un giro in "programma il futuro" e sono tornati a code.org (così fanno anche un po' di inglese con i bambini). questa la mia piccola, limitata esperienza e di quelli intorno. ben vengano dunque articoli come questi, che pongono all'attenzione di tutti problemi di tutti, e risposte tempestive come quella che è stata data. però gli insegnanti italiani - e a quel che leggo anche i genitori - hanno voglia di mettersi in gioco, di capire meglio, di studiare e di formarsi per formare. bisogna che anche dall'altra parte, da parte delle istituzioni e di chi ci lavora, ci sia voglia di capire, di venire incontro e di fare meglio. voglio essere ottimista… ho fiducia :-)  
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    nscalzi

    15:9, 3 Ottobre 2015
    "Come lei sa, in molti paesi evoluti, prima di criticare pubblicamente servizi e prodotti, ci si rivolge al servizio di assistenza". 
    In paesi ancora più evoluti si fanno le cose fatte bene. 
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    enardelli1

    15:48, 2 Ottobre 2015
      Gentilissimo la ringraziamo per il suo pezzo spiritoso e ricco di utili spunti, al quale rispondiamo in modo puntuale - e senza figure ;-) . Speriamo che leggerà tutto senza saltare direttamente alle conclusioni. Nel nostro progetto svolgiamo  dei monitoraggi costanti degli utenti per capire le difficoltà riscontrate. Solo il 2% degli oltre 8.000 iscritti ha riportato alcune difficoltà del processo di iscrizione, senza mai però fornire un’analisi dettagliata, dal momento che comunque ha completato l’iscrizione. Apprezziamo vivamente che abbia scritto su di noi anche se riteniamo che se ci avesse contattato direttamente, senza ricorrere ad un’esposizione pubblica, il servizio svolto avrebbe avuto una valenza di maggiore efficacia, scevra di personalismi. Come lei sa, in molti paesi evoluti, prima di criticare pubblicamente servizi e prodotti, ci si rivolge al servizio di assistenza. Purtroppo quanto lei dice è vero: le persone non leggono ma si limitano a cliccare. E poi non capiscono e sono confuse, col risultato che perdono più tempo loro e lo fanno perdere anche agli altri. Un tempo si diceva "prima di aprir bocca assicurarsi che il cervello sia connesso". Ora, quanto lei ha sperimento all'inizio della sua “avventura” (il link che non funziona) era un nostro tentativo spiritoso di rompere il ghiaccio. Ci rendiamo conto di non essere il massimo (altrimenti saremmo a Zelig!) però ci aspettiamo dalle persone che leggono un minimo di umorismo ed intelligenza. Quindi è ovvio che se il primo link non funziona, invece il secondo è attivo, e porta proprio dove dovrebbe portare, cioè al sito di fruizione (lo dice la parola stessa!). Ed è anche ovvio che non ci si può meravigliare più di tanto se il meccanismo rimane sempre scherzoso e non cambia dopo che uno si è iscritto (stiamo parlando di automatismi e non di persone!). Effettivamente il processo che stiamo gestendo è complesso (e qualsiasi suggerimento operativo è bene accetto) e richiede un minimo di partecipazione e di buona volontà da parte delle persone. Ci sono due siti (programmailfuturo.it e code.org), ognuno con la sua procedura di iscrizione, ma noi facciamo iscrivere gli utenti solo a quello italiano, gestendo poi direttamente l’iscrizione a quello di Code.org. In casi come questo possono verificarsi dei disallineamenti tra siti: si cerca di usare la tecnologia il meglio possibile ma le persone ci devono mettere del loro. In ogni caso il nostro approccio è piaciuto così tanto a Code.org che ci ha chiesto il permesso di replicarlo in molti altri paesi. Cosa che abbiamo fatto, dando loro il codice sorgente, col massimo spirito di apertura e di collaborazione e non perché “stiamo difendendo il nostro orticello digitale novecentesco”. Facendo una verifica abbiamo riscontrato che le istruzioni di iscrizione non erano allineate all'effettivo processo: grazie alla sua segnalazione le abbiamo modificate. Inoltre non inviamo più la password come promemoria per l'utente. La rassicuriamo comunque che abbiamo massimamente a cuore la sicurezza: le password sono memorizzate nel nostro DB in modo criptato (chiariamo per i non esperti che devono essere memorizzate altrimenti non potrebbero essere verificate). Quindi, meglio non essere affrettati nel fare considerazioni (“segno fra l’altro che non è neppure criptata nel database che la memorizza, alla faccia della security”) che si rivelano poi infondate e che possono generare preoccupazioni ingiustificate. La pagina bianca cui arriva dopo essersi registrato in realtà non è bianca, ma probabilmente ha usato uno smartphone o un tablet con una risoluzione troppo piccola e le informazioni sono andate a finire in basso. Non è colpa nostra il panico che viene suscitato dalla vista solo dei pulsanti “iscrizione studente” ed “iscrizione insegnante” sul sito di Code.org. Noi come progetto italiano abbiamo voluto consentire la partecipazione anche ai genitori. Saprà certamente che Code.org è una grande organizzazione indipendente dalla nostra con milioni di iscritti e penso che riesce ad immaginare che sia difficile convincerli a cambiare qualcosa perché glielo chiediamo noi. Certo, avremmo potuto spiegare nelle istruzioni anche questo dettaglio, ma se non si leggono i passi elementari non è utile fornire ulteriori spiegazioni. Stesso discorso vale per l’accesso col nome utente. Il “nome utente” di Programma il Futuro e il “nome utente” di Code.org sono diversi: potremmo spiegare anche questo nelle istruzioni ma vale la stessa motivazione di cui sopra. Le ribadiamo il ringraziamento per le parti utili del suo articolo. Tuttavia, dissentiamo fortemente dagli aggettivi che ha usato (“farraginoso, verboso, impreciso”), in quanto i nostri monitoraggi dicono proprio il contrario: ad esempio il 93,7% degli utenti trova i contenuti informativi del nostro sito adeguati o molto adeguati, 91,8% trova il Servizio di Supporto adeguato (vedi pag.18 di http://programmailfuturo.it/media/docs/Rapporto-monitoraggio-settembre-2014-gennaio-2015.pdf Non condividiamo altresì la genericità e gratuità dell’accostamento cui arriva nell’ultimo paragrafo ma ovviamente rispettiamo le altrui opinioni. Cordialmente Enrico Nardelli e Giorgio Ventre (coordinatori del progetto)