Letteratura e scuola contro le violenze di genere

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Letteratura e scuola contro le violenze di genere

La sopraffazione è un gesto che purtroppo si impara presto. In che modo la letteratura e la scuola possono educare al rispetto, contro la violenza di genere? Un dialogo con Federico Baccomo, autore di Woody

Alessandro Sanna per "Woody", di Federico Baccomo

Federico Baccomo, ex avvocato e giovane scrittore (classe 1978), ha pubblicato da poco per Giunti Woody, storia della violenza su una ragazza raccontata attraverso gli occhi e le impressioni del suo migliore amico, nonché unico testimone dei soprusi: un cane di razza basenij di nome Woody. Il libro, sperimentale nell'impostazione e nelle scelte stilistiche, ha il pregio di parlare in maniera diretta e insieme delicata della violenza contro le donne, un tema spesso trascurato, messo sotto silenzio oppure confuso dentro girandole di scuse e dibattiti che spesso nascondono la più banale evidenza.

Che cosa possono fare la letteratura e la scuola per educare al rispetto, alla conoscenza, contro la violenza di genere? Federico ci ha suggerito di tenere a mente, come insegnanti, educatori, genitori, un sapere da trasmettere ai bambini: "provocare dolore oggi vuol dire provocare dolore per sempre, non dobbiamo diventare piccole fabbriche di inferno". 

L'intervista

In questi giorni si torna a parlare con forza di violenza di genere. Lei poco tempo fa ha pubblicato un libro, Woody, che tratta appunto questo tema. In che modo, secondo lei, la letteratura può creare conoscenza sugli stereotipi e la violenza di genere e combattere queste derive?

La letteratura ha il potere di spalancare gli occhi del lettore. Più che personaggi, storie o colpi di scena, offre nuovi punti di vista attraverso cui guardare il mondo. Alla fine di un libro, il bagaglio emozionale si è arricchito di nuove capacità di comprensione dell'altro, comprensione che è il nutrimento dell'empatia, il sentimento su cui si fonda il rispetto e il riconoscimento che l'altro, chiunque altro, non è diverso da noi.

Nel suo testo, la vicenda è raccontata attraverso lo sguardo di un cane "amico" della protagonista, una ragazza curiosa e allegra che ad un tratto si spegne, vive un inferno. Potrebbe riassumere brevemente il plot della vicenda per i nostri lettori? E come mai ha scelto il punto di vista di un cane, e di tentare di mimarne la "lingua"?

Il libro, nel suo nucleo, racconta un piccolo atto di amore: l'amore silenzioso (e vero) di un cane che difende la sua padrona dall'amore urlato (e falso) di un uomo violento. Mi piaceva adottare uno sguardo e una voce semplici, sempre entusiasti e pronti a meravigliarsi a ogni momento della bellezza del mondo, proprio come nel caso di un cane. Quando in un mondo così fa irruzione il male, mi sembra che esploda con maggior evidenza l'assurdità del male, la necessità di combatterlo.

Lei di mestiere ha fatto a lungo l'avvocato. Ha incontrato storie con protagoniste donne offese? Che cosa ha imparato da queste storie? Che cosa potrebbero imparare da queste storie insegnanti e genitori?

In realtà ero un altro tipo di avvocato, mi occupavo di aziende ed economia. Ma purtroppo per incontrare certe storie basta vivere, e mi è capitato di avere persone a me molto vicine che hanno subito quel genere di violenza. Si capisce allora come sia stupido e riduttivo parlare di uomini innamorati, uomini gelosi, uomini malati, uomini pazzi. Sono uomini e basta, che conducono vite normalissime, eppure sono capaci di violenze terribili a cui non bisogna regalare l'alibi dell'amore, della gelosia, della malattia o della pazzia. Vanno trattati per quello che sono: criminali.

Quale ruolo ha, secondo lei, la scuola nella formazione di bambine e bambini, donne e uomini che coltivino il rispetto e la curiosità nello sguardo sull'altro, dentro le relazioni?

La scuola ha un ruolo grande, fondamentale, essendo il teatro delle prime vere relazioni dei bambini. La sopraffazione è un gesto che purtroppo si impara presto, è necessario provare a insegnare come ciò che ci appare debole o diverso o incomprensibile non è altro che una della infinte forme in cui si declina la vita, bisogna abbracciare quella forma non combatterla.

Il suo libro Woody può essere letto anche dai più giovani o più piccoli? Ha altri consigli di lettura per insegnanti e genitori che vogliono affrontare con i giovani i temi della violenza di genere e della lotta agli stereotipi culturali che la fanno nascere?

Ho scritto il libro pensando a un lettore come me, adulto, ma è stata una gran gioia scoprire che sono proprio i ragazzi (persino i bambini) ad avere colto con maggior intensità il cuore emozionale del testo. Mi son reso conto che forse alle volte facciamo l'errore di pensare che certi temi possano traumatizzare un giovane lettore. Invece Chesterton diceva: "Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, i bambini sanno già che i draghi esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi possono essere sconfitti". Ecco, insegnanti e genitori forse potrebbero cercare quei libri che, più di altri, mostrano la sconfitta del drago.

Le chiediamo per finire un piccolo regalo ai nostri lettori: un passo del testo Woody che consiglia particolarmente loro per formarsi e formare al rispetto.

C'è un momento in cui Woody, chiuso in una gabbia da cui si preparara a scappare, sente di nuovo la paura e capisce una piccola grande lezione che noi uomini prima o poi impariamo tutti. Dice: "Woody: capisce. Capisce che dolore: fa paura anche quando finisce. Dolore: diventa ricordo di dolore, e ricordo di dolore: fa tremare, e rende mondo più buio e più stretto". Dobbiamo capire che provocare dolore oggi vuol dire provocare dolore per sempre, non dobbiamo diventare piccole fabbriche di inferno.

Per saperne di più 

[Intervista a cura di E. Frontaloni]

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