Mindfulness oriented Meditation a scuola: consapevolezza e gentilezza

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Maggiore consapevolezza di sé e un atteggiamento di “amorevole gentilezza”: la mindfulness aiuta i bambini ad affrontare la vita scolastica con maggiore resilienza, purché sia praticata con saggezza. Di Adriana Molin. 

bambina mindfulness

Nicolò è un bambino di otto anni che frequenta la classe terza. La sua prima infanzia è stata segnata da un ritardo linguistico, poi completamente riassorbito. Tuttavia, quando ha iniziato a frequentare la scuola primaria, alcune difficoltà nell’apprendere a leggere e a scrivere si sono manifestate tanto da convincere l’insegnante di classe di trovarsi di fronte ad un bambino con probabile DSA e da segnalarlo alla famiglia, con esplicita richiesta di consulenza ad hoc. Contrariamente alle previsioni, non solo Nicolò ha imparato a leggere e a scrivere come tutti i compagni di classe sebbene con qualche accorgimento specifico, ma in ambito matematico ha raggiunto ottimi risultati – il migliore della classe -, così nell’espressione orale. Le difficoltà sono ora solo un ricordo, ma hanno lasciato segni dal punto di vista caratteriale e comportamentale. Nicolò è sempre stato un bambino volitivo, tenace, fisicamente ben piantato e con una motricità piuttosto vivace, ma socievole e ben disposto verso gli altri. Se questo suo carattere lo ha aiutato a fronteggiare le iniziali difficoltà a scuola, ora rappresenta quasi un ostacolo. Sta diventando impaziente nei confronti dell’insegnante e talvolta dei compagni e insofferente di semplici regole quali, per esempio, aspettare il proprio turno o alzare la mano per chiedere di parlare.
Sicuramente Nicolò non è un bambino facile, ha una storia difficile alle spalle che ha lasciato tracce nel modo di relazionarsi con l’insegnante e i compagni. Da un po’ di tempo ha preso l’abitudine di commentare a voce alta, con fare di sufficienza, i compiti svolti in classe affermando per es. “facile, lo abbiamo già fatto…” oppure di opporsi con forza alle iniziative altrui volendo seguire un suo particolare interesse. In famiglia sostiene che i compagni di classe sono lenti e lo stancano, che “la maestra non mi capisce, vuole che faccia i compiti come dice lei” e che “la scuola mi annoia”. Insegnante e famiglia sono preoccupate per Nicolò che in questo momento sta correndo il rischio di finire ai margini del gruppo per il suo modo di porsi. Si chiedono come aiutarlo affinché impari a smussare il suo carattere, a controllare il suo comportamento che, a tratti, diventa irritante.

Una tecnica antica con studi recenti

Come aiutare un bambino con le caratteristiche di Nicolò, brillante nell’apprendimento ma che, per storia e ricerca di autonomia personale, sta faticando ad accettare semplici regole di comportamento sociale? Tra le diverse possibilità offerte alla scuola, una tecnica, collaudata da tempo nel mondo anglofono con adulti problematici e dal 2000 anche con bambini, è la mindfulness, nella versione dei professori Fabbro e Crescentini dell’Università di Udine. Si tratta di un percorso di consapevolezza/meditazione che trae le sue origini da antiche pratiche orientali, quelle della cura e della crescita personale esercitate attraverso forme di osservazione (attenzione e concentrazione) centrate sul respiro, sulle varie parti del corpo e sulla mente, cioè sui pensieri che l’attraversano nel qui e ora. Si tratta di una via da percorrere i cui passi devono essere appresi e sui quali ci si deve allenare. S’impara un po’ alla volta un atteggiamento gentile verso se stessi e gli altri, s’impara a distinguere tra pensiero e azione e s’impara a vedere come cambia la mente nell’osservazione del presente. Che sia una tecnica utile anche in ambito scolastico è confermato dai risultati di una recente sperimentazione controllata, realizzata in una scuola del Friuli con bambini di 7-8 anni dal prof. Crescentini. Gli effetti - rilevati attraverso misure su attenzione, socialità, emozioni e comportamento- del training “Mindfulness Oriented Meditation (MOM)” contrapposto a uno diverso, evidenziano solo per il gruppo sperimentale MOM un miglioramento significativo dei livelli attentivi, una diminuzione dell’impulsività e dell’ansia, un miglioramento della socialità. La Mindfulness, quindi, appare una tecnica promettente per i risultati fin qui ottenuti, ma dobbiamo anche essere consapevoli che è una tecnica nata per il trattamento di adulti problematici e, pertanto, potenzialmente liberi di sceglierla, mentre in ambito scolastico è “imposta” dal docente. Inoltre usarla seppur adattata a scuola richiede in primis la propria disponibilità a mettersi in gioco, all’essere presente a se stessi e agli altri. Infine, come tutte le tecniche, non solo richiede competenze specifiche per poterla insegnare in modo efficace, ma e soprattutto la comprensione della sua essenza sia per valutarne la compatibilità col nostro gruppo classe sia per definirne gli obiettivi raggiungibili.
Sperimentare a scuola vie differenti per migliorare nei bambini la capacità di fronteggiare situazioni che potrebbero essere stressanti diventa un imperativo per quelli che presentano fragilità e un’agevolazione per tutti gli altri, tanto più che lo star bene a scuola è un obiettivo rilevante della scuola stessa, al centro di studi e ricerche per migliorarlo.

Per maggiori informazioni

Una lezione del professor Fabbro

Gentilezza per migliorare il clima scolastico

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